Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (159)

Domenica, 13 Agosto 2017 00:53

LA MIA CHIESA

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È domenica sera, il rombo del tuono è nell’aria, mentre fratello Vento si agita. La terra secca ha sofferto l’intensa calura del giorno. Il cielo si è velato e dietro a scure nuvole cariche di pioggia si è nascosto frate Sole. 

 

povertà

 

- “Francesco dove sei?

 

 

- “Sono qui accanto a te mentre parli con il Vento e lo accarezzi, mentre sorridi al Cielo e lo ringrazi per la benedizione della pioggia. C’era bisogno di questo temporale, e dell’acqua che ora serenamente cade”.

 

- “Francesco caro, sentivo la tua presenza questa mattina o forse ero io che ti cercavo”.

 

- “Quando l’amore unisce ci si cerca, e quando cerchi con il cuore ti muovi sempre nella direzione giusta. Questa mattina ti aspettavo davanti alla porta della Porziuncola. Era la prima volta che raggiugevi quel luogo.  Eri lì ma non sei voluto entrare, osservavi il gregge, chi entrava senza fede, chi entrava senza speranza, chi entrava in una chiesa che non sentiva più la sua. Per un po’ hai vibrato alla mia frequenza e poi ti sei lasciato risucchiare indietro. Non eri convinto di ciò che osservavi e non mi hai dato l’opportunità di spiegarti cosa stava accadendo”.  

 

 

- “È per questo Francesco caro che sono tornato questa sera, so tornare sui miei passi quando sento di aver lasciato qualcosa di incompleto o quando per una percezione limitata sbaglio e avverto il bisogno di chiedere scusa”.

 

- “Beh in effetti si tratta della prima ipotesi, qualcosa di incompleto. Questa piccola chiesa, come sai, è luce in pochi cuori. Pochi sanno amare come un dono. Pochi sanno difendere i più piccoli e gli indifesi. Pochi sanno cedere il proprio posto quando quel posto è un privilegio”.

 

- “Di quale privilegio intendi parlare Francesco caro?”

 

- “Del privilegio di servire! Oggi chi dovrebbe servire pretende di essere servito, chi dovrebbe donare elemosine passa tra i banchi della mia chiesa a raccogliere ciò che non gli appartiene, negando l’amore per sorella Povertà”.

 

- “Caspico Francesco vuoi stigmatizzare per correggere, vuoi riportare sulla strada che per tutta la vita hai seguito. Ma la tua strada e quella dei tuoi frati non è mai stata la strada del clero o per lo meno non di tutto il clero”.

 

-“Forse non hanno letto bene il Vangelo o forse non ne conoscono tutti i passi, o forse e credo sia così, leggono e interpretano per gli altri, dimenticando che in primis dovrebbero essere loro a dare l’esempio della corretta applicazione!”.

 

-“Francesco caspiterina, ti vuoi togliere molti sassolini!”

 

-“Non proprio, vorrei solo chiarire cos’è la mia chiesa e perché l’ho edificata dentro e non fuori. La mia chiesa è la Porziuncola e non la basilica di Santa Maria degli Angeli. Il mio pensiero va prima al povero, al bisognoso, all’indigente e all’ammalato. Non ho mai indossato preziosi abiti cerimoniali o posseduto suppellettili di valore. Ora vedo uomini confusi dal potere e incerti sulla parola di Dio”.

 

- “Francesco caro il tuo immenso amore può guarire e curare la chiesa esterna affinché la chiesa interna sia pulita, veramente pulita. Questo lo credo fermamente”.

 

- “Fratello caro fai suonare le campane di ogni chiesa, oggi è festa, risveglia le coscienze!”. 

Venerdì, 04 Agosto 2017 15:38

FRANCESCO E L'IMMUNITA' DI GREGGE

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È mattino e il desiderio di parlare con Francesco supera l’abulia, frammenti di volontà che questa torrida estate consuma. Lo raggiungo a La Verna, nel suo Silenzio, nella sua preghiera. Sento il suo amore avvolgermi e contenermi, quasi fossi per lui un figlio. Vorrei parlare ma rubo ancora preziosi istanti di silenzio, mentre Francesco si alza e mi abbraccia.

 

gregge

 

- “Benvenuto fratello mio, benvenuto figlio mio. In quest’ultimo periodo sei preso da tante attività, ma non smetti di pulire, di pregare, di amare. Per questo ti accolgo là dove la tua anima è più leggerà, quando abbandoni la mente e resti aggrappato ad un unico pensiero: l’amore per Dio”.

 

- “Grazie Francesco, mi hai dato un’infinità di strumenti per pulirmi, per non perdere mai la strada. Sei stato tu quella strada, irta e spinosa, ma sempre piena, ricolma d’amore. L’amore in te non si esaurisce mai. Sicuramente conosci il segreto per rinnovarlo sempre, per farlo sgorgare fresco come la prima fioritura di quegli alberi che a inizio stagione donano i frutti più teneri e delicati, le primizie del cuore”.

 

-“Sì è così fratello mio, conosco il segreto, mi è stato rivelato. Ho chiuso gli occhi ed era lì presente in ogni filo d’erba, cantato da usignoli e allodole, sfoggiato nello sbocciare di ogni fiore. Ora lo hai capito anche tu: la Presenza Divina è ovunque…, ovunque capisci?”.

 

Francesco ti sa stordire, trasmette alle parole la forza della vita. Non sono più parole vuote, inanimate o al contrario belle parole espressive. Sono parole vive, ti permettono di comprendere l’inesprimibile.

 

- “Francesco caro vorrei parlare con te del Risveglio e chiederti perché la parola di quella chiesa che tu hai ricostruito non si leva ancora alta ad indicare la via dell’amore, del grande che si fa piccolo e serve”.

