Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (174)

Domenica, 18 Febbraio 2018 08:40

MAI PIU' VESTITO

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Erano alcuni giorni che mi ronzava in testa il fruscio delle vesti di Francesco o forse, per meglio dire, sembrava quasi che quegli abiti non li portasse più, semplicemente li trascina, alzando polverosi ricordi e memorie di un tempo. Da giovane, seppure non molto alto di statura, la bellezza di Francesco aveva infiammato e la sua nudità strappato gli sguardi anche di chi non voleva vedere.

 

Francesco sorrideva, sapeva quanto ammirassi ogni cosa del suo corpo, anche i più piccoli lineamenti, perfezione ed estasi del miracolo divino.

 

Ne avevo già da un po’ percepito la presenza. Ero convinto che sebbene per pochi istati mi avesse portato con lui, nelle terre di spade e cavalieri, tra accampamenti di soldati e oasi del deserto.

 

 

Sorridendo mi rivolse la parola:

 

- “Un solo fotogramma della mente può contenere ricordi di vite intere, può aprire scale che scendono vorticosamente nel tuo pozzo per poi lasciarti affogare in fondo ad esso. Questa è la sete dell’anima. Il pozzo ha un’acqua preziosa. La scala sono tutti i gradini della tua mente, i filtri le paure, le angosce, le lame dei cavalieri e le lance che trafiggono il cuore.

 

Da quelle terre ogni sera ho scritto a Chiara, lettere che il tempo ha dissolto e le mani dell’uomo bruciato. Ho sempre cercato la sua consolazione, il conforto delle sue braccia, la sua voce che nel mio cuore ripeteva Francesco. Potrei ricordare una ad una, tutte le volte in cui mi ha chiamato, invocato, benedetto.

 

Come onde dell’oceano, come vortici di sabbia, echi lontani smuovevano i tessuti delle tende del deserto, lì dove non portavo più abiti. Ammiravo il mio corpo, mentre una sorte di compassione mi scuoteva l’anima fino alle radici e al mattino mi trovavo ancora assetato di ciò che la notte non mi aveva offerto.

 

Ecco fratello mio dove tu ed io ci assomigliamo, sappiamo volare, ma abbiamo costruito una scala che perennemente fa ancora un giro attorno a se stessa. Allora lasciati cadere giù nel pozzo, il prossimo olio che ti indicherò lo chiamerai Olio d’Acqua.

 

Le sue gocce aiuteranno nella pulizia dei gradini della mente e il varco di quell’unico fotogramma che ti ha riflesso l’inganno di ciò che hai identificato come bellezza fisica, mentre ciò che ti chiamava a me proveniva da un’altra sorgente. Comprendi quante stelle ci possono essere in un unico cielo e quanta acqua puoi trovare infondo al tuo pozzo?”.

 

acqua1

 

Ieri sera mio figlio di dieci anni mi ha chiesto se per quando sarò morto preferirei essere sepolto sotto terra oppure essere incenerito e che le mie ceneri siano poi disperse in cima ad una montagna.

 

- “Francesco caro, tornerò alla cenere, ma in quel momento per favore, raggiungimi tu e accompagnami assieme a te dal padre affinché cancelli la mia scala e mi permetta oggi, come quando ciò accadrà, di comprendere ed apprezzare tutto ciò che è semplicemente per quello che è, non una briciola di meno”.

 

Sapevo benissimo anche prima di digitare una sola lettera sulla tastiera del mio pc che Francesco mi avrebbe scosso, provocato, invitato alla riflessione, ma lasciato mai. Non si abbandona nessuno. Non per me Padre, per i più piccoli, per gli indifesi. Non per me Padre, per gli ultimi per quelli che vorranno comprendere.

 

- “Grazie Francesco, apprezzo e amo la tua anima infinitamente grande”. 

 

(Nda l'Olio d'acqua è un olio per il corpo va applicato sul petto e sulla zona dei reni e surreni). 

           

 

Domenica, 21 Gennaio 2018 19:30

SORELLA MORTE

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- “Buongiorno Francesco”.

 

- “Buongiorno amico mio”.

 

 

Avverto l’aria fredda dell’inverno, tutto ciò che viene azzerato. Avverto il silenzio ma ancora non ne sono abituato. In questi luoghi di pace sembra più vivo che mai il soffio di sora morte. È particolare come anche per esprimere la morte tutte le parole che si usano siano piene di vita, di fermento, di sottile vigore. Forse l’energia di questa sorella è molto più forte di quanto si possa pensare. Così mi apro con Francesco e gli chiedo se ne possiamo parlare.

 

distacco anima corpo

 

 

- “Fratello mio in questo periodo molte anime si sollevano verso l’alto, cercano l’amore che per una vita intera non hanno trovato, cercando la pace tra le braccia della grande Signora. In molti l’hanno dipinta inadeguatamente. Da molti è stata usata come strumento di paura, di controllo della libertà e del pensiero. Ricordi quando abbiamo parlato del freddo?

