Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (155)

Domenica, 11 Giugno 2017 00:30

LA SACRA FIAMMA

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La giornata non sembrava una di quelle tipiche giornate estive, anzi tutt’altro! Pensavo a Francesco, se in mezzo a quelle nude rocce provasse freddo fino alle ossa, se il cibo gli fosse sufficiente e soprattutto mi chiedevo se soffrisse un po’ di solitudine, se gli capitava mai di sentirsi solo.

 

Qualcuno aveva preso a chiamarlo il giullare di Dio, ma quando il mio sguardo riusciva a scendere in profondità nei suoi occhi, il più delle volte mi accadeva di perdermi in un lago d’amore. Talvolta le onde di quel lago si increspavano e mi riflettevano un’anima silenziosa che cercava se stessa in Dio.

 

 

Quell’anno Francesco si era ritirato nel suo monte prima del solito; così senza perdermi d’animo decisi di andarlo a trovare. Mentre salivo l’aria si profumava della sua presenza e stormi di rondini mi accoglievano festose. Il loro canto è un dono che l’uomo moderno ha perso. Oggi i bambini non sanno più come cantano le rondini.

 

Di fronte a quell’accoglienza che sicuramente Francesco mi aveva mandato, sentii il mio cuore ricolmarsi di gioia e senza accorgermene sussurrai: “Francesco…”.

 

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Per un momento pensai a Chiara e piansi pensando a come avrei voluto che fosse assieme a me in questi momenti mentre, passo dopo passo, mi avvicinavo sempre di più a lui.

I profumi della montagna erano intensi e accompagnavano il mio inerpicarmi in quei sentieri, felice che di lì a breve avrei condiviso il pane e la parola di Francesco.

 

 

Quando lo vidi iniziai a gridare: “Francesco, Francesco…!”.

 

Lui girato di spalle, si voltò verso di me e amorevolmente sorrise. Se la bellezza dei fiori tocca l’anima, Dio ha dato lo stesso dono al sorriso di Francesco. Finalmente lo raggiunsi e le sue braccia mi avvolsero. Ringraziai Dio per quel momento di gioia, ringraziai Dio per tutto quello che traboccava dal mio cuore.

 

- “Francesco sediamoci, abbiamo tante cose da dirci, ho tante cose da raccontarti”.

 

- “Benvenuto fratello mio, vorrei giusto leggerti le ultime preghiere che ho scritto, gli ultimi canti della mia anima!”.

 

- “Francesco caro, ti ascolterò in silenzio per ore. Sazia la mia anima”.

 

 

Così la voce di Francesco risuonava fondendosi al canto delle rondini, al cinguettio di passeri e allodole. Quando Francesco ebbe finito di leggere gli chiesi se poteva parlarmi delle fiamme sacre e se fratello vento avesse il potere di agitarle, alimentarle o spegnerle.

 

- “Fratello caro, posso parlarti solo di ciò che già conosci perché l’hai scoperto e custodito in te. Ecco la fiamma, il fuoco divino, la scintilla che in te e in ogni altro fratello non potrà mai spegnersi perché manifestazione sacra del divino.

 

In pochi al momento attuale sono consapevoli di averla. Ciò che non vedi con gli occhi è l’essenza, per questo è stata celata alla percezione dello sguardo fisico. Sì fratello Vento la alimenta, perché seppure anch’esso è invisibile all’occhio umano può però essere percepito dalla pelle. Il suo movimento produce il canto dell’aria, quella voce angelica che muove le nuvole e le fa danzare nel cielo. Il vento increspa la fiamma.

 

Studia queste manifestazioni divine: quando si tratta di venti caldi o freddi, la direzione da cui provengono, capendo se il processo che creano è una rielaborazione del passato o la splendida creazione di un meraviglioso presente. Il vento agita il cuore, solo perché tocca la fiamma ed essa arde grazie all’olio nel quale è immerso lo stoppino. Gli avvenimenti della vita che crei, consapevole o meno del vento che hai avocato e dell’olio che hai prodotto nel frantoio della tua coscienza, sono in diretta relazione all’altezza e allo sviluppo della tua fiamma.

 

Queste poche indicazioni offrono un fertile terreno di studio, ma ti aiuterò. Seguirò i tuoi passi e darò conferma alle tue intuizioni. Per chi ancora non può vederla, consiglio di ascoltarla. Creare il silenzio interiore, affinché sia possibile percepirne il crepitio e gli effetti di questa fiamma sulla coscienza. Unite poi tutta la vostra comprensione sarà un cofanetto, lo scrigno di Chiara e delle sue sorelle. Abbiate pace”.

 

Ero immensamente grato a Francesco che con le sue parole aveva completamente spalancato il mio cuore. Così decisi di passare alcuni giorni con lui e restai suo gradito ospite.

 

 

***

 

NICOLA RACHELLO, maestro di Ho-oponopono del Semplice, sotto la guida di Francesco d'Assisi, offre la sua esperienza nel campo del cammino spirituale per aiutare in un incontro di channeling da cuore a cuore, da anima ad anima, le persone nel cammino spirituale, i ricercatori della luce cristica. 

Abbi fiducia, l'incontro individuale di un'ora, un'ora e trenta porta a pace e serenità nell'anima, aprendo a nuove prospettive di vita e amore. 

Mercoledì, 07 Giugno 2017 22:26

LA GRANDE QUERCIA

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La mia piccola sorella Chiara questa volta si fermò dinnanzi al nostro cancelletto e con uno sguardo di sostegno deciso preferì lasciarmi proseguire da solo. Dentro di me la imploravo di accompagnarmi ma conoscevo la sua risolutezza, quando era no, era no! Ora non chiedetemi perché sto già piangendo, perché non riesco più a trattenere le lacrime, forse Chiara lo sa, chiedetelo a lei. In alcuni passi della vita si è soli, ciononostante sono passi che vanno compiuti ugualmente.

 

Deciso bussai alla sua porta, lo cercai nel roseto pervaso ancora del suo profumo, lo cercai in tutta la vigna, Francesco sembrava sparito. Allora andai dritto verso la grande quercia, maestosa e libera di accarezzare il cielo. Francesco era lì, in tutta la sua semplicità, in quell’immenso amore che da sempre aveva la capacità di trasmutare le mie lacrime in pura gioia.

 

quercia

 

 

Lo chiamai dentro di me e mi proiettai verso di lui con fulminea gentilezza, in una fusione di cuori. Francesco percepiva anche il minimo fruscio della mia anima. Fuso nel tutto era uno in ogni cosa e libero da ogni cosa. Ripresi a piangere, sentivo il profumo del suo sangue quando mi stringeva tra le braccia e le sue mani mi accarezzavano il viso.

