Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (162)

Mercoledì, 27 Settembre 2017 12:02

LE VERITA’ E LE LACRIME DI FRANCESCO

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Alcune richieste aspettano di essere evase ma oggi, giorno del mio compleanno, egoisticamente penso un po’ a me e alla gioia che accoglie il mio cuore nell’intima conversazione con Francesco. La sua presenza si fa sentire, tocca già la mia anima, scuote.

 

- “Francesco caro, cosa hai provato quando il buon vescovo ti ha ricoperto con il suo ricco mantello e invitato ad entrare?”.

 

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- “Fratello mio, sento che posso aprirti il cuore e lasciare che la mia anima si alleggerisca. Il gesto del vescovo è stato un gesto di compassione ma anche di profonda inconsapevolezza. Come si può negare la bellezza dell’opera di Dio, il tempio che accoglie l’anima, la nudità del corpo? Ecco la schiavitù vera della chiesa: la morale.

 

 

Come può l’uomo di Dio diventare un crociato, combattere seminando morte e distruzione? L’arma di Dio è l’amore, quell’amore che la chiesa ha volutamente dimenticato, occultato e infangato.

 

 

La guerra che compie oggi la chiesa è molto più subdola e meschina. È una guerra contro la libertà del pensiero, contro l’amore verso Dio. Nella mia vita da eterno pellegrino ho sempre dormito nella nuda roccia, ho sempre pregato Dio nella libertà della mia anima. Nessun prete, nessun dogma ad ostacolare il mio volo. Il mio canto è sempre stato libero, dedicato esclusivamente a Dio”.

 

- “Allora Francesco caro recandoti dal papa sei caduto dalla padella nella brace?”.

 

- “Più che nella brace direi tra i carboni ardenti. L’innocenza sciupata, il candore trattato con sufficienza e piegato a interessi temporali. Allora è successo ciò che ad un’anima bambina, la mia, accade ancor oggi a migliaia di bambini. Le anime dei bambini sono pure e innocenti. Le parole di Gesù lo ricordano: chi fa del male ai bambini, non sarà perdonato.

Eppure ancor oggi profanano questo tempio e violano l’innocenza dei bambini. Quanto dolore all’interno di una chiesa che non è più la mia, che non è più sana, che occulta e nasconde trasgressioni di prelati ed ecclesiastici. Eppure non è questo il male minore”.

 

- “Ti ascolto Francesco, continua”.

 

- “Il male della chiesa è nel voler controllare il pensiero e la sua libertà. Fin dal primo uomo che Dio creò, Adamo, la voce di Dio era nell’uomo, udibile alle sue orecchie e al suo cuore, che in questo modo poteva distinguere l’amore da ciò che non lo era. Poi venne qualcuno che disse, tu non puoi parlare con Dio è una cosa che posso fare solo io. E l’innocenza del bambino fu violata. Di questa tremenda bugia l’uomo è stato schiavo per millenni. Molti fratelli ancora lo sono. L’amore oggi ci richiede di estinguere questa sete atavica e di smettere di credere a queste bugie. Chiunque può parlare direttamente con Dio, chiunque può farlo. Fratello caro toglimi questo fardello che ho portato per troppo tempo, restituisci la libertà a se stessa!”.

 

Sulle guance di Francesco scorrono le prime lacrime. Gli hanno sempre impedito di vivere con poche regole, quelle frasi scritte nel vangelo. Doveva essere approvata una regola, quella regola che non era più parola di Dio ma parola dell’uomo.

 

- “Francesco comprendo il tuo dolore e ti aiuterò a scioglierlo. Nella mia tasca un piccolo pezzo di lino con il quale cerco di asciugargli le lacrime. Ma mentre la mia mano si avvicina al suo viso, con la sua egli afferra il mio braccio e lo porta con dolcezza verso di se. Sopra la mia mano la sua, mentre mi trasmette un gesto che cura, perdona e solleva il cuore.  

Lunedì, 18 Settembre 2017 15:42

LE NON FIAMME

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Un settembre atipico, con molte piogge, segna anticipatamente la conclusione di un’estate altrettanto atipica e torrida. Francesco con me ha dimostrato molta pazienza. Mi ha lasciato crescere e percepire nuovi stimoli affinché fossi pronto per una nuova consapevolezza dell’Io.

 

Oggi mi cimento con lui su qualcosa che si percepisce nel visivo e che dunque non necessita di parole per vivere. È la consapevolezza della sacra fiamma.

Lo invito nel mio silenzio, nella fame che ho del suo amore.

 

Francesco sorride, comprende, annuisce.

 

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- “Spezza il pane, condividi”. Stranamente non ha aspettato le mie parole, il suo invito è stato diretto e perentorio.

 

- “Pretendi molto da tutti vero Francesco?”

 

-“No, pretendo molto da te”.

 

Volevo nascondermi e come al solito proteggermi nel collettivo, ma per Francesco non esiste il gruppo, esiste l’individuo, i suoi valori etici, la sacralità della sua parola. Decido allora di uscire allo scoperto. In me sta maturando una nuova visione del mondo. Francesco conosce benissimo in quanti abbiano donato la vita per difendere la libertà di tutti, anche dei dormienti. I nostri nonni hanno difeso un paese che oggi ha ancora bisogno di essere difeso e amato.

 

- Fratello caro, so che se oggi sei qui è perché vuoi conoscere qualcosa sulle ‘non fiamme’, sui dormienti, vuoi che ti insegni come risvegliarle.

 

- “Sì Francesco, ti chiedo aiuto e amore”.