 

Esso annuncia la mia presenza, sono fratello di sora Morte così come di sora Vita. Frequentemente si usa l’espressione ‘è un corpo freddo come la morte, ha il pallore della morte’. Eppure quante volte l’ho vista e sentita accanto a me, quante volte abbiamo camminato assieme. Mentre ero tra i letti di sofferenza di chi non aveva più di un solo motivo per vivere… lei era lì sempre sorridente, asciugava lacrime e dolori. Accanto a me azzerava e creava nuova vita, si nutriva di perdono e nella riconciliazione lasciava il tempo di guarire.

 

Quanti fratelli sono morti tra le mie braccia, quanti fratelli morendo hanno compreso il significato più profondo della vita. Eppure non è necessaria la morte nel dolore e nella sofferenza per comprendere e riconciliarsi. Quando seppellite i vostri cari li accompagnate con fiori bianchi, il bianco colore della luce perfetta. E’ lo stesso colore del matrimonio e della nascita, così tornando al principio della vita, siete nel bianco nella vibrazione degli angeli di Dio. Restate uniti sempre, non separatevi da chi messaggero del Padre vi dona conforto e consolazione.

 

Allora fratello mio quando il freddo si fa più pungente, quando tutto scompare nella nuda terra, trova quella parola che dona speranza, trova quel seme che dona nuova vita e se anche dovessi bagnarlo con le tue lacrime, innestalo nel cuore che prova il più profondo dolore, rendendolo ricco con le parole più semplici e profonde, quelle dell’amore. Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo…

 

Che dentro te questo canto sia quello dell’usignolo che ringrazia Dio, dell’allodola che ogni giorno torna a volare su questo seme, aspettando il giorno in cui fendendo il terreno germoglierà la sua prima fogliolina. Allora tu come allodola sarai stato messaggera del padre nostro e potrai esprimere con gioia il tuo canto nell’aria".         

Mercoledì, 17 Gennaio 2018 18:44

CHE COS'E' L'HO-OPONOPONO DEL SEMPLICE?

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L’Ho-oponopono del Semplice

 

 

Francesco d’Assisi, il Semplice, otto secoli prima di Morrnah Simeona ne anticipa gli insegnamenti e il profondo lavoro interiore, riuscendo a cancellare le proprie memorie di dolore e sofferenza e a tracciare la via di un primo Ho-oponopono ante litteram. La via percorsa da Francesco è stata sempre la via del perdono, del servizio e dell’amore. Francesco è stato una semplice matita con la quale la mano di Dio scriveva. Ma Dio non scriveva su fogli di carta o pergamena, bensì sul cuore degli uomini che Francesco incontrava e che accoglievano il suo messaggio di pace. Per Francesco tracciare questa via non è stato facile.

 

Le prove che ha superato sono state molteplici come trovarsi faccia a faccia con il lupo, espressione di tutta la sua rabbia e paura. Il bacio al lebbroso ha significato accogliere e accettare ogni aspetto dell’umana debolezza in particolare la malattia, la discriminazione, il rifiuto del diverso. E se alla fine ha trovato un po’ di pace questa pace l’ha sempre condivisa e donata: «Il Signore ti dia pace» recitano le sue parole. Riassumere in poche righe, un processo durato una vita intera, può comportare il rischio di banalizzarlo, ma per Francesco, ogni sua più piccola conquista, è stata il frutto di un grande lavoro su se stesso.

 

 

FRANCESCO NUOVO

 

Nel suo viaggio in Oriente, l’incontro con un suo fratello d’anima il sultano di Damietta, porta Francesco a meditare profondamente. Le parole del sultano bruciano sulla carne di Francesco, già consumata e arsa da ciò che di sé egli non comprendeva:

 

 

-“L’occhio della mia anima vede solo un uomo che si umilia, disprezzando la forma che Dio gli ha dato. Sotto i tuoi stracci, intuisco solo piaghe, fratello… È questo il modo in cui ami l’Unico attraverso te stesso? Se non rispetti il tempio in cui accogli il tuo Signore, perché mai lo inviti in esso?” (citazione tratta da Francesco, l’uomo che parlava agli uccelli, Amrita Edizioni).

 

Francesco comprende. Sono parole che fanno male, molto male e al tempo stesso guariscono. Per ritrovarsi Francesco si deve perdonare, ma forse per tornare indietro e percorrere un’altra strada per lui è ora troppo tardi. Quella che ha tracciato è una strada senza ritorno. Questo viaggio in Oriente sui luoghi di nostro Signore, alla scoperta della vera vita del Cristo, lo turba profondamente. Pergamene vecchie di secoli e secoli, custodite da un mistico, raccontano la vita dell’uomo chiamato Joshua. Le nozze di Cana, Maria Maddalena, sposa di Joshua. La loro famiglia, la loro discendenza.