 

 

- “Francesco, Francesco caro, perché oggi non eri nella vigna?”.   

 

 

- “Fratello mio, ti ho aperto la vigna, affinché non fosse più un luogo bensì ovunque dentro di te. Non sarà più pensiero, ma respiro. Apriti al volo delle allodole che si posano gentili tra i rami di questa quercia, ascolta il silenzio della notte, tu e solo tu puoi decidere se fare o meno questo passo”.

 

Comprendevo profondamente le parole di Francesco e il perché Chiara non era venuta con me. In lontananza le campane di San Damiano suonavano a festa e intuii come presto anche lei mi avrebbe raggiunto. Vedevo quella finestra di cielo che Francesco mi indicava e capivo come da vero maestro, in lui non ci fosse più nessun io ma totale servizio, l’infinità umiltà della sua anima e uno sconfinato rispetto verso ogni forma di vita.

 

Forse aggiungere altre parole avrà il sapore della banalità, così chiedo a Francesco se per oggi è tutto o se vuole aggiungere ancora qualcosa.

 

- “Fratello mio, senti con quanta fatica si articola questo discorso, percepisci come quella parola non viene detta né da te né da me?”.

 

- “L’autoproclamazione non certifica nulla, è solo il Padre che dona e questo dono è sempre un dono d’amore e di servizio. Resta valida la via dell’amore, le parole che curano perché nate dalla compassione, dall’aver amato, benedetto e ringraziato per ogni respiro. Nella nuova vigna coltiva come valore la gentilezza: un animo gentile, un cuore gentile, parole e gesti gentili. Qualcuno forse fraintenderà ma chi vede malizia non è forse perché la porta dentro di sé? Un tempo frate Leone provava gelosia quando una donna si avvicinava a me, così gli ho insegnato a riconoscere amare e benedire i frutti delle sue memorie. Maturi cadranno a terra con naturalezza e nel suo cammino non porterà più nessun peso dell’ego”.

 

- “Grazie Francesco, rifletterò in silenzio”.   

Venerdì, 26 Maggio 2017 01:43

VIRILITA'

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Sono quasi le tre del pomeriggio e Francesco si fa sentire con la dolcezza che ha sempre avuto, con la pazienza che da sempre lo contraddistingue. È come un’onda azzurra, un respiro che mi attraversa e che mi annuncia il suo arrivo.

 

- “Ben trovato fratello Francesco, sono felice di non aver rimandato il nostro incontro, ci tenevo molto. Questa mattina ho avvertito il desiderio di parlare con te della virilità perché intuisco che non si tratta del classico argomento da uomini, per il quale darsi una pacca sulla spalla e sorridere compiaciuti, c’è molto di più”.

 

- “Fratello caro, lo so, hai intuito che c’è molto più, un intero universo!”.

 

- “Dai Francesco, parliamone!”.

 

virilità

 

Rapide si susseguono le immagini di San Damiano, di quell’unico abbraccio rubato, di quei momenti interminabili, in cui fratello Sole splendeva e lasciava vedere nella sua luce all’intero universo, ciò che entrambi provavamo, ciò che l’uno provava per l’altra. I nostri piedi erano nudi perché quel voto di povertà imponeva che ogni passo sarebbe avvenuto a piedi scalzi e nella gioia di nostro Signore. I rami di un ulivo portavano santità alle effusioni dei nostri cuori e in questo sentivo più casto e puro ciò che provavo per lei.

 

Questo è ciò che mi esprime l’energia energia di Francesco, ciò che mi trasmette il suo pensiero.

 

Prendo coraggio e mi rivolgo a Francesco:

 

- “Anche in quella occasione non sei riuscito a guardarla, hai chiuso i tuoi occhi e per un attimo ti sei ritrovato allodola o passero che volava libero nel cielo. Sei scappato anche dal suo abbraccio, cercando rifugio in un nido di pace”.

 

- È vero, fratello caro, quello è stato il primo impulso, trasformarmi in un passerotto per volare via. Ma le sue braccia mi stringevano e le mie mani poggiavano sul suo cuore del quale sentivo ogni più piccolo battito. Presto il mio viso si rilassò. Fu allora che compresi. Fu allora che mi arresi. Negli anni seguenti ho rivissuto milioni e milioni di volte, attimo per attimo, quei momenti. Così ho compreso il vero significato dell’essere virili. Virile è l’uomo che non fugge, l’uomo che resta in ciò che sta vivendo e provando, l’uomo che non si arrende”.       

 

- “Perché allora Francesco caro, rinchiudere Chiara e le sue sorelle tra le mura di san Damiano, perché cancellare il tuo amore per lei?”. 

 

- “Oh no, non è stato cancellato, un amore così non poteva essere cancellato. L’ho sepolto, l’ho offerto a Dio, perché quei tempi non riconoscevano ne permettevano nessun amore se non quello per Dio e amando Dio ho amato Chiara”. 

 

- “Dunque è virile solo un uomo che ama una donna?”. 

 

-“No, fratello caro. È virile ogni uomo che ama semplicemente, lasciando che fratello Sole illumini l’amore che vive facendolo risplendere”. 

 

- “Capisco Francesco, dunque non è una questione di sesso e neppure di sentimento, ma di entrambe le cose quando queste si fondono con la giustizia, il coraggio e la forza”. 

 

- “Fratello caro, molti pensano che gli uomini religiosi non possano provare l’energia che dà vita alla vita ovvero la sessualità. Si sbagliano. Maternità e paternità possono avvenire solo nella grazia dell’orgasmo divino e chi è sacerdote in Dio dovrebbe insegnare la sacralità di questo atto. Pulire l’energia sessuale dai pregiudizi, dalle percezioni limitate, dai non sensi è il terreno da coltivare nei vostri cuori”. 

 

- “Francesco caro, se è questo quello che ci chiedi, il vino che produrrà la tua vigna avrà il profumo della libertà autentica e dell’amore cosmico, il suo colore pulito risplenderà di pura luce cristica”. 

 

- “Celebrate ancora le nozze di Cana, che Cristo possa unirsi ancora alla sua Maddalena. Così è, grazie!”.

 

***

 

 

Chiara nella notte risponde a Francesco:

 

Francesco, allodola posata sul  ramo più alto...

Fiore prezioso...

irraggiungibile nella sua semplicità...

Sai come so...

Ogni sguardo fisso negli occhi del Maestro...

non potevi gradarmi

non potevi restare...

 

Lui che è luce accecante e illuminante...

Ci chiamava...

Occhi nei Suoi occhi...

Per sempre...