 

- “Il gregge che entra in quella chiesa, che non è la chiesa che ho ricostruito, mangia un foraggio che non è più sano. Falsi pastori inquinano le menti umane con pensieri di falsità e bugie. In questo modo la fiamma dell’Io trascolora e si spegne. Chiedetevi sempre in quale chiesa state entrando prima di farlo: è la chiesa del pregiudizio e della falsità? È la chiesa che raccoglie le vostre elemosine per poi utilizzare quei soldi per fabbricare armi? O siete voi stessi, uomini e donne nudi di fronte a Dio?”.

 

- “Francesco caro, ogni giorno mi stupisco di quanto siano numerosi i dormienti, ma so anche che tu abbracci tutti, che non rifiuti a nessuno il tuo amorevole abbraccio. Allora ti chiedo, aiutami a risvegliare queste sorelle e questi fratelli che nella loro zona di confort dormono il sonno del gregge”.

 

- “Lo farò fratello caro, lo farò assieme a te! Sei già consapevole che l’energia non conosce confini, non si arresta davanti a un muro o a una parete. Accogli tra i fratelli e le sorelle di Francesco quanti vorranno essere al servizio di questo risveglio planetario e fornisci istruzioni precise su come fare. Già conosci, già sai, procedi in quella direzione e avanza sicuro”. 

 

Francesco sorride, passa la sua mano tra i miei capelli e mi benedice. Poi riprende a parlare.

 

-“Non ho mai voluto diventare un sacerdote. Dio mi ha donato quella fede che ha smosso le montagne, aperto i mari e i cuori. Lascia fare il prete a chi sente questa vocazione, purché sia nella purezza del cuore e nella gioia. Non è questo il tuo compito. Mi hanno chiamato Padre Serafico, perché i serafini parlavano al mio cuore, perché la loro fiamma brillava nei miei occhi. È dagli occhi che si accende la fiamma. Ora che sei pronto osserva senza distogliere lo sguardo e mentre osservi riempi d’amore ogni cosa e quel recipiente sacro che è l’anima che incontri. Quando la lampada sarà ricolma d’olio allora la tua scintilla farà nascere la fiamma che brucerà in eterno, perché il fuoco sacro, la fiamma sacra non si spegnerà mai”.

 

- “Francesco caro, mi congedo da te, sento il profumo della verità che mi hai trasmesso, la forza e il coraggio di abbracciare ancora la vita, grazie”.         

Sabato, 26 Agosto 2017 22:16

L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU'

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Francesco era lì, profumava amore e tenerezza. Più impaziente che mai mi affrettai per raggiungerlo. Il mio cuore sapeva che in lui tutto si calmava, che in lui tutto trovava pace. Fu forse per questo che accellerai il passo, la mia anima aveva sete di lui.

 

- “Ben trovato amico caro, ben trovato fratello mio”.

 

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Dopo il suo saluto le nostre anime restarono in silenzio e ci fu un attimo di eternità fra di noi. Non parlavo, lasciavo che Francesco mi assorbisse nel suo mondo, che lui diventasse ogni cosa in me.

 

Quando riaprii gli occhi Francesco mi guardava dolcemente, immerso nel sempre, immerso nel tutto. Aveva appagato ogni mia domanda, rimesso al silenzio ogni mia questione. 

 

 

- “Perché mi hai chiamato Francesco caro?”.

 

- “Dio chiama sempre, la Sua voce è eco in tutto il creato. Ti ho chiamato per parlare con te della regola, ciò che soffoca il cuore dell’uomo per imprigionarlo nelle oscure prigioni della mente.

 

Il Cristo ha dato una sola regola l’amore.

 

L’uomo invece continua a darsene milioni e milioni; leggi che lo portano lontano anni luce dall’amore divino o semplicemente dall’amore umano. 

 

Quante regole ancora in quella chiesa che in molti hanno distrutto e pochi ricostruito in sé. Una chiesa fatta ancora di precetti e divieti.

 

Questo proliferare di mille regole ha tolto all’uomo il bisogno di pensare. Non serve più pensare. È già scritto cosa devi pensare, qualcuno ti ha già detto cosa devi dire e altri ti hanno già programmato per come devi amare.

 

Sei scivolato nel sonno profondo dell’anima. Il mio impegno per ridestarti è costante. Scardinare le tue regole, quelle che ti sei auto imposto prima ancora di accettare l’unica vera regola, quella dell’amore.

 

Non riuscivi a distinguere l’impulso che sentivi dentro dalle regole dell’amore violato e profanato.

 

La mia chiesa è profanata da chi vi entra senza amore, pieno di orgoglio e vanità, sicuro di essere un buon credente ma con il cuore arido.

 

Lì la terra non dà più buoni frutti. Assieme potete ripartire da qui, da questo preciso punto.

 

Togliete tutte quelle regole che addormentano invece di risvegliare. Suonate le campane a festa. Una chiesa nuova dove nessuno si arroga il diritto di possedere l’unica e autentica verità e rivelartela.

 

Pensi forse che il tuo cuore non possa distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Non c’è nessuno che possa assolvere questo compito per te.

 

Ogni figlio ha il diritto di sbagliare, di fare esperienza ma se hai risvegliato la sua coscienza invece di addormentarla quegli errori saranno benedetti dal Padre perché serviranno a costruire un uomo nuovo, una donna nuova, i figli della Nuova Assisi.

 

Non ho precetti né regole da darvi ma vi posso fornire gli strumenti della riconciliazione, del perdono, della pazienza e dell’umiltà.

 

La meditazione dell’amore nel puro silenzio, la contemplazione in te del principio divino, oh quanti miracoli ha posto in noi il Padre!