 

Nel cuore di Francesco un sogno, forse ora anche i preti potranno sposarsi. Forse ora potrò amare Chiara. Ma l’amore per Dio brucia più forte e al suo ritorno ad Assisi, il sogno di una nuova vita viene dolorosamente infranto dal vescovo, a cui Francesco consegna i preziosi manoscritti, che poi scompariranno per sempre. Così Francesco china il capo e vive nell’obbedienza, morendo forse per il dolore di essere stato tradito. Quella voce che gli aveva parlato: “Va Francesco e ricostruisci la mia chiesa”, lui l’aveva chiaramente fraintesa. Non era una chiesa di mattoni che Dio voleva fosse ricostruita, ma la chiesa dello spirito. Anche per questo Francesco si perdona e prima di chiudere i suoi occhi, confessa il suo amore a Chiara lasciandole il suo testamento spirituale, il Cantico delle Creature, nato per lei, ispirato da lei e che, come ultimo gesto, a lei dona.

 

 

In questa lode ritornano tutti gli elementi dell’Ho-oponopono del Semplice: il perdono, la riconciliazione, l’amore, la gratitudine e la pace.

 

 

Lodato sii, mio buon Signore,

per la grazia di quelli che perdonano

ricordandosi di Te dentro di loro

Per mezzo della Tua aratura

imparano dalle tribolazioni il cammino

paziente della pace

In loro Ti inviti, perché in Te essi si invitano

e prendono rifugio.

(citazione tratta da Francesco, l’uomo che parlava agli uccelli, Amrita Edizioni).

 

Le memorie di una vita intera, un’infinità di dolore, sofferenza e tutte le miserie umane sono state cancellate.

La Preghiera Semplice offre tutti gli strumenti di pulizia dell’Ho-oponopono ante litteram, l’Ho-oponopono del Semplice:

 

 

Dov’è odio, fa che io porti l’amore,

dov’è offesa fa che io porti il perdono,

dov’è discordia che io porti l’unione,

dov’è dubbio che io porti la fede,

dov’è errore che io porti la verità,

dov’è disperazione che io porti la speranza,

dov’è tristezza che io porti la gioia,

dove sono le tenebre che io porti la luce”.

Martedì, 09 Gennaio 2018 19:48

UN UOMO NUOVO

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Ho appena concluso la mia pulizia giornaliera. Ringrazio Francesco ogni volta che mi chiama a sé, ogni volta che mi risveglia respirando dentro di me. Forse oggi ho un motivo in più per ringraziarlo. Un motivo in più di ieri. Spesso lo sento silenzioso. Anche quando non parla lo ringrazio ugualmente. Sento la forza che usa per stringere saldamente le persone attorno a sé. È più di una colla, è la sua energia. Qualcuno direbbe la sua eresia. Per me è la sua forza d’amare e chi ama inesorabilmente attrae a sé. Tanto più sei solo, tanto più sei assieme a lui e lui non ti lascerà mai.

 

un uomo nuovo

 

- “Francesco caro, ho visto il tuo simbolo negli elmi dei Templari, ho visto la forza con la quale maneggi l’amore. È la tua spada. Con essa apri ogni sorta di passaggio fino all’anima e quando dai il tuo affondo per l’avversario è finita. Si piega a terra, cade, perdendo da ferite eteriche rabbia e ostilità, vergogne e paure di trovarsi solo di fronte a te. Tu uomo di Dio, nudo di fronte all’umanità”.

 

- “Fratello mio, finalmente cominci a vedere, finalmente apri gli occhi”.

 

- “La guerra è cruenta, atroce, senz’anima Francesco caro. Quando il sangue zampilla, so che non è per me. Non ho bisogno di bere sangue per comprendere il valore della pace”.

 

- “Fratello mio, vendi la tua spada, la tua corazza, il tuo mantello e il tuo scudo”.

 

 

Mentre Francesco mi parla osservo la paura in me, che mi stia chiedendo un voto di povertà, la vera povertà. Più volte su questo Francesco mi ha rassicurato, non mi sta chiedendo la povertà materiale. Allora mi faccio coraggio e ascolto ancora.

 

- “Quello che ti chiedo fratello mio è un voto di ricchezza. Rendi ricchi i tuoi fratelli con quell’amore che ti ho insegnato ad usare come una spada. Affonda, affonda sempre e allargando le braccia ripeti: questo è per te, questo è il dono di Francesco.

 

Per un po’ usa pure il mio nome. Poi lascialo cadere, Francesco appartiene a Madonna Povertà. Tu invece appartieni a Madonna Ricchezza, ricchezza d’amore. Quando avrai riempito il tuo calice potrai bere la vera pace, quella profonda, la pace cristica. Le donne dal sepolcro sono tornate con oli consacrati dalla forza cristica.