 

Nel Suo amore.

 

 

NB. La voce di Chiara è canalizzata da Marina Schettino. 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 11 Maggio 2017 17:09

ORGASMO

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Caro Nicola, ho riletto ancora la lettera e la risposta di Francesco intitolata UN UOMO. La domanda o riflessione che faccio è in generale e non per la mia situazione di adesso.

 

Francesco dice che se ti innamori del Padre, non potrai innamorarti più di nessun altro uomo o donna sulla Terra.  Però è vero o no che noi siamo su questa terra per imparare, amare noi stessi e gli altri ed essere felici? Pochi arrivano ad amare il Padre sopra ogni cosa e comunque non tutti prendono i voti.  Sembra che Francesco ci esorti ad innamorarci di ns. Signore, così da non dover amare nessun altro uomo o donna in modo "terreno". Questo allora non è in contraddizione con il crescere una famiglia e avere dei figli? Cosa che io considero sacra! Perché Francesco ci esorta ad un Amore così GRANDE se questo sembra fare a pugni con il sincero amore per un "umano" che ci spinge comunque a dare e ricevere amore. Non riesco a cogliere dove sta il confine tra le due cose. Perché sembra che ci spinga a scegliere l'Amore per Lui, se questo preclude l'altro amore? Sembra che siamo tutti esortati a restare "soli" nel senso di non accoppiarci e creare famiglie. Immagino di essere io a non cogliere qualche tassello ma a questo quesito mi piacerebbe veramente avere un chiarimento.  Grazie.

 

labbra

 

Sorella cara, anima luminosa, entra con me in questa splendida Vigna. Lì si apre un piccolo passaggio che porta al roseto, Francesco ci aspetta. Tiene in mano due colombe bianche. Sono simbolo di purezza, amore infinito e pace.

 

- “Francesco, Francesco…” il mio cuore nel vederlo sobbalza, un lungo abbraccio colma tutti i momenti che trascorro lontano da lui, dimentico della sua pace.

 

- “Come va Francesco? Mi commuove profondamente ogni nostro incontro e ti ringrazio di fare della tua famiglia anche la nostra, la mia. Grazie. Oggi ho portato con me due sorelle. La prima, colei che ha posto la domanda, la seconda l’amica di sempre, il cuore che con il mio lavora questa nuda terra ogni giorno, pota le tue rose, si graffia e ferisce ma non perde mai il sorriso”.

 

- “Benvenuti fratelli cari, che la gioia di nostro Signore sia con voi e vi doni la Sua pace. Mi allieta la vostra presenza. Permettetemi di accogliervi qui ogni giorno, in questo tempo e amore eterno, in questo luogo di semplicità, dove l’unico ostacolo per accedervi è unicamente un limite della mente, una memoria da cancellare. Il fuoco è acceso, le piante del bosco daranno colore e sapore a questo infuso in preparazione per voi. Così mentre l’acqua bolle avremo modo di parlare”.

 

- “Grazie Francesco… so che le tue parole non servono quando si è qui, ma ci aiuteranno nella vita quotidiana, nel cammino di ogni giorno”.

 

- “Iniziamo allora. La mente che non è ancora completamente rivolta a Dio, è confusa, vuole scindere, separare, dividere. Abbassa le frequenze, confonde e inganna. Il sesso è un dono di Dio e in questa occasione lo ribadisco. Come anime attirate la vostra stessa vibrazione, dunque anche l’esperienza del sesso si colloca esattamente lì, alla frequenza in cui vibrate. La vostra vibrazione è però nella stragrande maggioranza dei casi inconscia. Permettetemi di parlarvi ora individualmente.  Più bassa è la tua frequenza più debole è il tuo orgasmo e più inficiato dalla grande quantità di memorie che hai accumulato in materia di sesso. Più ti elevi a Dio, più il tuo orgasmo sarà pulito, libero da ogni contaminazione di pensiero, parola o azione. Chi è pronto aprirà la mente, lasciando volare via le sue ultime percezioni limitate e i dolorosi ancoraggi di un percorso umano. Tutto appartiene a Dio, il sesso è una delle manifestazioni della sua energia. Perché credi che nella Chiesa sia tema di ogni giorno curare quelli che vengo chiamati disturbi o devianze dei preti? Questa energia non è compresa e riconosciuta. La si rifiuta come non appartenente al mondo spirituale, ma nella vostra dimensione tutto è fuso assieme, corpo, mente, spirito e sessualità. Nessuna separazione. Solo percezioni limitate e limitazioni di pensiero per chi non comprende la potenza e la bellezza di questa energia. Dunque sorella cara, il tuo fraintendimento, se sono o meno favorevole alla famiglia, è anche in questo caso una percezione limitata. Elevare ogni pensiero a Dio non significa vivere una vita monastica o di clausura. Elevare a Lui tutti i nostri pensieri è il mezzo più rapido per purificarti e liberarti dalle scorie delle memorie passate. La vita è sempre in Dio. Ogni vita avviene in Dio. Dunque il tuo orgasmo sarà in Dio quando i tuoi pensieri saranno puliti e di pace. L’uomo che ti donerà questo orgasmo e ti sceglierà come compagna per i vostri figli dovrà dunque essere un uomo di Dio. Assapora le mie parole e lasciale decantare in te.

 

Eccomi ora a te amata sorella di questa novella vigna e di questo straordinario roseto, non nasconderti. Tu conosci la sessualità, conosci molte cose. A te affido questo compito: insegna a non condannare, insegna a benedire, ad accogliere, a sciogliere i nodi con i tuoi doni. Trasmuta con la luce che manifesti le pesanti memorie che tantissime anime portano con sé. Così facendo donerai anche a te stessa la gioia che è il servizio a Dio. Asciugo ogni giorno le tue lacrime e le benedico. Non sono più le lacrime amare che un tempo inaridivano queste rose. Ora sono lacrime di letizia. Oltre alle rose hanno fatto fiorire i gelsomini e i bucaneve ogni volta che in questi luoghi finiva l’inverno. Penso che per oggi possa bastare. Beviamo assieme ciò che ho preparato e poi mi congederò da voi”.

 

Non riuscendo più a trattenere le lacrime ci stringiamo tutti in un unico abbraccio con Francesco, ringraziandolo per le tazze che ci porge.            

 

Nota dell'autore: orgasmo, dal greco orgasmos essere pieno d’ardore, di voglia ardente.

   

Domenica, 07 Maggio 2017 22:56

IL SUSSURRO DI FRANCESCO

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La dolcezza di questo mattino accoglie le cure delle amorevoli mani di Francesco rivolte al Suo roseto. È maggio inoltrato, la stagione dei primi amori. Ogni singola pianticella di rosa risplende, ogni singolo fiore ricolma l’aria di soavi fragranze. Ogni singolo petalo è un capolavoro del Suo amore.