 

- “Fratello mio, ancora ti confondi. La chiesa che ho ricostruito non è Roma e non è nemmeno la Porziuncola. La chiesa che ho ricostruito sei tu, siete voi. È in voi che vedo uomini e donne pronti al servizio, al vivere la fratellanza in Dio. Unitevi siate forti, non permettete più a nessuno di scrivere per voi le verità della fede, quando quelle verità tradiscono le parole del Vangelo e l’amore del Cristo”.

 

- “Mi è chiaro Francesco come si sia perduta la tua semplicità per vivere il potere, per arrogarsi il diritto di dire agli altri cos’è giusto pensare e fare. Il potere spirituale e il potere politico non servono più né l’umile né l’indifeso. È un triste spettacolo, dove i dormenti ascoltano ancora parole prive di verità”.

 

- “Fratello mio, volevi parlare di Risveglio, ci sei arrivato da solo! Mostri ciò che è sotto gli occhi di tutti, punti un faro sull’evidenza mentre i dormienti ancora non comprendono”. 

 

- “Grazie Francesco, sento il tuo coraggio, la tua forza, il tuo sprono. Potresti offrirci ancora qualche parola sul risveglio?”.

 

-“Sì certamente. D’ora in poi credete solo a ciò che vedete: il corretto parlare di Dio sia unito all’opera di un corretto agire. Dove il grande non diventa piccolo, dove il grande non si fa umile, là dove il grande ti impone la sua verità e moralità invece di condurti alla vibrante scoperta dell’amore, allora non credete! Il lupo si è travestito d’agnello. Troppi i lupi a cui avete prestato fede, troppi i lupi che vi hanno rubato la fede. Troppi gli agnelli che sono stati divorati dai lupi, troppi i greggi che seguono falsi pastori, troppi ancora i dormienti”.

 

- “Francesco caro, cosa li risveglierà?”.

 

- “L’amore per i figli, l’amore per i bambini. La fame d’amore che provano dentro di sé per il proprio bambino sarà la spinta versa l’amore di Dio. Continuate a nutrire quella scintilla. Tutto può chi crede in Dio”.       

Venerdì, 28 Luglio 2017 01:13

FRANCESCO E I VACCINI

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È mattina, incontro Francesco nel suo tugurio a Rivotorto. Poche capanne dismesse sorrette solo dalla disperata forza dell’amore. Anche qui le tracce della lebbra, i segni evidenti di chi dorme nel giudizio, di chi prega tra le prime file di una chiesa certo che il benessere possa far dormire tranquilla la coscienza. 

 

 

- “Francesco caro, sono diverse settimane che rimando questo incontro, che soffoco i miei dubbi. Ecco le parole di un’amica che chiedono il tuo conforto, chiedono l’immensità del tuo amore e soprattutto di trovare pace”.  

 

 

- “Caro Nicola buonasera! Volevo chiederti quale è il pensiero di Francesco sui vaccini e come dobbiamo comportarci? Sono molto preoccupata per la decisione di mio figlio e mia nuora che vogliono vaccinare mia nipote con tutte le vaccinazioni possibili e immaginabili. Desidero tanto una parola di conforto”.

 

vaccino bambino

 

Francesco sorride, non ha mai rifiutato una sola battaglia. Quand’era giovane ha indossato anche le armi, poi sono giunte le lotte dell’anima e infine le certezze dello spirito. Amica mia cedo a lui la parola, lo ascolto assieme a te. 

 

 

- “Figli amatissimi, sento un’eco lontana perdersi in me…  Fame d’amore e un profondo senso di respons-abilità! All’inizio ero solo ma con la voce di Dio dentro. I primi passi erano insicuri ma ciononostante sapevo cosa dovevo fare. Dovevo tutelare i miei figli, estendere l’amore oltre ogni confine. Il rischio era la morte. Dopo aver disconosciuto mio padre (l’autorità) lavoravo nella gioia per ricostruire la Sua chiesa, la consapevolezza del mio Essere divino. Una trave alla volta per edificare. Una trave alla volta da togliere dai miei stessi occhi e dagli occhi di chi pur non essendo cieco, non riconosceva nei fratelli lebbrosi, anime bisognose di infinito amore. Allora avevo a disposizione solo il mio cuore e potevo scegliere se aprirlo o lasciarlo chiuso, se amare o fuggire. Scelsi di baciare i lebbrosi, di abbracciarli, di condividere con loro il mio tugurio la paglia del mio giaciglio sapendo bene che a volte non c’era nemmeno quella”.

 

I pensieri di Francesco arrivano come un’onda travolgente che a volte è difficile contenere. La sua voce continua ad accarezzare l’anima e il suo conforto cresce in noi.

 

- “Francesco caro questa nostra conversazione mi apre nuove consapevolezze ti ascolto”.          

 

- “La cecità figli miei è cecità del cuore. È cieco il lebbroso ed è cieco chi lo allontana per paura. Io ho abbracciato il lebbroso e ho chiesto la carità ai fratelli ricchi per curare la loro lebbra. Ho vinto la paura del diverso, della malattia, del cancro che divora l’anima. Dunque dopo aver disconosciuto il padre ho riconosciuto solo l’autorità divina, il seme di Dio in me. In me ho ricostruito la sua chiesa. Entrate in me e guardate se trovate l’oro di abiti lussuosi o di preziosi calici. È questo l’oro che trovate? Procediamo. A piedi due volte sono andato a Roma per essere approvato, per essere amato e riconosciuto. Ho incontrato due papi. Te ne rammenti Chiara? Per ben due volte, sorella cara due papi sono venuti da te. In quel momento nel quale tu sorella amatissima continuavi la mia opera, quale autorità veniva riconosciuta? Era riconosciuta la chiesa come istituzione o era riconosciuto il tuo infinito amore per i nostri figli: l’umanità? Il corpo dei bambini, sorella mia è sacro, il corpo dei nostri figli è sacro, lo comprendi? Perché prima iniettate sostanze che distruggono il corpo e poi vi rivolgete a Dio chiedendo il miracolo della guarigione? Preservate la salute dei vostri figli quando stanno ancora bene, senza ricorrere a disperati, inefficaci e postumi palliativi. Molti di voi comprenderanno e faranno ammenda dei propri errori, molti di voi chiederanno perdono. Dio perdona tutti e abbraccia tutti nella Sua misericordia. E’ tempo di risveglio, di ribellione di fronte al sonno che ci coglie. Questa volta però seguite l’esempio di Chiara, siate voi l’autorità, e lasciate che il Santo Padre vi chieda perdono, non come per il popolo ebraico dopo averlo sterminato, ma prima che gli infanticidi si compiano. Vivete in pace, siate nella pace di Dio, nel suo immenso amore”.    