 

La Maddalena conosceva questa forza e la evocava a sé. Questa tradizione si è sempre mantenuta viva ed è passata da cuore a cuore, da anima ad anima. È vero che Chiara ed io eravamo talmente poveri da poter curare solo con le mani, solo con l’amore, ma in Oriente questi insegnamenti furono dati alla mia anima e dopo di me passarono a Chiara e alle sue sorelle.

 

Oggi questi oli tornano, tornano per rendere ricco il cuore dell’uomo, per rendere lucente la sua anima e per far vedere la luce ai suoi occhi, per questo a te viene chiesto solo di passarli. Non sarai il custode, ma colui che trasferisce, in questo senso nessuna gelosia dentro, lascia cadere l’ultima spina quella che vorrebbe trattenere qualcosa per sé”.

 

- “Ciò che chiedi Francesco, è già. Piccolo uomo, piccolo bambino, chiedo solo di apprendere ciò che insegni, ovvero l’amore assoluto”.

 

- “Porta le bianche colombe della pace sui tuoi pensieri e liberale nel cielo. Si vola senza pensiero. Si vola solo nell’amore. Ora va, torna a me quando puoi, ti aspetto sempre”.

 

- “Grazie Francesco, ti amo”.  

Quella mattina conversare con Cristina fu più illuminante del solito. Riflettevo se dovessi chiedere ai miei fratelli angeli consigli o indicazioni su come Francesco usasse i suoi oli. Dopo avermi fissato per brevi istanti negli occhi, rivolgendomi la parola disse:

 

- “Questa conoscenza è già dentro di te, non hai bisogno di chiederla a loro”.

Sapevo che era così che ancora una volta Cristina aveva fatto centro.

 

rosa

 

L’ultima conversazione con Francesco mi aveva colpito particolarmente. La cosa più difficile dopo le nostre conversazioni è quella di scegliere un’immagine che rappresenti ciò di cui abbiamo parlato. Normalmente scelgo una foto che rappresenti una provocazione e che quindi segua il  precetto di Francesco “scuoti sempre”.

 

Talvolta invece scelgo qualcosa di molto tenero e dolce, che mi ricorda la sua gentilezza. Dunque nello scegliere la foto per il brano ‘Le anime tormentate quelle come la mia – gli oli di Francesco’ dopo una ricerca durata per più di un’ora, Francesco mi suggerì l’immagine di un templare, mettendomi in mano una sorta di torcia per iniziare a far luce sulle nostre future conversazioni.

 

Apparentemente non vi era nessun nesso, ma non ne ero poi così tanto sicuro.

 

La rosa simbolo dei templari e della soave fragranza dell’amore era uno dei suoi oli preferiti: raro, prezioso, mistico e sensuale.

 

La conoscenza dell’uso degli oli gli fu trasmessa dal mentore del sultano, un vecchio saggio che viveva in un luogo deserto. Con questi oli Francesco imparò a curare le ferite emotive. Come curare le ferite dell’anima, Francesco lo apprese direttamente da Dio, attraverso la preghiera.

 

Il mentore del sultano gli insegnò a leggere e comprendere le emozioni del corpo ovvero le piccole fiamme dell’anima. Francesco sapeva di non poter rifiutare quell’insegnamento perché troppo prezioso per il cuore e per la vita.

 

- “Francesco fratello caro, quali sono le proprietà della rosa e cosa hai voluto curare attraverso il suo olio?”.

 

- “Fratello mio, lo sapevi che l’anima profuma?”

 

- “Magari potevo intuirlo Francesco caro”.

 

- “Se vorrai ti insegnerò a distinguere le anime dal loro profumo. La fragranza della rosa, rappresenta quella del fiore più maschile, il legno di rosa, la sua spina, il graffio che lascia sul cuore”.

 

- “Mi immagino lo stupore di molte donne quando leggeranno che il profumo di rosa è maschile”.

 

- “Ti dirò di più fratello mio è il profumo dei templari”.

 

D’un tratto pensai al profumo di sandalo e alle sue forti note di corteccia che nel mio abituale pensare era molto più abbinabile al temperamento maschile.

 

- “I falsi templari mischiavano le due essenze per non cospargersi il corpo di note floreali troppo delicate, ma il templare vero non avrebbe mai nascosto il profumo di rosa con quello di sandalo. Nel templare autentico le nozze tra la donna interiore e l’uomo interiore erano celebrate con un rito antico e dal sacro Gral beveva sia la sposa che lo sposo. L’unione era cristica. L’amore eterno”.

 

- “Ti lascio parlare Francesco, ma i nostri lettori, forse ci avranno già abbandonato”.   

 

- “Dunque vuoi sapere come si usa quest’olio. Tu sai già come prepararlo. Offrilo alla donna affinché curi l’uomo e all’uomo affinché curi la donna. Il Padre è Creatore e Creatrice, la Madre ha l’ovulo ma genera anche lo spermatozoo”.

 

- “Mi stai parlando di una sorta di androgenia Francesco?”

 

- “Nello Spirito tutto proviene dall’Uno, ricordi? Se vuoi curare il primo abbandono, la prima ferita, devi cancellare l’oblio della separazione dall’Uno”.