 

Entro piano piano, scorgendo Francesco chino sui fiori. Sta sussurrando frasi d’amore, soffia tenerezza sui novelli boccioli. Impellente avverto il desiderio di essere un petalo di quel magnifico fiore: la rosa.

 

Francesco mi ha insegnato a lasciarmi amare, a lasciarmi ammirare dal suo sguardo fatto di carezzare e incoraggiamenti per l’anima. Lui porta sempre l’amore divino, la gioia.

 

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- “Francesco caro, passo dopo passo realizzo la fatica e l’impegno quotidiano che sottendono a ogni scelta. La porta è stretta!  Talvolta Il mio ego si confonde, ricerca ancora valori in cui non credo più. In questi momenti la vicinanza di Chiara e di tutte le nostre sorelle, unita al tuo immenso amore, sono l’unica cosa di cui ho bisogno”.

 

- “Apri gli occhi fratello mio, guarda: non sei solo. Ogni giorno una sorella si risveglia, ogni giorno un fratello silenzioso cammina al tuo fianco. Vengono a chiederti un po’ di quell’acqua profonda che hai pescato e portato a fatica, in questo roseto. Allora rallegrati, perché se questi splendidi boccioli sono così rigogliosi e se molte rose sono già sbocciate, tutto questo è avvenuto anche grazie al tuo impegno. L’ego non potrà essere gratificato, ma la bellezza di questo roseto e il suo inebriante profumo saranno ciò che porterai sempre con te”.

 

Mentre scrivo queste frasi, il pc crea da solo una grande spaziatura tra ogni singola riga che vanamente cerco di sistemare.

 

-“Amato fratello, perché pensi che stia mettendo una lente di ingrandimento su ciò che scrivi? Ciò che scrivi non è più tuo, ciò che trasmetti non ti appartiene, tu puoi solo scegliere se condividerlo o meno”.

 

La scrittura di questo brano procede a rilento, così chiedo a Francesco se vuole dirmi qualcosa in particolare.

 

- “Sì fratello mio, volevo parlarti dei bambini. Quando è nato tuo figlio per pochi giorni hai potuto avvertire quel meraviglioso profumo di neonato. Una grande emozione, un’estasi olfattiva, qualcosa di concreto e reale. Allo stesso modo fratelli e sorelle che si uniranno al vostro amore avranno la stessa semplice fragranza, il profumo dei bambini, il profumo dell’innocenza. Questo profumo sarà la nota dell’anima, il DA, quel servizio che porterete nel Suo amore. Non tutti avranno questo tipo di profumo ma tu aiuta, indica il modo, mostra la via. Chi con l’onesta dei propri passi cerca il Suo amore, arriverà a questa fragranza”.

 

- “Grazie Francesco, quel profumo l’ho avvertito una sola volta nella mia vita, credo nelle tue parole. Ti ringrazio per tutti gli strumenti che ci offri per accogliere le anime semplici che vorranno avvicinarsi a noi”.

 

- “Fratello caro, quando queste anime giungono a voi sono già splendide rose ma non hanno ancora lasciato cadere le spine. Quando tendi la mano pungono, se offri il tuo aiuto, graffiano. Assieme lavoreremo affinché le vostre costanti e gioiose cure permettano loro di lasciar cadere le spine e il tuo amore crei e faccia espandere quella nuova e incantevole fragranza”.

 

- “Sì Francesco, il tuo insegnamento di oggi è pungente ma quanto mai necessario, grazie”.             

Venerdì, 05 Maggio 2017 20:56

UN MONDO ESTRANEO

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- “Caro Francesco, forse non appartengo più a questo mondo, non ne condivido più nessun valore e mi sento estraneo a tutto. Ogni cosa sembra infastidirmi e alienarmi da questa vita”.

Per chi potrebbe pensare all’inizio di una nuova lettera rivolta a Francesco, l’ennesima disperata richiesta d’aiuto, si sbaglia. Sono io questa volta a parlare con Francesco e parlo di me. La mia fiamma, da diversi giorni sprigiona l’azzurro: è il suo colore, il colore di Francesco.  Questo colore è per me un chiaro segnale: tempesta emotiva in arrivo. E’ difficile sostenere l’energia di Francesco, è difficile vivere costantemente con le lacrime agli occhi, per tutto ciò che si avverte dentro, eppure è così. Da diversi giorni sento qualcosa che mi scuote dentro, che spinge sulle pareti del mio cuore, facendomi sentire e vivere una vulnerabilità estrema. Sono le sue fiamme, tutto ciò che di lui vibra dentro di me. Pensavo di essere un privilegiato, e so di esserlo, ma contenere una forza d’amore grande come la sua, non è storia di tutti i giorni.

 

amore estraneo

 

- “Francesco caro, per quanto vuoi lasciarmi continuare questo monologo da solo?”.

 

- “Amico mio, fratello mio, ammiro tutto ciò che sei. Ammiro tutto ciò che hai compreso di essere: l’infinito in un corpo finito, Dio nel corpo di un uomo. Quante volte il Padre ha prestato ascolto ai lamenti del cuore dei suoi figli e ora, con grande umiltà, presti il tuo cuore per accogliere i turbamenti e la disperazione, di chi sta naufragando nella vita. Stai facendo ciò che insegna Un Corso in Miracoli, stai vivendo mille Conversazioni con Dio, stai offrendo la tua vita al prossimo e nel contenere tutto questo, vorresti illuderti di non restarne scosso, di non sentirti agitato dentro. Piccolo fratello in questo ti sei sbagliato.  Quando hai offerto a Chiara e me la tua vita, non potevi sapere cosa avresti contenuto. Ora cominci ad averne una lontana idea. Curare il nostro prossimo con ogni mezzo: con l’amore, con le parole, con le mani, con la dolcezza del cuore. E poi sopraggiunge forte il desiderio di scappare: ecco allora i miei viaggi, le terre lontane, la fuga da me stesso, la fuga di un uomo da un uomo. Eppure più lontano fuggivo, più Dio mi chiamava a sé. Più lontano fuggivo, più Dio mi indicava dentro, la strada verso casa. Comprendi allora perché sei un piccolo uomo? Comprendi l’infinito progetto che Dio ha per te?”.

 

- “No, Francesco caro, non comprendo ancora. Forse sarò deriso e preso per pazzo. Quando tutto tace, c’è solo l’infinita dolcezza della voce di Chiara, che come una madre accoglie quel figlio che non ha mai avuto, un bambino lasciato nudo, davanti al portone di san Damiano”.       