 

Ricordatevelo è amato tanto il primo genito quanto il figliol prodigo ma è in onore di quest’ultimo che il Padre imbandisce la tavola più suntuosa e proclama festa anche tra i suoi più umili servitori.

 

Cosa ci spingerà allora a rinnovare questa festa?

 

Il tuo ritorno al cuore, il vostro ritorno al cuore. Nessuna regola, il senso della giustizia, l’impulso all’amore lo porti dentro, seguilo ascoltalo e per te ci sarà sempre il banchetto più grande, la festa più magnifica non solo nella tua casa, ma in tutto il regno in tutto il creato”.

 

- “Francesco caro mediterò con te e vivrò nel tuo respiro imparando ogni giorno la tua disobbedienza. Come te disubbidiente per amore. E così è!”.

 

- “Così è fratello mio, desidero per te la dignità di uomo e figlio di Dio! Disubbidisci per amore!”.  

Domenica, 13 Agosto 2017 02:53

LA MIA CHIESA

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È domenica sera, il rombo del tuono è nell’aria, mentre fratello Vento si agita. La terra secca ha sofferto l’intensa calura del giorno. Il cielo si è velato e dietro a scure nuvole cariche di pioggia si è nascosto frate Sole. 

 

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- “Francesco dove sei?

 

 

- “Sono qui accanto a te mentre parli con il Vento e lo accarezzi, mentre sorridi al Cielo e lo ringrazi per la benedizione della pioggia. C’era bisogno di questo temporale, e dell’acqua che ora serenamente cade”.

 

- “Francesco caro, sentivo la tua presenza questa mattina o forse ero io che ti cercavo”.

 

- “Quando l’amore unisce ci si cerca, e quando cerchi con il cuore ti muovi sempre nella direzione giusta. Questa mattina ti aspettavo davanti alla porta della Porziuncola. Era la prima volta che raggiugevi quel luogo.  Eri lì ma non sei voluto entrare, osservavi il gregge, chi entrava senza fede, chi entrava senza speranza, chi entrava in una chiesa che non sentiva più la sua. Per un po’ hai vibrato alla mia frequenza e poi ti sei lasciato risucchiare indietro. Non eri convinto di ciò che osservavi e non mi hai dato l’opportunità di spiegarti cosa stava accadendo”.  

 

 

- “È per questo Francesco caro che sono tornato questa sera, so tornare sui miei passi quando sento di aver lasciato qualcosa di incompleto o quando per una percezione limitata sbaglio e avverto il bisogno di chiedere scusa”.

 

- “Beh in effetti si tratta della prima ipotesi, qualcosa di incompleto. Questa piccola chiesa, come sai, è luce in pochi cuori. Pochi sanno amare come un dono. Pochi sanno difendere i più piccoli e gli indifesi. Pochi sanno cedere il proprio posto quando quel posto è un privilegio”.

 

- “Di quale privilegio intendi parlare Francesco caro?”

 

- “Del privilegio di servire! Oggi chi dovrebbe servire pretende di essere servito, chi dovrebbe donare elemosine passa tra i banchi della mia chiesa a raccogliere ciò che non gli appartiene, negando l’amore per sorella Povertà”.

 

- “Caspico Francesco vuoi stigmatizzare per correggere, vuoi riportare sulla strada che per tutta la vita hai seguito. Ma la tua strada e quella dei tuoi frati non è mai stata la strada del clero o per lo meno non di tutto il clero”.

 

-“Forse non hanno letto bene il Vangelo o forse non ne conoscono tutti i passi, o forse e credo sia così, leggono e interpretano per gli altri, dimenticando che in primis dovrebbero essere loro a dare l’esempio della corretta applicazione!”.

 

-“Francesco caspiterina, ti vuoi togliere molti sassolini!”

 

-“Non proprio, vorrei solo chiarire cos’è la mia chiesa e perché l’ho edificata dentro e non fuori. La mia chiesa è la Porziuncola e non la basilica di Santa Maria degli Angeli. Il mio pensiero va prima al povero, al bisognoso, all’indigente e all’ammalato. Non ho mai indossato preziosi abiti cerimoniali o posseduto suppellettili di valore. Ora vedo uomini confusi dal potere e incerti sulla parola di Dio”.

 

- “Francesco caro il tuo immenso amore può guarire e curare la chiesa esterna affinché la chiesa interna sia pulita, veramente pulita. Questo lo credo fermamente”.

 

- “Fratello caro fai suonare le campane di ogni chiesa, oggi è festa, risveglia le coscienze!”. 

Venerdì, 04 Agosto 2017 15:38

FRANCESCO E L'IMMUNITA' DI GREGGE

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È mattino e il desiderio di parlare con Francesco supera l’abulia, frammenti di volontà che questa torrida estate consuma. Lo raggiungo a La Verna, nel suo Silenzio, nella sua preghiera. Sento il suo amore avvolgermi e contenermi, quasi fossi per lui un figlio. Vorrei parlare ma rubo ancora preziosi istanti di silenzio, mentre Francesco si alza e mi abbraccia.

 

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- “Benvenuto fratello mio, benvenuto figlio mio. In quest’ultimo periodo sei preso da tante attività, ma non smetti di pulire, di pregare, di amare. Per questo ti accolgo là dove la tua anima è più leggerà, quando abbandoni la mente e resti aggrappato ad un unico pensiero: l’amore per Dio”.