 

- “Comprendo Francesco. È forse questo il segreto dei Templari?”

 

- “Ve ne sono molti di segreti, ma per ciò che riguarda quest’olio, sarò io a curare con esso, quando lo userai”. A Chiara darai l’olio che le è stato conferito, perché anche lei faccia la sua parte. Completate voi il nostro percorso con le anime di questo secolo.   

 

- “Ora comprendo perché in ogni tuo monastero vi era anche un roseto! Grazie Francesco”.

 

Poi Francesco mi fa sorridere facendomi vedere come all’interno del suo nome ci siano tutte le lettere della parola rosa (f-R-A-n-c-e-S-c-O).

Domenica, 31 Dicembre 2017 08:38

LE ILLUSIONI DEL DESERTO

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Diverso da cosa, diverso perché?

 

 

- “Francesco caro mi sono svegliato presto questa mattina. Fuori fa molto freddo. Cerco la tua compagnia, il calore del tuo abbraccio. Forse così potremmo sentirci indissolubilmente fratelli. Assaporo il piacere di poter trascorrere parte di questa giornata assieme a te.

 

 

Molte persone in questi giorni si sentono sole e forse le più sole di tutte sono quelle dei luoghi affollati e dei cenoni. Sole perché il chiasso e la confusione anestetizzano la mente.

 

farfalla conciglia donna

 

 

Io invece desidero riscaldare il mio cuore, invitandoti a condividere con me un abbraccio eterno e poi rivolgere lo stesso invito a Chiara, Agnese, Beatrice, Leone e a te amica/o che leggi. Venite nel nostro abbraccio.

 

 

Quante ore al giorno passate al cellulare scorrendo in chat notizie inconcludenti. Allora Francesco caro cosa mi proponi?”.

 

Francesco mi porta nel deserto, un manto caldo di sabbia dorata e tanta luce riverberante. Una tenda e ricchi tappeti a terra, siamo ospiti. Ospiti di chi? Ospiti perché? È una donna Sophia, dentro di Sé porta conoscenze antiche, ataviche e forse è anche una vergine prostituta. Penso di aver sbagliato giorno, non era il momento più opportuno per scrivere e sono caduto in un cumulo di sciocchezze.  A terra viso rivolto al tappeto, sento Francesco inginocchiarsi accanto a me e tendermi la mano per rialzarmi. Mi giro verso di lui e sorrido. Rivivo riti antichi che si muovono veloci nella mia mente, riti di patriarchi, di dei immortali, riti del deserto. E poi ancora un simbolo la rosa del deserto.

 

 

- “È sempre dentro di te che puoi scoprire l’unica verità, quella che ti appartiene. Gocce di saggezza antica, l’amore eterno…” sussurra dolcemente Francesco.

 

Un click sulla tastiera e tutto sarebbe cancellato, nessuno saprebbe più…    

 

Chiedo a Francesco se sto mancando il punto se nulla di ciò che scrivo ha un senso.

 

Francesco allora ride, si siede accanto a me e mi dice:

 

- “Fratello mio sapessi quante volte mi sono chiesto se la mia vita avesse un senso, se la mia solitudine avesse un senso, se ciò che Dio voleva da me avesse un senso. Eppure è quando cadono le foglie in autunno che puoi vedere quelle che non si sono spostate molto dalle tue radici. Sono ferme lì ai tuoi piedi, ti hanno lasciato solo più spazio verso l’alto, affinché tu potessi osservare meglio il cielo, il sole e sentire così l’abbraccio del Padre. Vedi non eri solo neppure per un istante, tutti i tuoi amici erano con te, tutte le tue sorelle erano ai tuoi piedi, stese sopra le tue radici, quasi a formare un tappeto. Fratello Vento non ha portato via nessuno. Non vivere più in quell’illusione. La tenda che hai visto è dentro di te, portavi una ad una tutte le persone che in queste feste si sentono sole. Le riceveremo assieme, le benediremo nel Suo amore. Nessuna oasi è priva d’acqua. È qui che nasce la tua sorgente”.

 

- “Grazie Francesco, con infinito amore, grazie”.

Mercoledì, 20 Dicembre 2017 11:54

L'OLIO DEL PESCATORE

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Rincorrere Francesco non è cosa da poco. Per diverse settimane ero io quello che si faceva pregare, quello che distratto chiudeva la porta interiore. Francesco nella perfetta letizia bussava, ma il mio orecchio fingeva di non sentire.

 

Oggi rimpiango un po’ quei momenti in cui avrei potuto aprire la porta del mio cuore e lasciar entrare il poverello d’Assisi. Fortunatamente Francesco non ha cercato altre porte a cui bussare, pazientemente ha aspettato.

 

 

Siamo a pochissimi giorni da Natale e il cuore di Francesco vorrebbe offrire i suoi doni all’intera umanità, il primo il più prezioso fra tutti, la pace.