 

- “Benedici allora questa tua condizione, perché assieme a Chiara avrai mille altre madri, le sue sorelle. Queste sorelle che hanno abbracciato la vita in Dio, e che cercando Lui hanno trovato te”.

 

- “Grazie Francesco, dovrei meditare una vita intera, sul significato profondo di ogni tua parola. Aiutami a tener fede all’impegno preso, aiutami a far ardere una piccola scintilla della tua fiamma, nel cuore di chi incontro o di chi si rivolge a me, per trovare il tuo conforto e la tua benedizione”.

 

- “Conosci bene le mie parole di un tempo: Il Signore ti custodisca e di dia pace, il Signore rivolga a te il Suo sguardo e ti benedica. Va in pace, cammina in pace come frate Leone, come fratello Lupo, come fratello Agnello. Comprendi come questa pace non fosse solo per frate Leone e oggi è più valida di ieri. Nel cuore umano è cresciuta la gelosia, la rabbia e la competizione. Molti si professano Suoi messaggeri e poi negano l’umiltà, il servizio al prossimo, l’essere ultimi. Dimenticano le sommesse parole di Chiara: “Non per me Signore, non per me…” e cercano il trionfo dell’ego, denaro, abiti rappresentativi e musiche trionfanti dove il canto dei bambini si è perso. Non è più un dolce sentire. Comprendi allora perché devo scuotere il tuo cuore, perché questa fiamma deve restare pura?”.  

 

- “Si lo comprendo Francesco, grazie”. 

Caro Nicola, è da tempo che non ti scrivo. Ho trascorso un lungo periodo nel quale ho cercato di fare il mio cammino in solitudine, ma non sola. Non mi sento sola perché ho gli Angeli che, in forma fisica e in forma spirituale, sono convinta che mi stiano accanto e guidino e proteggano i miei passi. Il mantra è sempre con me e mi dà pace e serenità. Ma un cosa te la voglio raccontare.

 

Vengo fuori, solo da un mese, da un’esperienza allucinante, da cui non mi sono ancora ripresa completamente. Il giorno 23 febbraio c.a. mentre uscivo dalla mia lezione di canto, che ho sempre vissuto con gioia e serenità, e mentre con lucidità e ponderatezza (potrei descrivere ogni cosa di quel momento in quanto ero presente a me stessa), mentre attraversavo la strada sulle strisce pedonali (ero quasi già al centro della strada e stavo guardando ormai alla mia destra per attendere che qualche auto si fermasse), vengo investita in pieno da un auto che sopraggiungeva ad alta velocità da sinistra. Non ho visto, né sentito nulla (perché non ha assolutamente frenato, né suonato il clacson). Non ho sentito dolore, solo un gran silenzio e mi sono detta: “non è possibile”.

 

Si, non è possibile che ancora una volta, per motivi non dovuti alla mia condotta non errata anche stavolta, cada vittima di qualcosa che non dipende da me, qualcosa che non mi appartiene. Ho percorso ben attenta quel tratto di strada, eppure è successo. Dopo aver perso del tutto coscienza e rendendomi conto che stavolta non potevo farla franca (sapevo a cosa andavo incontro, perché sono un medico e per le mie patologie e terapie sapevo degli esiti di un tale trauma), avvisavo, ma senza aver paura e panico, che sarei morta a breve. Ero convintissima di stare per morire per una diffusa emorragia cerebrale e/o addominale. La gente attorno a me piangeva ed io ero lì immobile con un fortissimo dolore alla colonna vertebrale. Di fatto, dopo i primi controlli ed esami, non ho riportato nulla di veramente significativo. Io dico che ne sono uscita illesa. Porto il busto per una lieve incrinazione ad una vertebra.

 

L’emorragia a livello della membrana cranica (sub aracnoidea) così come l’ematoma ai polmoni e alla pleura, sono completamente spariti. In più, quello che è rimasto e si è manifestato quasi subito, è stata una profonda gioia e riconoscenza all’ universo per la grazia della vita, ancora una volta sono stata salvata. E, a costo di sembrare ridicola, ho manifestato questa gioia da subitissimo e nei confronti di tutte le persone che incontravo. “Sono miracolata” dicevo a tutti. A qualcuno sarò sembrata pure pazza, ma non importa. Le grandi ali angeliche mi hanno coperto e protetto da ogni male. La conducente dell’auto ha dichiarato di assumersi la completa responsabilità dell’accaduto (era distratta e non mi ha visto).

 

Quando sono stata in grado di muovermi, sono andata nella chiesetta dell’Ospedale che è dedicata a San Giuseppe Moscati, di cui non conoscevo l’esistenza, ma di cui avevo visto il film qualche giorno prima. La mia fede è solida e ancora più forte e ne do testimonianza al mio prossimo. In questa circostanza ho incontrato tanta sofferenza, tanta solidarietà, tanto amore, e tanta dignità nella sofferenza. E ho appreso tanto. Ti mando un forte abbraccio. Se hai qualche messaggio per me dal cielo, io sono qui ad ascoltare. Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti amo.

 

Oltre la vita

 

Cara amica grazie di avermi scritto e per avermi reso partecipe della tua esperienza, del miracolo che hai vissuto e della fede, che in te, si è accresciuta e fortificata.

 

Sono giorni che Francesco mi parla di te, ma i vari impegni, hanno ritardato un po’, il momento in cui sono riuscito a trascriverti la sua risposta. Nulla avviene a caso. Sono sicuro che questo mi ha permesso di rimanere in contatto con te, e in qualche modo collegato, alla tua energia e alla sua. Come ben sai in questo periodo molte sorelle si stanno risvegliando, Francesco chiama nel silenzio, Chiara chiama nel silenzio.

 

Ecco vedi, mi è bastato scrivere i loro nomi per sentire i miei occhi velarsi di lacrime, e partecipare a una forte commozione. Ora entro nella Vigna, dove l’aria festosa esprime una grande gioia.

 

Francesco ha affidato a Chiara il compito di accogliere ogni sorella che si risveglia e che comprende i segni e i miracoli del Suo amore. Portandoti con me, mano nella mano, varchiamo assieme il cancelletto della sua Vigna. Ora la mia mano affida la tua a quella di Chiara, che con occhi ricolmi di un’infinita dolcezza, ti sorride e ti dà il benvenuto.

 

- “Amata sorella chiedi messaggi al cielo, quando dal cielo hai ricevuto miracoli e benedizioni, resta con noi”. Con queste parole Chiara ha espresso ciò che il cuore di Francesco sente, il motivo per il quale tutta la Vigna è in festa.