 

Chiara chiede la parola, una parola che squarcia l’anima:

 

“Cuore mio…

 

Dolcezza infinita…

 

Ricordi…

 

 

In me accoglievo

 

I tuoi occhi velati

 

Nuvole passeggere

 

Nuvole messaggere

 

Dal Padre a Te consapevolezze

Per il tuo immenso Io

 

Annullato nel VOI …per NOI

 

Nel Suo immenso amore”.

 

(La voce di Chiara d’Assisi è canalizzata da Marina Schettino)

Mercoledì, 28 Giugno 2017 00:42

ABBRACCIATE I BAMBINI

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È domenica pomeriggio, sono immerso in letture angeliche mentre la mia fiamma arde azzurra, azzurro cielo, limpida e bellissima. Mi sto muovendo verso Francesco che con la sua forte energia da conferma di presenza. Ondate impetuose chiamano al servizio, a un servizio d’amore. 

 

- “Ciao Nicola, ti scrivo perché ho bisogno di un supporto, un aiuto. Ricordi che da marzo mi sto prendendo cura di mia sorella?  Il suo stato d'anima non fa progressi, rifiuta ogni consiglio e cura, si è isolata dal mondo. A volte riesco a spronarla nell'uscire a passeggiare, la porto in mezzo alla natura, le faccio abbracciare gli alberi. Di notte quando la sento piangere esco con lei sul balcone e le faccio vedere il cielo pieno di stelle. Le dico che la vita è bella, di cogliere ogni cosa che Dio ci regala. Lei mi abbraccia e mi dice che sono il suo angelo. Nicola vorrei chiederti una cosa: lei quando venne da me, portò in casa tre piante di ulivo, piante a cui tiene tantissimo. Ho notato che da quando lei sta male anche le piante si sono sciupate. È brutto dirlo ma stanno morendo. Sembrerebbe quasi che sentano il suo stato d'animo. A me la cosa fa pensare! Qual è la tua opinione? Pratico l'Ho-oponopono tutti i giorni, prego Angeli e Arcangeli, il Divino che vive in me: ‘Aiutatemi. Mi dispiace, perdonami, grazie ti amo!’.

 

allattamento-gemelli

 

- “Amica cara, parlerò con Francesco di tua sorella e pregherò assieme a lui per voi. Poi ti farò avere le sue parole per voi! Ma perché piange tua sorella?”.

 

- “Le mancano i suoi figli Nicola”.

 

- “Sono stati affidati al marito, ora ricordo!”.

 

- “Bravo!”.

 

- “Ma sono vivi e per questo deve essere felice e ringraziare sempre Dio!”.

 

- “È quello che le continuo a ripeterle! Hanno l'affidamento reciproco ma non capisco come mai i figli non vogliono vederla è questo che la fa stare male. Un tassello mancante probabilmente c'è, qualcosa che non so, di cui non mi ha parlato”.

 

- “Sì amica mia, non abbiamo nessuna idea di quello che sta accadendo, possiamo solo pregare!”.

 

- “Vero!!! Grazie Nicola! Grazie!”.

 

È lunedì mattina, l’aria fresca della notte ha reso quella della mia casa più respirabile. Cerco dentro di me la strada che porta alla Vigna e soprattutto cerco la sua presenza. Il mio cuore sussurra Francesco, Francesco…

 

 

Mentre rileggo le parole scritte da questa amica, si apre con forza la memoria di un tempo, quelle stelle che sopra Assisi parevano non voler mai smettere di illuminare la notte, la buia notte della mia anima.

 

 

- “A volte quando mi mancava il coraggio era Chiara a sostenermi a ricordarmi che tutto era un dono di Dio, del Suo immenso amore. Allora ancora non comprendevo molte cose: la vita delle piante e la loro anima. Gli ulivi alberi sacri. Quando dissero a Chiara che forse non sarei tornato, che ero morto, le stelle sopra ad Assisi si spensero e gli ulivi, le piante che lei amava con tutta se stessa avvizzirono. Sottrarre i figli ad una madre, spegne la luce del cuore”.

 

- “Francesco caro possiamo portare parole di conforto a questo cuore, la disperazione è già troppa?”.

 

Francesco non parla è assorto nei suoi pensieri, vorrebbe correre da questa donna, raggiugerla abbracciarla, ma sente che la ferita che porta nel suo cuore è troppo grande, troppo profonda.

 

 

- “Genitori e figli, questo tema specchio del rapporto uomo/Dio ancora non è stato pulito, crea ancora profonde lacerazioni. Troppi figli accusano padri e madri, e troppi genitori alimentano rancori e odi verso i figli. Le separazioni accentuano poi le conflittualità. Le maschere che si indossano confondono le idee ai figli e i figli persi straziano l’anima ai genitori. Allora resti sola/o con te stessa/o, allora resti sola/o con le tue lacrime. Così Chiara sola con le sue lacrime stesa sul suo letto di sofferenza e malattia, mi ha aspettato per mesi e anni, insegnandomi il silenzio della preghiera. Ogni suo pensiero era rivolto a Dio, ogni suo respiro era in Dio. Ora il cielo di San Damiano non si è mai realmente spento e la preghiera le ha fatto accogliere il primo di molti figli abbandonati davanti al portone della sua chiesa. Non erano figli suoi ma li ha amati come tali, forse anche di più della vera madre. Comprendo quanto le mie parole siamo aride, dure e secche come il terreno su cui non piove da mesi, ma se invece di piangere raccogliessimo tutti assieme quei figli che Dio ci ha donato e che sono stati abbandonati davanti alla porta di Chiara, non darebbe forse questo un nuovo significato alle nostre vite?”. 