 

pescatori

 

 

Ogni casa si costruisce su solide fondamenta, ogni pace comporta uno sguardo diverso su quel mondo che noi siamo, su quella rivoluzione che abbiamo deciso di compiere per portar pace in noi stessi.

 

- “E sia Francesco, ti apro, entra!”.

 

- “Felice fratello mio che tu abbia deciso di aprire definitivamente e consapevolmente la tua porta. Possego la chiave, avrei potuto entrare da solo. Ma a cosa serve entrare in una casa deserta quando il padrone di casa è già uscito? A nulla. Valeva la pena aspettare che tu accendessi un fuoco dentro, che riscaldassi ogni stanza e che infine fosti tu a decidere quando aprire la porta. C’è un’espressione che dice: ‘il bene non fa mai rumore, è per questo che non lo si sente’. Comprendi ora cosa significa cambiare?”.

 

- “Qualche giorno fa Francesco caro mi hai parlato dei tuoi oli. So che sono dei balsami, il tuo dono di Natale per moltissime anime”.

 

- “Sì fratello mio, virare la nave da poppa a prua è un cambiamento di 180° ma se non sei un bravo capitano rischi il naufragio”.

 

- “Ecco Francesco che ritornano i temi che da sempre ti sono cari, il naufragio, la zattera, il coraggio di rimettersi in mare non sapendo se approdando all’altra riva si sarà ancora vivi nella carne o nello spirito”.

 

- “Mi piace come hai sintetizzato il mio pensiero. Allo stesso tempo hai spiegato magistralmente l’uso del primo olio la rinascita. Dona il primo olio a chi ha fatto naufragio nella vita e usalo come balsamo di nuova vita. Si può sempre ripartire. Non importa quanto doloroso e frustrante sia stato il tuo fallimento come uomo. Di fronte a Dio non hai mai fallito. Se riesci a comprendere tutto questo, se lo vedi nella persona che ti sta di fronte, allora applicale l’olio della rinascita e poi donale un piccolo flaconcino da portare con sé”.

 

Sintetizzare le parole di Francesco non è facile, trasmette come un’onda d’amore, dove la mia rete afferra come pesci le sue parole, parole che risuonano nel verbo cristico, parole che offrono sempre molto di più della speranza, offrono la vera pace quella del cuore.

Siamo sempre tutti bambini e anche quando diventiamo genitori, come bambini ci occupiamo di altri bambini, è questo ciò che mi ha insegnato Chiara pochi giorni fa.

 

Allora per oggi saluto Francesco che aggiunge solo poche altre parole: “l’olio della Rinascita puoi chiamarlo anche l’olio del Pescatore, è la fragranza delle anime rinate, quelle che si sono lasciate catturare dalle maglie della rete cristica, perché la morte per asfissia ai valori del mondo ha portato in loro alla rinascita dei veri valori dello spirito, il riconoscimento della fratellanza universale delle anime!”.

 

- “Buona giornata Francesco, ti abbraccio”.

 

- “Buona giornata fratello mio, pace e bene”.   

Giovedì, 14 Dicembre 2017 13:57

LE ANIME TORMENTATE QUELLE COME LA MIA

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Non avevo deciso né il giorno né l’ora: sapevo solo che Francesco mi aspettava. Quando chiusi gli occhi, invocando la sua presenza e quella degli angeli, un turbine di lamine a forma di foglie romboidali scese verso di me. Poi Francesco si avvicinò ad un grande albero e lo avvolse con un abbracciò che saliva verso il cielo.

 

olio1

 

 

La sua pelle diventava corteccia, le sue braccia nodosità d’albero.

 

Ciononostante, la sua forma restava distinta e la forza che promanava questo possente albero, sempre più grande. Era magnifico assistere a questa visione. Fratello Vento danzava maestoso e si elevava in alto fino a Dio, dove Francesco toccava l’anima del Padre e rendeva grazie in una luce sfavillante di mille colori. Quando poi la sua energia si spinse verso il basso, Francesco mi chiese di imporre le mani verso i tre oli che mi stava donando.

 

 

- “Il primo, la Rinascita, è per le anime tormentate, quelle come la mia, mi disse dolcemente Francesco”.

 

 

In quel momento più di ogni altra cosa avrei voluto abbracciarlo, sentire la sua pelle, quel profumo di legno e corteccia che nel cuore diventa balsamo di pace.

 

Lasciai scorrere una lacrima e gliela dedicai. Sapevo che spesso sono le persone che amano di più quelle che poi, nel naufragio della vita, chiudono il cuore.

 

 

- “Si fratello mio, quante volte il mio cuore ha fatto naufragio, ma spesso non si trattava di un vascello o un piroscafo. Il mio cuore era una zattera e ciò che lo univa non erano forti corde ma sfibrati filamenti, in procinto di cedere, alla nuova e squassante onda dell’oceano. Capisci ora cosa cura quest’olio?”.