 

- “Sorella cara, al nostro primo incontro non eri pronta, chiedevi ma non ascoltavi la mia risposta, invocavi amore e non realizzavi quanto eri già amata. Hai scelto il tuo cammino e ora torni a me, dopo il più grande dei miracoli: la rinascita, la guarigione del corpo e dell’anima. Sorella cara, anche questa volta sai che potrai scegliere se restate con noi o meno. Chiara ti ha accolto, io ti accolgo. Il nostro nuovo ordine è fondato solo su un precetto: vivi al servizio del tuo prossimo, nel Suo amore. Ti senti pronta? Rimani allora. Resta con noi”.

 

Queste parole di Francesco, dono di letizia al cuore, arrivano pochi giorni prima della Pasqua, simbolo di vita nuova nello spirito.

 

Amica mia, sorella cara, in questa tua nuova vita, la bambina che è rinata in te, finalmente potrà sentirsi amata, immensamente amata. La tua felicità sarà luce, illuminerai il cielo intero e quando Francesco guarderà lassù nel firmamento, la bellezza delle stelle gli ricorderà che ora una di quelle stelle brilla di più nella tua grazia e nel Suo amore.      

Caro Nicola, sei una persona splendida e profonda, un’anima buonissima! Vorrei capire meglio la pulizia e il momento in cui tutto si trasmuta nella infinita e pura luce del Creatore Divino. Fatico, le mie memorie sono dolorose e molto forti. Alcune troppo radicate in me e nel mio bambino interiore.  Di lui non mi sono mai presa cura, perché sottoposta a stress, tensioni, responsabilità ecc. Con la scuola sto seguendo un corso dove si è menzionato il bambino interiore. Tu Nicola, cosa ne pensi? Mi sto un po' ritrovando e mi aiuta il concetto di pono. Immagino ci siano diversi livelli da raggiungere per una maggior consapevolezza del vivere pono. Ecco, mi sento un po' un pesciolino fuori dall’ acqua, anche se compaiono più sorrisi nel mio volto. Chiedo a Francesco di accompagnarmi sempre! Sto leggendo un libro che mi ha dato mia sorella. Vi ho trovato un passaggio che parla del non attaccamento: una bella impresa! Mia figlia parte per l’Inghilterra dopo Pasqua, mio marito lavora fuori e non è quasi mai a casa. Dopo alcuni "abbandoni" come si fa a non " attaccarsi". Certo, si accolgono le emozioni, si coltivano le relazioni e ciò che può ferire si lascia andare per ritornare su se stessi. Bellissimo, ma non ci si può arrivare dall' oggi al domani. Io leggo, seguo il tuo gruppo: meraviglioso!  Ma ci sono dei momenti in cui mi blocco, giungono silenzi, non riesco a essere presente, ma non vorrei che pensassi che non voglio più farne parte.  Spero tra un pensiero e l’altro tu mi abbia compreso.

 

Ora ti racconto un po’ di me. Sono una persona paziente: lavoro nella scuola dell'infanzia, con bambini dai 3 ai 6 anni. E’ un lavoro molto faticoso. Nonostante tutto un vissuto drammatico, concretamente parlando, svolgo il mio lavoro con passione e i bambini mi vogliono un bene del mondo, tanto che mi commuovo a pensarci! La mia bambina non l’ho mai coccolata né curata e forse mai capita, ma non perché lei non lo volesse, bensì perché non ho potuto! Ero chiamata porcospino, perché ero sempre sulla difensiva, avevo una grande paura. Ultimamente, mi piace essere come loro: una bambina. Mi pongo al loro livello, seguo i loro ritmi, le loro fantasie, sto ai loro giochi e gestualità. Questo mi fa stare bene. Mi piace indossare cose da bambina e penso come una bambina. Lo trovo interessante! Mi piacerebbe scrivere sul gruppo, ma poi sento chiusura. In altri momenti sento più fluidità. In molti di loro è come se il passato non esistesse più, il futuro non ci appartiene. Qui e ora. Ci sto lavorando! Un abbraccio forte e gratitudine a gogò! Spero di incontrarti presto per abbracciarti di persona, fratello Nicola!

 

san francesco bacia il bambino gesù

 

Cara amica, tocchi molti temi e per molte cose hai già compreso e visto oltre, per altre fatichi ancora un pochino. Cercherò allora, in qualche modo, con l’aiuto di Francesco di spronarti maggiormente. Francesco adora le anime bambine e mi assicura che tu lo sei, hai ritrovato il sorriso, la gioia di vivere e la preghiera. Dai ancora un passo e ci sei! Partiamo allora da qui, il passo che ti manca, la tua prima domanda. Vuoi comprendere la trasmutazione divina, come Dio scioglie le percezioni limitate nell’infinita luce del Suo amore.

  

- “Francesco, fratello mio buongiorno! Vorresti parlare tu, spiegare tu il mistero della Grazia divina?”.

 

- “Amico, fratello, già conosci, già sai. La preghiera rivolta a Dio è sempre accolta. Un Padre nutre di vivo amore, riversa gioia e letizia nel cuore che si avvicina a Lui. Ma i suoi figli per poter sperimentare il Suo amore a volte seguono strade tortuose e impervie, piene zeppe di esperienze dolorose. Quando chiedete, il Padre risponde sempre sì, ma a volte la vostra comprensione non è sufficientemente matura, così quel sì deve diventare un sì, ma non ora. E’ il vostro tempo di attesa. Ciò che vi separa dall’amore. Voi lo chiamate ego. Abbandonatelo e l’attesa sarà immediatamente conclusa.

 

Altre volte ancora chiedete e il Padre risponde di no, perché per voi ha riservato il banchetto più suntuoso, la festa più bella. Per voi ha costruito il palazzo più grande, a voi ha donato il regno più bello! Ma di tutto questo non vi accorgete e siete convinti di vivere nel rifiuto alla vostra domanda, la più profonda delle ingiustizie. Allora vi sentite responsabili, cioè in colpa. Pensate di non aver ottenuto ciò che chiedevate perché avete speso la vostra fortuna, avete scelto ogni tipo di esperienza portandovi in essa sempre il filtro del giudizio.