 

 

- “Sono spiazzato Francesco cosa vorresti farci capire?”. 

 

 

- “Abbracciate i bambini, ve ne sono ancora troppi che hanno bisogno di un padre e una madre, abbracciate i bambini! Un tempo a quei bambini veniva dato il nome di Fortunato e il loro cognome era Diotallevi. Oggi a questi bambini potete dare i vostri nomi, crescerli nelle vostre famiglie che diventeranno così realmente case di Dio. Che il Suo immenso amore vi benedica tutti e benedica i vostri figli”.

 

 

Francesco tace mentre si accende il cuore di Chiara:

“Anima cara

 

 

Il dolore costruisce eremi...

 

Inaccessibili...

 

 

Rivivere i ricordi...

 

 

Ripercorrere corridoi pieni di risa e di gioia ...

 

Bloccati

 

nel labirinto della mente ...

 

che quel luogo diventi accoglienza per gli ultimi …

 

 

Per i più piccoli … Per i dimenticati!

 

 

Mio Fratello ha parlato...

 

Mio Fratello mi ha onorato…

 

 

Nel Suo immenso amore”.

Domenica, 11 Giugno 2017 00:30

LA SACRA FIAMMA

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La giornata non sembrava una di quelle tipiche giornate estive, anzi tutt’altro! Pensavo a Francesco, se in mezzo a quelle nude rocce provasse freddo fino alle ossa, se il cibo gli fosse sufficiente e soprattutto mi chiedevo se soffrisse un po’ di solitudine, se gli capitava mai di sentirsi solo.

 

Qualcuno aveva preso a chiamarlo il giullare di Dio, ma quando il mio sguardo riusciva a scendere in profondità nei suoi occhi, il più delle volte mi accadeva di perdermi in un lago d’amore. Talvolta le onde di quel lago si increspavano e mi riflettevano un’anima silenziosa che cercava se stessa in Dio.

 

 

Quell’anno Francesco si era ritirato nel suo monte prima del solito; così senza perdermi d’animo decisi di andarlo a trovare. Mentre salivo l’aria si profumava della sua presenza e stormi di rondini mi accoglievano festose. Il loro canto è un dono che l’uomo moderno ha perso. Oggi i bambini non sanno più come cantano le rondini.

 

Di fronte a quell’accoglienza che sicuramente Francesco mi aveva mandato, sentii il mio cuore ricolmarsi di gioia e senza accorgermene sussurrai: “Francesco…”.

 

ioelui

 

Per un momento pensai a Chiara e piansi pensando a come avrei voluto che fosse assieme a me in questi momenti mentre, passo dopo passo, mi avvicinavo sempre di più a lui.

I profumi della montagna erano intensi e accompagnavano il mio inerpicarmi in quei sentieri, felice che di lì a breve avrei condiviso il pane e la parola di Francesco.

 

 

Quando lo vidi iniziai a gridare: “Francesco, Francesco…!”.

 

Lui girato di spalle, si voltò verso di me e amorevolmente sorrise. Se la bellezza dei fiori tocca l’anima, Dio ha dato lo stesso dono al sorriso di Francesco. Finalmente lo raggiunsi e le sue braccia mi avvolsero. Ringraziai Dio per quel momento di gioia, ringraziai Dio per tutto quello che traboccava dal mio cuore.

 

- “Francesco sediamoci, abbiamo tante cose da dirci, ho tante cose da raccontarti”.

 

- “Benvenuto fratello mio, vorrei giusto leggerti le ultime preghiere che ho scritto, gli ultimi canti della mia anima!”.

 

- “Francesco caro, ti ascolterò in silenzio per ore. Sazia la mia anima”.

 

 

Così la voce di Francesco risuonava fondendosi al canto delle rondini, al cinguettio di passeri e allodole. Quando Francesco ebbe finito di leggere gli chiesi se poteva parlarmi delle fiamme sacre e se fratello vento avesse il potere di agitarle, alimentarle o spegnerle.

 

- “Fratello caro, posso parlarti solo di ciò che già conosci perché l’hai scoperto e custodito in te. Ecco la fiamma, il fuoco divino, la scintilla che in te e in ogni altro fratello non potrà mai spegnersi perché manifestazione sacra del divino.

 

In pochi al momento attuale sono consapevoli di averla. Ciò che non vedi con gli occhi è l’essenza, per questo è stata celata alla percezione dello sguardo fisico. Sì fratello Vento la alimenta, perché seppure anch’esso è invisibile all’occhio umano può però essere percepito dalla pelle. Il suo movimento produce il canto dell’aria, quella voce angelica che muove le nuvole e le fa danzare nel cielo. Il vento increspa la fiamma.

 

Studia queste manifestazioni divine: quando si tratta di venti caldi o freddi, la direzione da cui provengono, capendo se il processo che creano è una rielaborazione del passato o la splendida creazione di un meraviglioso presente. Il vento agita il cuore, solo perché tocca la fiamma ed essa arde grazie all’olio nel quale è immerso lo stoppino. Gli avvenimenti della vita che crei, consapevole o meno del vento che hai avocato e dell’olio che hai prodotto nel frantoio della tua coscienza, sono in diretta relazione all’altezza e allo sviluppo della tua fiamma.

 

Queste poche indicazioni offrono un fertile terreno di studio, ma ti aiuterò. Seguirò i tuoi passi e darò conferma alle tue intuizioni. Per chi ancora non può vederla, consiglio di ascoltarla. Creare il silenzio interiore, affinché sia possibile percepirne il crepitio e gli effetti di questa fiamma sulla coscienza. Unite poi tutta la vostra comprensione sarà un cofanetto, lo scrigno di Chiara e delle sue sorelle. Abbiate pace”.