 

Potevo solo annuire con la testa perché capivo quanto preziose fossero le sue parole.

 

 

- “Il secondo olio è quello della Guarigione Spirituale. Esso racchiude l’essenza del Perdono, la perdonanza, la vibrazione del cuore che compensa la sua aritmia ritrovando il battito universale. È l’olio che ho dedicato a Chiara perché lo consacrasse per le sue sorelle e ora lo condivido anche con te”.

 

 

Sapevo già che Chiara si sarebbe sciolta in lacrime e che quelle lacrime sarebbero diventate il sorriso più bello dell'intero cosmo.

 

 

- “Il terzo olio è la compassione. Forse ti sarà più difficile trovare persone che risuonino con questa vibrazione. Tutti desiderano la compassione, ma pochi osservano con il cuore, gli occhi della vita quando piangono. Pochi sanno provare la vera compassione. Sigilla chiudi questi oli in piccole ampolle. Sono e resteranno un dono gratuito per chi gratuitamente ha dato e ora gratuitamente riceverà. Queste piccole ampolle, infilate in un cordoncino grezzo, dovrai tu stesso metterle al collo di chi ti chiederà la mia benedizione”.

 

Sapevo che con queste ultime parole Francesco si stava congedando da me. Finalmente potevo piangere come ha fatto lui mille volte nella vita, grazie Francesco, grazie!

 

***

 

 

Sabato, 09 Dicembre 2017 17:35

LA PROFEZIA DI FRANCESCO

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Gira in internet una versione inedita o per meglio dire poco conosciuta del poverello d’Assisi ovvero quella di Francesco profeta. Se ne ha riscontro in un libro del 1880: “Opuscoli del Serafico Patriarca San Francesco d’Assisi”.

Il profeta

Le parole sarebbero state pronunciate da Francesco nel 1226 poco prima di morire:

 

 

“Si affretteranno a venire incontro gravi tempi di tribolazione e di afflizione nei quali dilagheranno oscurità e pericoli sia materialmente che spiritualmente, la carità di molti si raffredderà, e sovrabbonderà l’iniquità dei malvagi. Sarà slegata più dell’ordinario la potenza dei demoni, sarà deturpata la purezza immacolata del nostro culto e di quello di altri, fino al punto che pochissimi fra i cristiani obbediranno al vero sommo pontefice e alla chiesa romana: un tale, non eletto canonicamente, elevato al papato nel momento della sua tribolazione, macchinerà di consegnare a molti la morte del suo delirio. Allora si moltiplicheranno gli scandali, la nostra religione si dividerà, molti saranno da altri del tutto fiaccati tanto che non si opporranno ma si accorderanno con lo sviamento”.

 

- “Sono pronto Francesco caro, sono pronto ad accogliere la tua parola che da molto tempo per me è nutrimento e conforto. Dove sei?”.

 

- “Nella luce fratello caro, chi è nella luce ha sempre il coraggio di affermare la verità. Ma la verità quando scuote e fa vacillare non sempre è una verità comoda, non sempre è una verità accettata. Forse ora cominci a comprendere perché per molti più che in profumo di santità puzzavo di eresia. Apprezzo il tuo cuore perché non mi chiede se quelle parole sono le mie, le ha semplicemente riconosciute e accolte”.

 

- “Francesco, ammiro molto la tua diplomazia, non sei mai un colpo di cannone diretto, ma sempre un fuoco che accende la coscienza, che brucia nello spirito. Quel serafino che ti ha portato in dono le stigmate ha fatto proprio un bel lavoro, ti ha chiuso la vista esterna per lasciarti vedere completamente dentro. Così le tue parole sono diventate dono di profezia”.

 

- “Sì fratello mio, dono di profezia”.

 

- “Potresti caro Francesco, dire qualcosa su questa profezia?”.

 

- “Fratello caro, forse è il momento di togliere qualche castagna dal fuoco, di pregare per il risveglio, per i dormienti, per quanti credono ancora al lupo travestito d’agnello”.

 

- “Innocenzo III il papa che approvò la bolla della regola dei frati minori non era innocente. La chiesa, allora come oggi, non era fede ma politica. Le parole del Vangelo non vengono insegnate per ricordare all’uomo che è Figlio di Dio bensì per esigere obbedienza. Come può un pontefice affermare che non va bene parlare da soli con il proprio Padre, con Dio? Non sta insegnando l’amore e l’infinita bontà del Padre bensì trasmette paura ed esige l’obbedienza dello schiavo. Lo schiavo non avanza senza trascinare le sue pesanti catene. Lo schiavo non ha nessuna dignità, nessun diritto, ha solo il dovere di pagare. Così paga con la perdita della sua libertà, perde la libertà di pensare, non ne ha più alcun diritto. Forse questa è la peggiore schiavitù perché addormenta l’anima si accorda con lo sviamento. Fiaccata e stremata è preda di demoni e falsità e lascia che la purezza dell’amore venga braccata. Sento fratello mio che vorresti sapere qualcosa anche su questo papa, ma ti ho già fornito tutte le indicazioni per comprendere da solo le sue strategie e il suo operato. Comunque torneremo sull’argomento. Come un otre ti sei riempito e ora un po’ fatichi a contenere tutto ciò. Devi rimettere ogni cosa al suo posto nell’amore e nella carità che da sempre rappresenta la strada che ti indico di percorrere”.