 

- “Grazie Francesco, mi hai dato un’infinità di strumenti per pulirmi, per non perdere mai la strada. Sei stato tu quella strada, irta e spinosa, ma sempre piena, ricolma d’amore. L’amore in te non si esaurisce mai. Sicuramente conosci il segreto per rinnovarlo sempre, per farlo sgorgare fresco come la prima fioritura di quegli alberi che a inizio stagione donano i frutti più teneri e delicati, le primizie del cuore”.

 

-“Sì è così fratello mio, conosco il segreto, mi è stato rivelato. Ho chiuso gli occhi ed era lì presente in ogni filo d’erba, cantato da usignoli e allodole, sfoggiato nello sbocciare di ogni fiore. Ora lo hai capito anche tu: la Presenza Divina è ovunque…, ovunque capisci?”.

 

Francesco ti sa stordire, trasmette alle parole la forza della vita. Non sono più parole vuote, inanimate o al contrario belle parole espressive. Sono parole vive, ti permettono di comprendere l’inesprimibile.

 

- “Francesco caro vorrei parlare con te del Risveglio e chiederti perché la parola di quella chiesa che tu hai ricostruito non si leva ancora alta ad indicare la via dell’amore, del grande che si fa piccolo e serve”.

 

- “Fratello mio, ancora ti confondi. La chiesa che ho ricostruito non è Roma e non è nemmeno la Porziuncola. La chiesa che ho ricostruito sei tu, siete voi. È in voi che vedo uomini e donne pronti al servizio, al vivere la fratellanza in Dio. Unitevi siate forti, non permettete più a nessuno di scrivere per voi le verità della fede, quando quelle verità tradiscono le parole del Vangelo e l’amore del Cristo”.

 

- “Mi è chiaro Francesco come si sia perduta la tua semplicità per vivere il potere, per arrogarsi il diritto di dire agli altri cos’è giusto pensare e fare. Il potere spirituale e il potere politico non servono più né l’umile né l’indifeso. È un triste spettacolo, dove i dormenti ascoltano ancora parole prive di verità”.

 

- “Fratello mio, volevi parlare di Risveglio, ci sei arrivato da solo! Mostri ciò che è sotto gli occhi di tutti, punti un faro sull’evidenza mentre i dormienti ancora non comprendono”. 

 

- “Grazie Francesco, sento il tuo coraggio, la tua forza, il tuo sprono. Potresti offrirci ancora qualche parola sul risveglio?”.

 

-“Sì certamente. D’ora in poi credete solo a ciò che vedete: il corretto parlare di Dio sia unito all’opera di un corretto agire. Dove il grande non diventa piccolo, dove il grande non si fa umile, là dove il grande ti impone la sua verità e moralità invece di condurti alla vibrante scoperta dell’amore, allora non credete! Il lupo si è travestito d’agnello. Troppi i lupi a cui avete prestato fede, troppi i lupi che vi hanno rubato la fede. Troppi gli agnelli che sono stati divorati dai lupi, troppi i greggi che seguono falsi pastori, troppi ancora i dormienti”.

 

- “Francesco caro, cosa li risveglierà?”.

 

- “L’amore per i figli, l’amore per i bambini. La fame d’amore che provano dentro di sé per il proprio bambino sarà la spinta versa l’amore di Dio. Continuate a nutrire quella scintilla. Tutto può chi crede in Dio”.       

Venerdì, 28 Luglio 2017 01:13

FRANCESCO E I VACCINI

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È mattina, incontro Francesco nel suo tugurio a Rivotorto. Poche capanne dismesse sorrette solo dalla disperata forza dell’amore. Anche qui le tracce della lebbra, i segni evidenti di chi dorme nel giudizio, di chi prega tra le prime file di una chiesa certo che il benessere possa far dormire tranquilla la coscienza. 

 

 

- “Francesco caro, sono diverse settimane che rimando questo incontro, che soffoco i miei dubbi. Ecco le parole di un’amica che chiedono il tuo conforto, chiedono l’immensità del tuo amore e soprattutto di trovare pace”.  

 

 

- “Caro Nicola buonasera! Volevo chiederti quale è il pensiero di Francesco sui vaccini e come dobbiamo comportarci? Sono molto preoccupata per la decisione di mio figlio e mia nuora che vogliono vaccinare mia nipote con tutte le vaccinazioni possibili e immaginabili. Desidero tanto una parola di conforto”.

 

vaccino bambino

 

Francesco sorride, non ha mai rifiutato una sola battaglia. Quand’era giovane ha indossato anche le armi, poi sono giunte le lotte dell’anima e infine le certezze dello spirito. Amica mia cedo a lui la parola, lo ascolto assieme a te. 

 

 

- “Figli amatissimi, sento un’eco lontana perdersi in me…  Fame d’amore e un profondo senso di respons-abilità! All’inizio ero solo ma con la voce di Dio dentro. I primi passi erano insicuri ma ciononostante sapevo cosa dovevo fare. Dovevo tutelare i miei figli, estendere l’amore oltre ogni confine. Il rischio era la morte. Dopo aver disconosciuto mio padre (l’autorità) lavoravo nella gioia per ricostruire la Sua chiesa, la consapevolezza del mio Essere divino. Una trave alla volta per edificare. Una trave alla volta da togliere dai miei stessi occhi e dagli occhi di chi pur non essendo cieco, non riconosceva nei fratelli lebbrosi, anime bisognose di infinito amore. Allora avevo a disposizione solo il mio cuore e potevo scegliere se aprirlo o lasciarlo chiuso, se amare o fuggire. Scelsi di baciare i lebbrosi, di abbracciarli, di condividere con loro il mio tugurio la paglia del mio giaciglio sapendo bene che a volte non c’era nemmeno quella”.