 

Ero immensamente grato a Francesco che con le sue parole aveva completamente spalancato il mio cuore. Così decisi di passare alcuni giorni con lui e restai suo gradito ospite.

 

 

***

 

NICOLA RACHELLO, maestro di Ho-oponopono del Semplice, sotto la guida di Francesco d'Assisi, offre la sua esperienza nel campo del cammino spirituale per aiutare in un incontro di channeling da cuore a cuore, da anima ad anima, le persone nel cammino spirituale, i ricercatori della luce cristica. 

Abbi fiducia, l'incontro individuale di un'ora, un'ora e trenta porta a pace e serenità nell'anima, aprendo a nuove prospettive di vita e amore. 

Mercoledì, 07 Giugno 2017 22:26

LA GRANDE QUERCIA

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La mia piccola sorella Chiara questa volta si fermò dinnanzi al nostro cancelletto e con uno sguardo di sostegno deciso preferì lasciarmi proseguire da solo. Dentro di me la imploravo di accompagnarmi ma conoscevo la sua risolutezza, quando era no, era no! Ora non chiedetemi perché sto già piangendo, perché non riesco più a trattenere le lacrime, forse Chiara lo sa, chiedetelo a lei. In alcuni passi della vita si è soli, ciononostante sono passi che vanno compiuti ugualmente.

 

Deciso bussai alla sua porta, lo cercai nel roseto pervaso ancora del suo profumo, lo cercai in tutta la vigna, Francesco sembrava sparito. Allora andai dritto verso la grande quercia, maestosa e libera di accarezzare il cielo. Francesco era lì, in tutta la sua semplicità, in quell’immenso amore che da sempre aveva la capacità di trasmutare le mie lacrime in pura gioia.

 

quercia

 

 

Lo chiamai dentro di me e mi proiettai verso di lui con fulminea gentilezza, in una fusione di cuori. Francesco percepiva anche il minimo fruscio della mia anima. Fuso nel tutto era uno in ogni cosa e libero da ogni cosa. Ripresi a piangere, sentivo il profumo del suo sangue quando mi stringeva tra le braccia e le sue mani mi accarezzavano il viso.

 

 

- “Francesco, Francesco caro, perché oggi non eri nella vigna?”.   

 

 

- “Fratello mio, ti ho aperto la vigna, affinché non fosse più un luogo bensì ovunque dentro di te. Non sarà più pensiero, ma respiro. Apriti al volo delle allodole che si posano gentili tra i rami di questa quercia, ascolta il silenzio della notte, tu e solo tu puoi decidere se fare o meno questo passo”.

 

Comprendevo profondamente le parole di Francesco e il perché Chiara non era venuta con me. In lontananza le campane di San Damiano suonavano a festa e intuii come presto anche lei mi avrebbe raggiunto. Vedevo quella finestra di cielo che Francesco mi indicava e capivo come da vero maestro, in lui non ci fosse più nessun io ma totale servizio, l’infinità umiltà della sua anima e uno sconfinato rispetto verso ogni forma di vita.

 

Forse aggiungere altre parole avrà il sapore della banalità, così chiedo a Francesco se per oggi è tutto o se vuole aggiungere ancora qualcosa.

 

- “Fratello mio, senti con quanta fatica si articola questo discorso, percepisci come quella parola non viene detta né da te né da me?”.

 

- “L’autoproclamazione non certifica nulla, è solo il Padre che dona e questo dono è sempre un dono d’amore e di servizio. Resta valida la via dell’amore, le parole che curano perché nate dalla compassione, dall’aver amato, benedetto e ringraziato per ogni respiro. Nella nuova vigna coltiva come valore la gentilezza: un animo gentile, un cuore gentile, parole e gesti gentili. Qualcuno forse fraintenderà ma chi vede malizia non è forse perché la porta dentro di sé? Un tempo frate Leone provava gelosia quando una donna si avvicinava a me, così gli ho insegnato a riconoscere amare e benedire i frutti delle sue memorie. Maturi cadranno a terra con naturalezza e nel suo cammino non porterà più nessun peso dell’ego”.

 

- “Grazie Francesco, rifletterò in silenzio”.   

Venerdì, 26 Maggio 2017 01:43

VIRILITA'

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Sono quasi le tre del pomeriggio e Francesco si fa sentire con la dolcezza che ha sempre avuto, con la pazienza che da sempre lo contraddistingue. È come un’onda azzurra, un respiro che mi attraversa e che mi annuncia il suo arrivo.

 

- “Ben trovato fratello Francesco, sono felice di non aver rimandato il nostro incontro, ci tenevo molto. Questa mattina ho avvertito il desiderio di parlare con te della virilità perché intuisco che non si tratta del classico argomento da uomini, per il quale darsi una pacca sulla spalla e sorridere compiaciuti, c’è molto di più”.

 

- “Fratello caro, lo so, hai intuito che c’è molto più, un intero universo!”.

 

- “Dai Francesco, parliamone!”.

 

virilità

 

Rapide si susseguono le immagini di San Damiano, di quell’unico abbraccio rubato, di quei momenti interminabili, in cui fratello Sole splendeva e lasciava vedere nella sua luce all’intero universo, ciò che entrambi provavamo, ciò che l’uno provava per l’altra. I nostri piedi erano nudi perché quel voto di povertà imponeva che ogni passo sarebbe avvenuto a piedi scalzi e nella gioia di nostro Signore. I rami di un ulivo portavano santità alle effusioni dei nostri cuori e in questo sentivo più casto e puro ciò che provavo per lei.

 

Questo è ciò che mi esprime l’energia energia di Francesco, ciò che mi trasmette il suo pensiero.