- “Grazie Francesco, oggi mi hai reso un uomo un po’ più libero!”.

 

Brano scritto il 26 settembre 2017

 

 

Lunedì, 27 Novembre 2017 18:15

I DUE FRANCESCHI

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Sono da poco passate le 20.00, un’ora insolita per Francesco.

 

Lui di sera non mi chiama mai perché sa che crollo dal sonno. Forse però questa è un’occasione diversa, altrimenti Francesco non insisterebbe. Sono perplesso, non ho idea perché insista. Mi sorprende, sento che questa sera non è solo. Chiara è con lui.

 

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Digito le lettere sulla tastiera al buio, le lettere scendono sbagliate. Torno indietro e correggo, intuisco qualcosa di nuovo. Forse Francesco mi vuole parlare del periodo della sua cecità, di quando non vedeva più o meglio vedeva con altri occhi. Ecco perché Chiara lo accompagna. Ecco perché non sempre ciò che sembra viene visto correttamente.

 

 

Dobbiamo guardare con occhi diversi dai nostri.

 

 

Ancora molti errori si infilano l’uno dopo l’altro come perle di una collana, dove ogni errore aiuta a crescere, dove ogni volta che apri gli occhi hai superato un’illusione dell’ego e finalmente hai creduto perché qualcuno ti ha ridato la vista. Qualcuno dentro te ha guardato con occhi diversi dai tuoi.

 

Nel cuore mi sorge spontanea una domanda che rivolgo a Chiara:

 

- “Amata sorella, cos’è che Francesco non voleva più vedere oppure guardava con occhi diversi?”.

 

La voce di Chiara è calma e tranquilla:

 

- “Lo senti questo freddo, fratello mio? È il freddo del suo tugurio, quel freddo che Francesco ha sempre avuto e dal quale è nata la sua fiamma. Era quella fiamma a turbare la sua anima, si separava in più punte increspandosi e volteggiando maestosa per poi nascondersi nelle profondità del suo cuore. Nessuno conosce questo Francesco. In quei momenti si blindava e poi scoppiava a piangere come un bambino tra le mie braccia. Talvolta mi confondeva e spontaneamente lo chiamavo Giovanni. Era come se in lui ci fossero due Franceschi e non capivo più chi stavo abbracciando e chi tentavo di consolare. Anche voi oggi avete due Franceschi, dove uno usurpa un nome che non è il suo. Francesco è un nome di povertà, nulla a che fare con chi fa raccogliere soldi per ingrassare banchieri e mercanti d’armi”.

 

 

La stesura di queste parole procede ancora sommersa da mille correzioni che occultano errori nella coscienza, errori nel pensiero che poi diventano errori nella parola ed errori nell’azione. Ho perso il conto di quante lettere ho digitato in modo sbagliato ma forse guardare con gli occhi di Chiara è per me un’esperienza nuova.

 

 

Ero sicuro delle verità di Francesco, mentre ciò che vedeva Francesco non era più vero.

 

 

Per questo i suoi occhi fisici si chiudevano mentre si aprivano gli occhi della sua anima.

 

Francesco appoggia una mano sopra la mia e serenamente ora mi parla:

 

- “Se fossi stato io a raccontarti tutto questo forse non mi avresti creduto, per questo ho chiesto a Chiara di parlarti per me”.

 

- “Ho capito Francesco, mi chiedo semplicemente se i nostri fratelli e sorelle capiranno”. 

 

 

- “Certo che capiranno, qualcuno finalmente aprirà gli occhi e nell’assurdità di ciò che avrà letto capirà perché non vi era modo diverso di poterlo esprimere. Ora riposati, domani mattina completeremo il tutto. Buona notte fratello caro”.

 

- “Buona notte Francesco”.      

 

Due ore di sonno e la rabbia squarcia la notte.

 

Mi giro più volte nel mio letto, vorrei essere con Gesù nel tempio a buttare all’aria tutti quei banchetti di mercanzie autorizzati dalla chiesa stessa a vendere il nome di Dio.

 

Conosco la pulizia, recito il mantra dell’amore e benedico, Francesco e Chiara lo sanno, per guardare con occhi nuovi bisogna prima diventare ciechi.

 

Verso le tre del mattino il mio cuore con il balsamo di Chiara trova finalmente pace, mi addormento. So che al mio risveglio la Sua pace sarà nel mio cuore, pulito e cristallino. Grazie Chiara, grazie Francesco.  

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