 

I pensieri di Francesco arrivano come un’onda travolgente che a volte è difficile contenere. La sua voce continua ad accarezzare l’anima e il suo conforto cresce in noi.

 

- “Francesco caro questa nostra conversazione mi apre nuove consapevolezze ti ascolto”.          

 

- “La cecità figli miei è cecità del cuore. È cieco il lebbroso ed è cieco chi lo allontana per paura. Io ho abbracciato il lebbroso e ho chiesto la carità ai fratelli ricchi per curare la loro lebbra. Ho vinto la paura del diverso, della malattia, del cancro che divora l’anima. Dunque dopo aver disconosciuto il padre ho riconosciuto solo l’autorità divina, il seme di Dio in me. In me ho ricostruito la sua chiesa. Entrate in me e guardate se trovate l’oro di abiti lussuosi o di preziosi calici. È questo l’oro che trovate? Procediamo. A piedi due volte sono andato a Roma per essere approvato, per essere amato e riconosciuto. Ho incontrato due papi. Te ne rammenti Chiara? Per ben due volte, sorella cara due papi sono venuti da te. In quel momento nel quale tu sorella amatissima continuavi la mia opera, quale autorità veniva riconosciuta? Era riconosciuta la chiesa come istituzione o era riconosciuto il tuo infinito amore per i nostri figli: l’umanità? Il corpo dei bambini, sorella mia è sacro, il corpo dei nostri figli è sacro, lo comprendi? Perché prima iniettate sostanze che distruggono il corpo e poi vi rivolgete a Dio chiedendo il miracolo della guarigione? Preservate la salute dei vostri figli quando stanno ancora bene, senza ricorrere a disperati, inefficaci e postumi palliativi. Molti di voi comprenderanno e faranno ammenda dei propri errori, molti di voi chiederanno perdono. Dio perdona tutti e abbraccia tutti nella Sua misericordia. E’ tempo di risveglio, di ribellione di fronte al sonno che ci coglie. Questa volta però seguite l’esempio di Chiara, siate voi l’autorità, e lasciate che il Santo Padre vi chieda perdono, non come per il popolo ebraico dopo averlo sterminato, ma prima che gli infanticidi si compiano. Vivete in pace, siate nella pace di Dio, nel suo immenso amore”.    

 

Chiara chiede la parola, una parola che squarcia l’anima:

 

“Cuore mio…

 

Dolcezza infinita…

 

Ricordi…

 

 

In me accoglievo

 

I tuoi occhi velati

 

Nuvole passeggere

 

Nuvole messaggere

 

Dal Padre a Te consapevolezze

Per il tuo immenso Io

 

Annullato nel VOI …per NOI

 

Nel Suo immenso amore”.

 

(La voce di Chiara d’Assisi è canalizzata da Marina Schettino)

Mercoledì, 28 Giugno 2017 00:42

ABBRACCIATE I BAMBINI

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È domenica pomeriggio, sono immerso in letture angeliche mentre la mia fiamma arde azzurra, azzurro cielo, limpida e bellissima. Mi sto muovendo verso Francesco che con la sua forte energia da conferma di presenza. Ondate impetuose chiamano al servizio, a un servizio d’amore. 

 

- “Ciao Nicola, ti scrivo perché ho bisogno di un supporto, un aiuto. Ricordi che da marzo mi sto prendendo cura di mia sorella?  Il suo stato d'anima non fa progressi, rifiuta ogni consiglio e cura, si è isolata dal mondo. A volte riesco a spronarla nell'uscire a passeggiare, la porto in mezzo alla natura, le faccio abbracciare gli alberi. Di notte quando la sento piangere esco con lei sul balcone e le faccio vedere il cielo pieno di stelle. Le dico che la vita è bella, di cogliere ogni cosa che Dio ci regala. Lei mi abbraccia e mi dice che sono il suo angelo. Nicola vorrei chiederti una cosa: lei quando venne da me, portò in casa tre piante di ulivo, piante a cui tiene tantissimo. Ho notato che da quando lei sta male anche le piante si sono sciupate. È brutto dirlo ma stanno morendo. Sembrerebbe quasi che sentano il suo stato d'animo. A me la cosa fa pensare! Qual è la tua opinione? Pratico l'Ho-oponopono tutti i giorni, prego Angeli e Arcangeli, il Divino che vive in me: ‘Aiutatemi. Mi dispiace, perdonami, grazie ti amo!’.

 

allattamento-gemelli

 

- “Amica cara, parlerò con Francesco di tua sorella e pregherò assieme a lui per voi. Poi ti farò avere le sue parole per voi! Ma perché piange tua sorella?”.

 

- “Le mancano i suoi figli Nicola”.

 

- “Sono stati affidati al marito, ora ricordo!”.

 

- “Bravo!”.

 

- “Ma sono vivi e per questo deve essere felice e ringraziare sempre Dio!”.

 

- “È quello che le continuo a ripeterle! Hanno l'affidamento reciproco ma non capisco come mai i figli non vogliono vederla è questo che la fa stare male. Un tassello mancante probabilmente c'è, qualcosa che non so, di cui non mi ha parlato”.

 

- “Sì amica mia, non abbiamo nessuna idea di quello che sta accadendo, possiamo solo pregare!”.

 

- “Vero!!! Grazie Nicola! Grazie!”.

 

È lunedì mattina, l’aria fresca della notte ha reso quella della mia casa più respirabile. Cerco dentro di me la strada che porta alla Vigna e soprattutto cerco la sua presenza. Il mio cuore sussurra Francesco, Francesco…

 

 

Mentre rileggo le parole scritte da questa amica, si apre con forza la memoria di un tempo, quelle stelle che sopra Assisi parevano non voler mai smettere di illuminare la notte, la buia notte della mia anima.