 

Prendo coraggio e mi rivolgo a Francesco:

 

- “Anche in quella occasione non sei riuscito a guardarla, hai chiuso i tuoi occhi e per un attimo ti sei ritrovato allodola o passero che volava libero nel cielo. Sei scappato anche dal suo abbraccio, cercando rifugio in un nido di pace”.

 

- È vero, fratello caro, quello è stato il primo impulso, trasformarmi in un passerotto per volare via. Ma le sue braccia mi stringevano e le mie mani poggiavano sul suo cuore del quale sentivo ogni più piccolo battito. Presto il mio viso si rilassò. Fu allora che compresi. Fu allora che mi arresi. Negli anni seguenti ho rivissuto milioni e milioni di volte, attimo per attimo, quei momenti. Così ho compreso il vero significato dell’essere virili. Virile è l’uomo che non fugge, l’uomo che resta in ciò che sta vivendo e provando, l’uomo che non si arrende”.       

 

- “Perché allora Francesco caro, rinchiudere Chiara e le sue sorelle tra le mura di san Damiano, perché cancellare il tuo amore per lei?”. 

 

- “Oh no, non è stato cancellato, un amore così non poteva essere cancellato. L’ho sepolto, l’ho offerto a Dio, perché quei tempi non riconoscevano ne permettevano nessun amore se non quello per Dio e amando Dio ho amato Chiara”. 

 

- “Dunque è virile solo un uomo che ama una donna?”. 

 

-“No, fratello caro. È virile ogni uomo che ama semplicemente, lasciando che fratello Sole illumini l’amore che vive facendolo risplendere”. 

 

- “Capisco Francesco, dunque non è una questione di sesso e neppure di sentimento, ma di entrambe le cose quando queste si fondono con la giustizia, il coraggio e la forza”. 

 

- “Fratello caro, molti pensano che gli uomini religiosi non possano provare l’energia che dà vita alla vita ovvero la sessualità. Si sbagliano. Maternità e paternità possono avvenire solo nella grazia dell’orgasmo divino e chi è sacerdote in Dio dovrebbe insegnare la sacralità di questo atto. Pulire l’energia sessuale dai pregiudizi, dalle percezioni limitate, dai non sensi è il terreno da coltivare nei vostri cuori”. 

 

- “Francesco caro, se è questo quello che ci chiedi, il vino che produrrà la tua vigna avrà il profumo della libertà autentica e dell’amore cosmico, il suo colore pulito risplenderà di pura luce cristica”. 

 

- “Celebrate ancora le nozze di Cana, che Cristo possa unirsi ancora alla sua Maddalena. Così è, grazie!”.

 

***

 

 

Chiara nella notte risponde a Francesco:

 

Francesco, allodola posata sul  ramo più alto...

Fiore prezioso...

irraggiungibile nella sua semplicità...

Sai come so...

Ogni sguardo fisso negli occhi del Maestro...

non potevi gradarmi

non potevi restare...

 

Lui che è luce accecante e illuminante...

Ci chiamava...

Occhi nei Suoi occhi...

Per sempre...

 

Nel Suo amore.

 

 

NB. La voce di Chiara è canalizzata da Marina Schettino. 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 11 Maggio 2017 17:09

ORGASMO

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Caro Nicola, ho riletto ancora la lettera e la risposta di Francesco intitolata UN UOMO. La domanda o riflessione che faccio è in generale e non per la mia situazione di adesso.

 

Francesco dice che se ti innamori del Padre, non potrai innamorarti più di nessun altro uomo o donna sulla Terra.  Però è vero o no che noi siamo su questa terra per imparare, amare noi stessi e gli altri ed essere felici? Pochi arrivano ad amare il Padre sopra ogni cosa e comunque non tutti prendono i voti.  Sembra che Francesco ci esorti ad innamorarci di ns. Signore, così da non dover amare nessun altro uomo o donna in modo "terreno". Questo allora non è in contraddizione con il crescere una famiglia e avere dei figli? Cosa che io considero sacra! Perché Francesco ci esorta ad un Amore così GRANDE se questo sembra fare a pugni con il sincero amore per un "umano" che ci spinge comunque a dare e ricevere amore. Non riesco a cogliere dove sta il confine tra le due cose. Perché sembra che ci spinga a scegliere l'Amore per Lui, se questo preclude l'altro amore? Sembra che siamo tutti esortati a restare "soli" nel senso di non accoppiarci e creare famiglie. Immagino di essere io a non cogliere qualche tassello ma a questo quesito mi piacerebbe veramente avere un chiarimento.  Grazie.

 

labbra

 

Sorella cara, anima luminosa, entra con me in questa splendida Vigna. Lì si apre un piccolo passaggio che porta al roseto, Francesco ci aspetta. Tiene in mano due colombe bianche. Sono simbolo di purezza, amore infinito e pace.

 

- “Francesco, Francesco…” il mio cuore nel vederlo sobbalza, un lungo abbraccio colma tutti i momenti che trascorro lontano da lui, dimentico della sua pace.

 

- “Come va Francesco? Mi commuove profondamente ogni nostro incontro e ti ringrazio di fare della tua famiglia anche la nostra, la mia. Grazie. Oggi ho portato con me due sorelle. La prima, colei che ha posto la domanda, la seconda l’amica di sempre, il cuore che con il mio lavora questa nuda terra ogni giorno, pota le tue rose, si graffia e ferisce ma non perde mai il sorriso”.

 

- “Benvenuti fratelli cari, che la gioia di nostro Signore sia con voi e vi doni la Sua pace. Mi allieta la vostra presenza. Permettetemi di accogliervi qui ogni giorno, in questo tempo e amore eterno, in questo luogo di semplicità, dove l’unico ostacolo per accedervi è unicamente un limite della mente, una memoria da cancellare. Il fuoco è acceso, le piante del bosco daranno colore e sapore a questo infuso in preparazione per voi. Così mentre l’acqua bolle avremo modo di parlare”.

 

- “Grazie Francesco… so che le tue parole non servono quando si è qui, ma ci aiuteranno nella vita quotidiana, nel cammino di ogni giorno”.