 

A tutti questi figli, Dio dona sempre il Suo infinito amore e lascia vedere chiaramente la strada per tornare a Casa. La festa più ricca, il banchetto più opulento, la reggia più sfarzosa, il regno più vasto è ancora il vostro, aspetta solo voi, aprite gli occhi. Dunque non giudicatevi, perché nei vostri stessi confronti siete impietosi, bensì rammentatevi l’essenza del Padre, ciò che voi stessi siete, amore. Separate la responsabilità dalla colpa, perché sono concetti da sempre fraintesi. L’uomo responsabile sceglie l’amore, è consapevole che crea attraverso il pensiero, per questo il suo nutrimento è sempre l’amore e il frutto dell’amore è la pace. Sorella cara tu che vivi in mezzo ai bambini e ti prendi cura di loro, insegna a questi tuoi fratelli che la colpa non esiste. Far sentire in colpa qualcuno significa negare l’amore e chi nega l’amore, nega Dio.

 

Comprendo come tu possa affermare che a questo livello di consapevolezza non ci si arrivi così velocemente, ma piano piano, gradualmente. Uno dopo l’altro muovi tutti i passi necessari verso la tua meta, il primo di essi sarà la cura e l’amore verso la tua stessa bambina. Quando in un gruppo ti confronti con qualcuno, se non mantieni viva la tua consapevolezza, nella pratica della preghiera rivolta a Dio, pratica che ti riempie di quell’amore e di quella pace che è la Sua protezione e benedizione, allora rischi il naufragio, rischi di perderti nell’oblio di te stessa. E lì che nasce il pregiudizio, la critica e la separazione dall’amore.

 

Dunque in ogni situazione mentre ascolti qualcuno che parla, lascia il tuo amore fluire nelle Sue parole: Gesù pensaci Tu, mi abbandono a Te, Ti amo, grazie. Non dar peso alle parole di chi sta vivendo il tempo dell’attesa, ovvero il tempo dell’ego. Quell’ego non sei tu, lascialo tranquillamente morire. In te riconosco, la pace, la gioia e la serenità. Sei l’alba e il tramonto nei meravigliosi colori di Dio, sei il sorriso e la luce nei suoi occhi. Sei quelle meravigliose stelle ‘clarite e belle’ che ora illuminano un po’ di più il Suo cielo”.

 

- “Grazie Francesco, è sempre bello entrare in questa vigna, e al tramonto, ora che il cielo si riempie di stelle, lo è di più”.

 

- “Fratello caro, per questa amica, per questa nostra sorella, c’è un posto infinito nel nostro cuore, se lo desidera, accoglila! Nel Suo amore”.

 

- “Grazie”.              

Caro Francesco, immagino di averti qui davanti a me e queste mie lacrime senza fine, mi danno conferma della tua presenza. Come un passerotto sono qui a raccontarti, purtroppo non una meraviglia del mondo, mi dispiace, ma un fatto un po' triste, perché uno dei grappoli della vigna ha bisogno di cure. Che nostro Dio possa colmare i vuoti di un amico prezioso, un'amicizia d'anima.

 

Qualche giorno fa gli avevo consigliato di rivolgersi a te, ma poi è successo qualcosa. Lui vive in un paese abbastanza povero del Sudamerica, ma ha vissuto per tanti anni in altre zone del mondo, anche qui in Italia, dove ci siamo conosciuti. In questo momento, la situazione economica e politica in Ecuador è al limite della sopravvivenza, tranne che per i ricchi, sotto un'impronta dittatoriale, soprattutto dopo il tragico terremoto verificatosi la scorsa primavera.

 

Negli ultimi anni, da quando ha lasciato l'Italia, si ritrova spesso a vivere le stesse dinamiche: viene aggredito e quindi ferito per poi essere derubato. Viene aggirato e per vendetta condotto in carcere. Viene arrestato perché trovato "ubriaco" in strada. Riceve denunce non giustificabili e ora, dopo che la sua attività ha subito il declino (come tante altre nel paese), viene fermato alla guida di un’auto, da un poliziotto che lo accusa di avere addosso l'odore dell'alcool, quando assolutamente non corrisponde a realtà (da 2 anni ha smesso di bere). Il risultato è che deve scontare un mese di carcere e pagare una multa salatissima, non ultimo ha dovuto vendere il suo negozio.

 

Caro Francesco io lo so che in questa situazione c'è da fare una pulizia molto profonda, ho provato tante volte a coinvolgerlo in percorsi di ricerca interiore... È in gamba, davvero, ma probabilmente, davanti a sé ha un muro pesante, massiccio. Io so che se succede ancora, un'altra volta la prigione…  Allora è proprio da lì da quella prigione, che deve ripartire, riprendere le redini della propria vita e ritrovare se stesso. Ma adesso lui vuole solo scappare, pensa all'altrove...

 

Francesco adorato, mi rivolgo a te, come se si trattasse della mia stessa anima, perché a volte i suoi occhi diventano i miei e il suo cuore diventa il mio... Vorrei che le tue parole attraversassero il tempo e lo spazio e giungessero fino a lui in quella cella, oltre i muri, dall'altra parte del mondo, il segno di un raggio​ di luce che fermi il tempo e riporti la sua anima ad "essere" qui, nel presente. Perdonalo per avere detto che non crede nei santi, anche se crede nella presenza di Dio, però sai, indossa spesso la tua maglietta con la tua preghiera "il Cantico delle Creature". Con gratitudine. Una sorella.

 

Valerio-Bispuri-carceri-sudamericane

 

Sorella cara, non è facile leggere una lettera come la tua e non provare quel nodo in gola che non scende, quella forte commozione che scuote dentro, mentre le lacrime stanno già scorrendo e come al solito nessun fazzoletto a portata di mano.

 

Anche Francesco ha provato il carcere. Pochi ne parlano, pochi lo ricordano ma in quel carcere Francesco ha consumato il corpo, per iniziare a partorire la sua anima. I suoi occhi sono diventati ciechi al mondo e ha iniziato a vedere con gli occhi di Dio. Sorella cara, quel carcere lo ha intimamente provato e minato nella salute ma in quel carcere i suoi carcerieri non hanno potuto imprigionare la sua anima che Francesco in quell’occasione ha consegnato a Dio. Ora sorella mia, chiedo a Francesco amore, conforto per quest’uomo disperato, che nega ciò che ama intimamente, il mio Francesco.

 

 

- “Perdonami Francesco se intimamente ti chiamo così, ossia il mio Francesco. Perdonami, se troppo spesso mi rifugio nel tuo abbraccio, mentre moltissimi fratelli ti chiamano e cercano in te pace e conforto”.

 

- “Fratello mio, il racconto di quest’uomo, di questo fratello risuona profondamente in noi. Intimamente comprendi la tua paura del carcere e il tuo desiderio di viverlo per portare conforto a chi ora è richiuso, a chi ora prova violenza e disperazione, l’abuso di alcool e stupefacenti nel corpo, l’abuso del corpo stesso. Tutto accade tra mura silenziose che soffocano ogni grido e ogni tentativo di ribellione.