 

 

- “A volte quando mi mancava il coraggio era Chiara a sostenermi a ricordarmi che tutto era un dono di Dio, del Suo immenso amore. Allora ancora non comprendevo molte cose: la vita delle piante e la loro anima. Gli ulivi alberi sacri. Quando dissero a Chiara che forse non sarei tornato, che ero morto, le stelle sopra ad Assisi si spensero e gli ulivi, le piante che lei amava con tutta se stessa avvizzirono. Sottrarre i figli ad una madre, spegne la luce del cuore”.

 

- “Francesco caro possiamo portare parole di conforto a questo cuore, la disperazione è già troppa?”.

 

Francesco non parla è assorto nei suoi pensieri, vorrebbe correre da questa donna, raggiugerla abbracciarla, ma sente che la ferita che porta nel suo cuore è troppo grande, troppo profonda.

 

 

- “Genitori e figli, questo tema specchio del rapporto uomo/Dio ancora non è stato pulito, crea ancora profonde lacerazioni. Troppi figli accusano padri e madri, e troppi genitori alimentano rancori e odi verso i figli. Le separazioni accentuano poi le conflittualità. Le maschere che si indossano confondono le idee ai figli e i figli persi straziano l’anima ai genitori. Allora resti sola/o con te stessa/o, allora resti sola/o con le tue lacrime. Così Chiara sola con le sue lacrime stesa sul suo letto di sofferenza e malattia, mi ha aspettato per mesi e anni, insegnandomi il silenzio della preghiera. Ogni suo pensiero era rivolto a Dio, ogni suo respiro era in Dio. Ora il cielo di San Damiano non si è mai realmente spento e la preghiera le ha fatto accogliere il primo di molti figli abbandonati davanti al portone della sua chiesa. Non erano figli suoi ma li ha amati come tali, forse anche di più della vera madre. Comprendo quanto le mie parole siamo aride, dure e secche come il terreno su cui non piove da mesi, ma se invece di piangere raccogliessimo tutti assieme quei figli che Dio ci ha donato e che sono stati abbandonati davanti alla porta di Chiara, non darebbe forse questo un nuovo significato alle nostre vite?”. 

 

 

- “Sono spiazzato Francesco cosa vorresti farci capire?”. 

 

 

- “Abbracciate i bambini, ve ne sono ancora troppi che hanno bisogno di un padre e una madre, abbracciate i bambini! Un tempo a quei bambini veniva dato il nome di Fortunato e il loro cognome era Diotallevi. Oggi a questi bambini potete dare i vostri nomi, crescerli nelle vostre famiglie che diventeranno così realmente case di Dio. Che il Suo immenso amore vi benedica tutti e benedica i vostri figli”.

 

 

Francesco tace mentre si accende il cuore di Chiara:

“Anima cara

 

 

Il dolore costruisce eremi...

 

Inaccessibili...

 

 

Rivivere i ricordi...

 

 

Ripercorrere corridoi pieni di risa e di gioia ...

 

Bloccati

 

nel labirinto della mente ...

 

che quel luogo diventi accoglienza per gli ultimi …

 

 

Per i più piccoli … Per i dimenticati!

 

 

Mio Fratello ha parlato...

 

Mio Fratello mi ha onorato…

 

 

Nel Suo immenso amore”.

Domenica, 11 Giugno 2017 00:30

LA SACRA FIAMMA

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La giornata non sembrava una di quelle tipiche giornate estive, anzi tutt’altro! Pensavo a Francesco, se in mezzo a quelle nude rocce provasse freddo fino alle ossa, se il cibo gli fosse sufficiente e soprattutto mi chiedevo se soffrisse un po’ di solitudine, se gli capitava mai di sentirsi solo.

 

Qualcuno aveva preso a chiamarlo il giullare di Dio, ma quando il mio sguardo riusciva a scendere in profondità nei suoi occhi, il più delle volte mi accadeva di perdermi in un lago d’amore. Talvolta le onde di quel lago si increspavano e mi riflettevano un’anima silenziosa che cercava se stessa in Dio.

 

 

Quell’anno Francesco si era ritirato nel suo monte prima del solito; così senza perdermi d’animo decisi di andarlo a trovare. Mentre salivo l’aria si profumava della sua presenza e stormi di rondini mi accoglievano festose. Il loro canto è un dono che l’uomo moderno ha perso. Oggi i bambini non sanno più come cantano le rondini.

 

Di fronte a quell’accoglienza che sicuramente Francesco mi aveva mandato, sentii il mio cuore ricolmarsi di gioia e senza accorgermene sussurrai: “Francesco…”.

 

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Per un momento pensai a Chiara e piansi pensando a come avrei voluto che fosse assieme a me in questi momenti mentre, passo dopo passo, mi avvicinavo sempre di più a lui.

I profumi della montagna erano intensi e accompagnavano il mio inerpicarmi in quei sentieri, felice che di lì a breve avrei condiviso il pane e la parola di Francesco.

 

 

Quando lo vidi iniziai a gridare: “Francesco, Francesco…!”.

 

Lui girato di spalle, si voltò verso di me e amorevolmente sorrise. Se la bellezza dei fiori tocca l’anima, Dio ha dato lo stesso dono al sorriso di Francesco. Finalmente lo raggiunsi e le sue braccia mi avvolsero. Ringraziai Dio per quel momento di gioia, ringraziai Dio per tutto quello che traboccava dal mio cuore.

 

- “Francesco sediamoci, abbiamo tante cose da dirci, ho tante cose da raccontarti”.