 

- “Iniziamo allora. La mente che non è ancora completamente rivolta a Dio, è confusa, vuole scindere, separare, dividere. Abbassa le frequenze, confonde e inganna. Il sesso è un dono di Dio e in questa occasione lo ribadisco. Come anime attirate la vostra stessa vibrazione, dunque anche l’esperienza del sesso si colloca esattamente lì, alla frequenza in cui vibrate. La vostra vibrazione è però nella stragrande maggioranza dei casi inconscia. Permettetemi di parlarvi ora individualmente.  Più bassa è la tua frequenza più debole è il tuo orgasmo e più inficiato dalla grande quantità di memorie che hai accumulato in materia di sesso. Più ti elevi a Dio, più il tuo orgasmo sarà pulito, libero da ogni contaminazione di pensiero, parola o azione. Chi è pronto aprirà la mente, lasciando volare via le sue ultime percezioni limitate e i dolorosi ancoraggi di un percorso umano. Tutto appartiene a Dio, il sesso è una delle manifestazioni della sua energia. Perché credi che nella Chiesa sia tema di ogni giorno curare quelli che vengo chiamati disturbi o devianze dei preti? Questa energia non è compresa e riconosciuta. La si rifiuta come non appartenente al mondo spirituale, ma nella vostra dimensione tutto è fuso assieme, corpo, mente, spirito e sessualità. Nessuna separazione. Solo percezioni limitate e limitazioni di pensiero per chi non comprende la potenza e la bellezza di questa energia. Dunque sorella cara, il tuo fraintendimento, se sono o meno favorevole alla famiglia, è anche in questo caso una percezione limitata. Elevare ogni pensiero a Dio non significa vivere una vita monastica o di clausura. Elevare a Lui tutti i nostri pensieri è il mezzo più rapido per purificarti e liberarti dalle scorie delle memorie passate. La vita è sempre in Dio. Ogni vita avviene in Dio. Dunque il tuo orgasmo sarà in Dio quando i tuoi pensieri saranno puliti e di pace. L’uomo che ti donerà questo orgasmo e ti sceglierà come compagna per i vostri figli dovrà dunque essere un uomo di Dio. Assapora le mie parole e lasciale decantare in te.

 

Eccomi ora a te amata sorella di questa novella vigna e di questo straordinario roseto, non nasconderti. Tu conosci la sessualità, conosci molte cose. A te affido questo compito: insegna a non condannare, insegna a benedire, ad accogliere, a sciogliere i nodi con i tuoi doni. Trasmuta con la luce che manifesti le pesanti memorie che tantissime anime portano con sé. Così facendo donerai anche a te stessa la gioia che è il servizio a Dio. Asciugo ogni giorno le tue lacrime e le benedico. Non sono più le lacrime amare che un tempo inaridivano queste rose. Ora sono lacrime di letizia. Oltre alle rose hanno fatto fiorire i gelsomini e i bucaneve ogni volta che in questi luoghi finiva l’inverno. Penso che per oggi possa bastare. Beviamo assieme ciò che ho preparato e poi mi congederò da voi”.

 

Non riuscendo più a trattenere le lacrime ci stringiamo tutti in un unico abbraccio con Francesco, ringraziandolo per le tazze che ci porge.            

 

Nota dell'autore: orgasmo, dal greco orgasmos essere pieno d’ardore, di voglia ardente.

   

Domenica, 07 Maggio 2017 22:56

IL SUSSURRO DI FRANCESCO

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La dolcezza di questo mattino accoglie le cure delle amorevoli mani di Francesco rivolte al Suo roseto. È maggio inoltrato, la stagione dei primi amori. Ogni singola pianticella di rosa risplende, ogni singolo fiore ricolma l’aria di soavi fragranze. Ogni singolo petalo è un capolavoro del Suo amore.

 

Entro piano piano, scorgendo Francesco chino sui fiori. Sta sussurrando frasi d’amore, soffia tenerezza sui novelli boccioli. Impellente avverto il desiderio di essere un petalo di quel magnifico fiore: la rosa.

 

Francesco mi ha insegnato a lasciarmi amare, a lasciarmi ammirare dal suo sguardo fatto di carezzare e incoraggiamenti per l’anima. Lui porta sempre l’amore divino, la gioia.

 

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- “Francesco caro, passo dopo passo realizzo la fatica e l’impegno quotidiano che sottendono a ogni scelta. La porta è stretta!  Talvolta Il mio ego si confonde, ricerca ancora valori in cui non credo più. In questi momenti la vicinanza di Chiara e di tutte le nostre sorelle, unita al tuo immenso amore, sono l’unica cosa di cui ho bisogno”.

 

- “Apri gli occhi fratello mio, guarda: non sei solo. Ogni giorno una sorella si risveglia, ogni giorno un fratello silenzioso cammina al tuo fianco. Vengono a chiederti un po’ di quell’acqua profonda che hai pescato e portato a fatica, in questo roseto. Allora rallegrati, perché se questi splendidi boccioli sono così rigogliosi e se molte rose sono già sbocciate, tutto questo è avvenuto anche grazie al tuo impegno. L’ego non potrà essere gratificato, ma la bellezza di questo roseto e il suo inebriante profumo saranno ciò che porterai sempre con te”.

 

Mentre scrivo queste frasi, il pc crea da solo una grande spaziatura tra ogni singola riga che vanamente cerco di sistemare.

 

-“Amato fratello, perché pensi che stia mettendo una lente di ingrandimento su ciò che scrivi? Ciò che scrivi non è più tuo, ciò che trasmetti non ti appartiene, tu puoi solo scegliere se condividerlo o meno”.

 

La scrittura di questo brano procede a rilento, così chiedo a Francesco se vuole dirmi qualcosa in particolare.