 

E’ forse questa la giustizia umana? Non calmare la tua coscienza in un sonno tranquillo, quello dell’indifferenza, ribellati. Qui non c’è amore, svegliati e portalo tu! Qui non c’è consolazione, alzati e portala tu! Entra in quel carcere e parla con chi ha l’anima straziata, con chi ha scelto di perdersi per poi avere il coraggio di ritrovarsi. Nelson Mandela, ha trascorso la sua vita in carcere. Quest’uomo invece non trascorrerà la sua vita in carcere, ma ha bisogno di uscire dalla sua prigione, quel penitenziario che tu stesso hai costruito dentro di te”.          

 

- "Francesco caro, comprendo benissimo come ogni mio pensiero crea e mantiene la realtà che sto vivendo. Comprendo benissimo che finché un solo figlio di Dio è in carcere, lo è per un mio pensiero limitante, per una percezione erronea dentro di me. Finché esisterà un carcere, sarà perché il mio pensiero non è ancora completamente pulito.

 

Francesco, ho voglia di gridare, ho voglia di continuare a parlare al mondo e nel mondo. Voglio dire uno ad uno, a tutti i fratelli e le mie sorelle che incontro: ‘Ribellati di fronte al sonno che ti coglie, ribelliamoci tutti di fronte al sonno che ci coglie’. Le carceri sono nei nostri pensieri, nelle nostre parole, nelle nostre azioni. Le ingiustizie sono la mia mancanza d’amore.

 

Scriverò, scriverò sempre, ogni giorno, per gridare che quella prigione l’ho costruita io dentro di me e che se ora vi è rinchiuso un mio fratello, questa è una mia precisa e inderogabile responsabilità. Quanto perbenismo nel mio parlare, l’essere accondiscendente con ogni pensiero e strumento di prigionia che toglie la libertà a me stesso e ai miei fratelli. Francesco perdonami. Quest’uomo deve riconquistare la libertà dentro di sé, ma lo può fare se pulisco il carcere che c’è dentro di me. Il tuo messaggio Francesco caro, mi è giunto chiarissimo. Nessuno sconto alla e per la mia coscienza. Il risveglio deve essere completo o non sarà mai un risveglio”.

 

- "Fratello caro, scuoti ancora, scuoti più in profondità, la mia voce in te ha appena iniziato a farsi sentire.

 

 

Parola di Francesco". 

Domenica, 26 Marzo 2017 09:51

LE PRIME LUCI A SAN DAMIANO

Scritto da

E’ una calda giornata di primavera nel giardino del Semplice. Due alberi di pesco sono in completa fioritura. Nati spontaneamente, alle estremità di quello spazio, pensato e dedicato a Nostra Signora delle Querce e delle Grazie, parlano al cuore, sussurrano all’anima. Una bellezza che forse ricorda gli occhi di Chiara, quegli occhi che Francesco amava chiamare ‘i laghi della sua anima’.  

 

lui e lei

 

- “Dimmi Francesco caro, è forse di lei che mi vuoi parlare?”.

 

- “Amico mio, fratello mio, alle prime luci dell’alba Chiara era sempre la prima a risvegliarsi nella sua piccola cella a San Damiano. I miei occhi la raggiungevano tramite il volo delle allodole e dei piccoli passeri, ma il mio cuore non la lasciava mai, nemmeno per un istante. Era sempre accanto a lei nella preghiera e nel Suo amore”.

 

Sento che portare questa testimonianza non sarà facile. Le parole hanno troppo pudore per uscire, si nascondono. L’emozione è così forte che il cuore di Francesco è un effluvio di lacrime.

 

- “Francesco caro quante volte mi hai abbracciato nella mia disperazione e nel mio sconforto. Permettimi ora di essere io ad abbracciare te, in questi che sono forse i ricordi più belli e teneri della tua vita. Ti assicuro che non sarò indiscreto, racconta solo ciò che vuoi”.  

 

- “Ho già lasciato il mio testamento spirituale, ma allora le parole scritte o dette pesavano più di macigni, per questo avevamo il canto e la poesia, per esprimere ciò che con naturalezza ci era precluso”.

- “Francesco caro, cos’è allora che, tra te e la tua piccola sorella d’anima, è rimasto in sospeso o forse inespresso?”

 

- “Fratello mio, vedi è bastata una tua sola frase. Dov’è finita la tua discrezione, la tua delicatezza?”.

 

- “Perdonami Francesco, ho ancora molte cose da imparare, vorresti essere tu ad insegnarmi tutto questo?”.

 

- “Il mio più grande rammarico, è stato di averla lasciata sola per troppi anni, di aver lasciato sulle sue spalle una responsabilità troppo grande”.

 

- “Francesco caro, non chiedermi più di scrivere queste cose. Non so in quale punto della mia anima mi sto nascondendo, per non lasciar scorrere le mie lacrime. Eppure al tempo stesso ti prego, parlami, racconta ancora!”

 

- “Chiara, piccola e dolce sorella, quanto hai saputo essere più forte di me in quei momenti di bisogno. Quanto mi hai spronato nel cammino. Quante lacrime che solo tu sapevi vedere hai asciugato. Per questo e per quello che solo i nostri cuori conoscono, ti ringrazio”.

 

- “Sono sicuro fratello mio Francesco, che lei ti ha perdonato. In cuor suo non ha mai pensato di avere qualcosa da perdonarti, ma comprendo benissimo, come forse per te, non sia stata la stessa cosa. Quella promessa di avere attenzione e solerte cura delle povere dame di Nostro Signore, chi l’avrebbe ora mantenuta? E poi la sua lunga malattia. Interminabili anni di solitudine, tormenti e sofferenze leniti solo dall’amore verso Dio”.

 

- “Sì fratello mio, tutto questo è forse il motivo per il quale ancora oggi non trovo il coraggio di guardare nei suoi occhi e tu questo lo comprendi bene. Molte persone non comprenderanno come sia possibile che un uomo, attraverso il quale Dio ha compiuto miracoli, non trovi il coraggio di guardare negli occhi una donna. Fratello mio, salda tu questo mio debito, guardala negli occhi. Lì ritroverai una parte di te, quel cielo clarito e bello che Nostro Signore ha riempito di stelle”.

 

Nel Suo amore. 

 

***

 

Fratello..

lasciata mai..

abbandonata mai..

Allora e sempre tu al mio fianco ..

Ogni filo d'erba parlava di te

Ogni alito di vento aveva la tua voce

Ogni battito d'ali la tua carezza

In ogni mia lacrima la sicurezza della pace delle nostre anime.

 

Nel Suo amore.

 

 

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