 

- “Benvenuto fratello mio, vorrei giusto leggerti le ultime preghiere che ho scritto, gli ultimi canti della mia anima!”.

 

- “Francesco caro, ti ascolterò in silenzio per ore. Sazia la mia anima”.

 

 

Così la voce di Francesco risuonava fondendosi al canto delle rondini, al cinguettio di passeri e allodole. Quando Francesco ebbe finito di leggere gli chiesi se poteva parlarmi delle fiamme sacre e se fratello vento avesse il potere di agitarle, alimentarle o spegnerle.

 

- “Fratello caro, posso parlarti solo di ciò che già conosci perché l’hai scoperto e custodito in te. Ecco la fiamma, il fuoco divino, la scintilla che in te e in ogni altro fratello non potrà mai spegnersi perché manifestazione sacra del divino.

 

In pochi al momento attuale sono consapevoli di averla. Ciò che non vedi con gli occhi è l’essenza, per questo è stata celata alla percezione dello sguardo fisico. Sì fratello Vento la alimenta, perché seppure anch’esso è invisibile all’occhio umano può però essere percepito dalla pelle. Il suo movimento produce il canto dell’aria, quella voce angelica che muove le nuvole e le fa danzare nel cielo. Il vento increspa la fiamma.

 

Studia queste manifestazioni divine: quando si tratta di venti caldi o freddi, la direzione da cui provengono, capendo se il processo che creano è una rielaborazione del passato o la splendida creazione di un meraviglioso presente. Il vento agita il cuore, solo perché tocca la fiamma ed essa arde grazie all’olio nel quale è immerso lo stoppino. Gli avvenimenti della vita che crei, consapevole o meno del vento che hai avocato e dell’olio che hai prodotto nel frantoio della tua coscienza, sono in diretta relazione all’altezza e allo sviluppo della tua fiamma.

 

Queste poche indicazioni offrono un fertile terreno di studio, ma ti aiuterò. Seguirò i tuoi passi e darò conferma alle tue intuizioni. Per chi ancora non può vederla, consiglio di ascoltarla. Creare il silenzio interiore, affinché sia possibile percepirne il crepitio e gli effetti di questa fiamma sulla coscienza. Unite poi tutta la vostra comprensione sarà un cofanetto, lo scrigno di Chiara e delle sue sorelle. Abbiate pace”.

 

Ero immensamente grato a Francesco che con le sue parole aveva completamente spalancato il mio cuore. Così decisi di passare alcuni giorni con lui e restai suo gradito ospite.

 

 

***

 

NICOLA RACHELLO, maestro di Ho-oponopono del Semplice, sotto la guida di Francesco d'Assisi, offre la sua esperienza nel campo del cammino spirituale per aiutare in un incontro di channeling da cuore a cuore, da anima ad anima, le persone nel cammino spirituale, i ricercatori della luce cristica. 

Abbi fiducia, l'incontro individuale di un'ora, un'ora e trenta porta a pace e serenità nell'anima, aprendo a nuove prospettive di vita e amore. 

Mercoledì, 07 Giugno 2017 22:26

LA GRANDE QUERCIA

Scritto da

La mia piccola sorella Chiara questa volta si fermò dinnanzi al nostro cancelletto e con uno sguardo di sostegno deciso preferì lasciarmi proseguire da solo. Dentro di me la imploravo di accompagnarmi ma conoscevo la sua risolutezza, quando era no, era no! Ora non chiedetemi perché sto già piangendo, perché non riesco più a trattenere le lacrime, forse Chiara lo sa, chiedetelo a lei. In alcuni passi della vita si è soli, ciononostante sono passi che vanno compiuti ugualmente.

 

Deciso bussai alla sua porta, lo cercai nel roseto pervaso ancora del suo profumo, lo cercai in tutta la vigna, Francesco sembrava sparito. Allora andai dritto verso la grande quercia, maestosa e libera di accarezzare il cielo. Francesco era lì, in tutta la sua semplicità, in quell’immenso amore che da sempre aveva la capacità di trasmutare le mie lacrime in pura gioia.

 

quercia

 

 

Lo chiamai dentro di me e mi proiettai verso di lui con fulminea gentilezza, in una fusione di cuori. Francesco percepiva anche il minimo fruscio della mia anima. Fuso nel tutto era uno in ogni cosa e libero da ogni cosa. Ripresi a piangere, sentivo il profumo del suo sangue quando mi stringeva tra le braccia e le sue mani mi accarezzavano il viso.

 

 

- “Francesco, Francesco caro, perché oggi non eri nella vigna?”.   

 

 

- “Fratello mio, ti ho aperto la vigna, affinché non fosse più un luogo bensì ovunque dentro di te. Non sarà più pensiero, ma respiro. Apriti al volo delle allodole che si posano gentili tra i rami di questa quercia, ascolta il silenzio della notte, tu e solo tu puoi decidere se fare o meno questo passo”.

 

Comprendevo profondamente le parole di Francesco e il perché Chiara non era venuta con me. In lontananza le campane di San Damiano suonavano a festa e intuii come presto anche lei mi avrebbe raggiunto. Vedevo quella finestra di cielo che Francesco mi indicava e capivo come da vero maestro, in lui non ci fosse più nessun io ma totale servizio, l’infinità umiltà della sua anima e uno sconfinato rispetto verso ogni forma di vita.

 

Forse aggiungere altre parole avrà il sapore della banalità, così chiedo a Francesco se per oggi è tutto o se vuole aggiungere ancora qualcosa.

 

- “Fratello mio, senti con quanta fatica si articola questo discorso, percepisci come quella parola non viene detta né da te né da me?”.