 

- “Sì fratello mio, volevo parlarti dei bambini. Quando è nato tuo figlio per pochi giorni hai potuto avvertire quel meraviglioso profumo di neonato. Una grande emozione, un’estasi olfattiva, qualcosa di concreto e reale. Allo stesso modo fratelli e sorelle che si uniranno al vostro amore avranno la stessa semplice fragranza, il profumo dei bambini, il profumo dell’innocenza. Questo profumo sarà la nota dell’anima, il DA, quel servizio che porterete nel Suo amore. Non tutti avranno questo tipo di profumo ma tu aiuta, indica il modo, mostra la via. Chi con l’onesta dei propri passi cerca il Suo amore, arriverà a questa fragranza”.

 

- “Grazie Francesco, quel profumo l’ho avvertito una sola volta nella mia vita, credo nelle tue parole. Ti ringrazio per tutti gli strumenti che ci offri per accogliere le anime semplici che vorranno avvicinarsi a noi”.

 

- “Fratello caro, quando queste anime giungono a voi sono già splendide rose ma non hanno ancora lasciato cadere le spine. Quando tendi la mano pungono, se offri il tuo aiuto, graffiano. Assieme lavoreremo affinché le vostre costanti e gioiose cure permettano loro di lasciar cadere le spine e il tuo amore crei e faccia espandere quella nuova e incantevole fragranza”.

 

- “Sì Francesco, il tuo insegnamento di oggi è pungente ma quanto mai necessario, grazie”.             

Venerdì, 05 Maggio 2017 20:56

UN MONDO ESTRANEO

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- “Caro Francesco, forse non appartengo più a questo mondo, non ne condivido più nessun valore e mi sento estraneo a tutto. Ogni cosa sembra infastidirmi e alienarmi da questa vita”.

Per chi potrebbe pensare all’inizio di una nuova lettera rivolta a Francesco, l’ennesima disperata richiesta d’aiuto, si sbaglia. Sono io questa volta a parlare con Francesco e parlo di me. La mia fiamma, da diversi giorni sprigiona l’azzurro: è il suo colore, il colore di Francesco.  Questo colore è per me un chiaro segnale: tempesta emotiva in arrivo. E’ difficile sostenere l’energia di Francesco, è difficile vivere costantemente con le lacrime agli occhi, per tutto ciò che si avverte dentro, eppure è così. Da diversi giorni sento qualcosa che mi scuote dentro, che spinge sulle pareti del mio cuore, facendomi sentire e vivere una vulnerabilità estrema. Sono le sue fiamme, tutto ciò che di lui vibra dentro di me. Pensavo di essere un privilegiato, e so di esserlo, ma contenere una forza d’amore grande come la sua, non è storia di tutti i giorni.

 

amore estraneo

 

- “Francesco caro, per quanto vuoi lasciarmi continuare questo monologo da solo?”.

 

- “Amico mio, fratello mio, ammiro tutto ciò che sei. Ammiro tutto ciò che hai compreso di essere: l’infinito in un corpo finito, Dio nel corpo di un uomo. Quante volte il Padre ha prestato ascolto ai lamenti del cuore dei suoi figli e ora, con grande umiltà, presti il tuo cuore per accogliere i turbamenti e la disperazione, di chi sta naufragando nella vita. Stai facendo ciò che insegna Un Corso in Miracoli, stai vivendo mille Conversazioni con Dio, stai offrendo la tua vita al prossimo e nel contenere tutto questo, vorresti illuderti di non restarne scosso, di non sentirti agitato dentro. Piccolo fratello in questo ti sei sbagliato.  Quando hai offerto a Chiara e me la tua vita, non potevi sapere cosa avresti contenuto. Ora cominci ad averne una lontana idea. Curare il nostro prossimo con ogni mezzo: con l’amore, con le parole, con le mani, con la dolcezza del cuore. E poi sopraggiunge forte il desiderio di scappare: ecco allora i miei viaggi, le terre lontane, la fuga da me stesso, la fuga di un uomo da un uomo. Eppure più lontano fuggivo, più Dio mi chiamava a sé. Più lontano fuggivo, più Dio mi indicava dentro, la strada verso casa. Comprendi allora perché sei un piccolo uomo? Comprendi l’infinito progetto che Dio ha per te?”.

 

- “No, Francesco caro, non comprendo ancora. Forse sarò deriso e preso per pazzo. Quando tutto tace, c’è solo l’infinita dolcezza della voce di Chiara, che come una madre accoglie quel figlio che non ha mai avuto, un bambino lasciato nudo, davanti al portone di san Damiano”.       

 

- “Benedici allora questa tua condizione, perché assieme a Chiara avrai mille altre madri, le sue sorelle. Queste sorelle che hanno abbracciato la vita in Dio, e che cercando Lui hanno trovato te”.

 

- “Grazie Francesco, dovrei meditare una vita intera, sul significato profondo di ogni tua parola. Aiutami a tener fede all’impegno preso, aiutami a far ardere una piccola scintilla della tua fiamma, nel cuore di chi incontro o di chi si rivolge a me, per trovare il tuo conforto e la tua benedizione”.

 

- “Conosci bene le mie parole di un tempo: Il Signore ti custodisca e di dia pace, il Signore rivolga a te il Suo sguardo e ti benedica. Va in pace, cammina in pace come frate Leone, come fratello Lupo, come fratello Agnello. Comprendi come questa pace non fosse solo per frate Leone e oggi è più valida di ieri. Nel cuore umano è cresciuta la gelosia, la rabbia e la competizione. Molti si professano Suoi messaggeri e poi negano l’umiltà, il servizio al prossimo, l’essere ultimi. Dimenticano le sommesse parole di Chiara: “Non per me Signore, non per me…” e cercano il trionfo dell’ego, denaro, abiti rappresentativi e musiche trionfanti dove il canto dei bambini si è perso. Non è più un dolce sentire. Comprendi allora perché devo scuotere il tuo cuore, perché questa fiamma deve restare pura?”.  

 

- “Si lo comprendo Francesco, grazie”. 

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