 

- “L’autoproclamazione non certifica nulla, è solo il Padre che dona e questo dono è sempre un dono d’amore e di servizio. Resta valida la via dell’amore, le parole che curano perché nate dalla compassione, dall’aver amato, benedetto e ringraziato per ogni respiro. Nella nuova vigna coltiva come valore la gentilezza: un animo gentile, un cuore gentile, parole e gesti gentili. Qualcuno forse fraintenderà ma chi vede malizia non è forse perché la porta dentro di sé? Un tempo frate Leone provava gelosia quando una donna si avvicinava a me, così gli ho insegnato a riconoscere amare e benedire i frutti delle sue memorie. Maturi cadranno a terra con naturalezza e nel suo cammino non porterà più nessun peso dell’ego”.

 

- “Grazie Francesco, rifletterò in silenzio”.   

Venerdì, 26 Maggio 2017 01:43

VIRILITA'

Scritto da

Sono quasi le tre del pomeriggio e Francesco si fa sentire con la dolcezza che ha sempre avuto, con la pazienza che da sempre lo contraddistingue. È come un’onda azzurra, un respiro che mi attraversa e che mi annuncia il suo arrivo.

 

- “Ben trovato fratello Francesco, sono felice di non aver rimandato il nostro incontro, ci tenevo molto. Questa mattina ho avvertito il desiderio di parlare con te della virilità perché intuisco che non si tratta del classico argomento da uomini, per il quale darsi una pacca sulla spalla e sorridere compiaciuti, c’è molto di più”.

 

- “Fratello caro, lo so, hai intuito che c’è molto più, un intero universo!”.

 

- “Dai Francesco, parliamone!”.

 

virilità

 

Rapide si susseguono le immagini di San Damiano, di quell’unico abbraccio rubato, di quei momenti interminabili, in cui fratello Sole splendeva e lasciava vedere nella sua luce all’intero universo, ciò che entrambi provavamo, ciò che l’uno provava per l’altra. I nostri piedi erano nudi perché quel voto di povertà imponeva che ogni passo sarebbe avvenuto a piedi scalzi e nella gioia di nostro Signore. I rami di un ulivo portavano santità alle effusioni dei nostri cuori e in questo sentivo più casto e puro ciò che provavo per lei.

 

Questo è ciò che mi esprime l’energia energia di Francesco, ciò che mi trasmette il suo pensiero.

 

Prendo coraggio e mi rivolgo a Francesco:

 

- “Anche in quella occasione non sei riuscito a guardarla, hai chiuso i tuoi occhi e per un attimo ti sei ritrovato allodola o passero che volava libero nel cielo. Sei scappato anche dal suo abbraccio, cercando rifugio in un nido di pace”.

 

- È vero, fratello caro, quello è stato il primo impulso, trasformarmi in un passerotto per volare via. Ma le sue braccia mi stringevano e le mie mani poggiavano sul suo cuore del quale sentivo ogni più piccolo battito. Presto il mio viso si rilassò. Fu allora che compresi. Fu allora che mi arresi. Negli anni seguenti ho rivissuto milioni e milioni di volte, attimo per attimo, quei momenti. Così ho compreso il vero significato dell’essere virili. Virile è l’uomo che non fugge, l’uomo che resta in ciò che sta vivendo e provando, l’uomo che non si arrende”.       

 

- “Perché allora Francesco caro, rinchiudere Chiara e le sue sorelle tra le mura di san Damiano, perché cancellare il tuo amore per lei?”. 

 

- “Oh no, non è stato cancellato, un amore così non poteva essere cancellato. L’ho sepolto, l’ho offerto a Dio, perché quei tempi non riconoscevano ne permettevano nessun amore se non quello per Dio e amando Dio ho amato Chiara”. 

 

- “Dunque è virile solo un uomo che ama una donna?”. 

 

-“No, fratello caro. È virile ogni uomo che ama semplicemente, lasciando che fratello Sole illumini l’amore che vive facendolo risplendere”. 

 

- “Capisco Francesco, dunque non è una questione di sesso e neppure di sentimento, ma di entrambe le cose quando queste si fondono con la giustizia, il coraggio e la forza”. 

 

- “Fratello caro, molti pensano che gli uomini religiosi non possano provare l’energia che dà vita alla vita ovvero la sessualità. Si sbagliano. Maternità e paternità possono avvenire solo nella grazia dell’orgasmo divino e chi è sacerdote in Dio dovrebbe insegnare la sacralità di questo atto. Pulire l’energia sessuale dai pregiudizi, dalle percezioni limitate, dai non sensi è il terreno da coltivare nei vostri cuori”. 

 

- “Francesco caro, se è questo quello che ci chiedi, il vino che produrrà la tua vigna avrà il profumo della libertà autentica e dell’amore cosmico, il suo colore pulito risplenderà di pura luce cristica”. 

 

- “Celebrate ancora le nozze di Cana, che Cristo possa unirsi ancora alla sua Maddalena. Così è, grazie!”.

 

***

 

 

Chiara nella notte risponde a Francesco:

 

Francesco, allodola posata sul  ramo più alto...

Fiore prezioso...

irraggiungibile nella sua semplicità...

Sai come so...

Ogni sguardo fisso negli occhi del Maestro...

non potevi gradarmi

non potevi restare...

 

Lui che è luce accecante e illuminante...

Ci chiamava...

Occhi nei Suoi occhi...

Per sempre...

 

Nel Suo amore.

 

 

NB. La voce di Chiara è canalizzata da Marina Schettino. 

 

 

 

 

 

 

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