Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (193)

Lunedì, 12 Marzo 2018 17:56

UN BAMBINO DIVERSO

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Caro Nicola sono sempre più convinta che sia stato san Francesco a mandati nella mia vita. Ti scrivo per raccontarti la storia di un bambino che ha già frequentato due asili prima di giungere nel mio.

 

Non desideravo assolutamente prenderlo poiché il mio asilo è strapieno. La sua mamma mi ha raccontato di aver fatto una preghiera a san Francesco, in seguito alla quale il giorno dopo, tutti le parlarono del mio asilo.

 

Così mi sono sentita di accogliere questo bambino proprio in virtù della frase detta dalla madre.

 

Ti premetto che mi aveva chiamato e mandato svariati messaggi (almeno trenta). Le rispondevo sempre di no. Così si è presentata all’asilo dicendomi la frase che ti ho riportato, in seguito alla quale decisi di prendere il bambino.

 

In trent’anni di lavoro è la prima volta che sono felice di aver trasgredito e di aver preso un bambino anche se sono stracolma perché ne aveva veramente bisogno.

 

Il bambino tempo un mese è cambiato dalla notte al giorno. Volevo raccontartelo perché è chiaro che tu fai parte di questo disegno divino.

 

Questo bambino sembrava fosse “ritardato” ma, in nemmeno un mese, è cambiato al punto tale che ora gioca, ride, si alza da solo e comincia a socializzare con altri bambini. Hai salvato un bimbo da una morte lenta perché interiore. Ora ha fatto tutti i controlli del caso e fisicamente sta bene. Grazie infinite.

a mano

 

 

 

 

Sabato, 10 Marzo 2018 18:10

UN INSOLITO POSTINO

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Nicola, puoi recapitare una lettera a Francesco. Ho dovuto scriverla.

 

Francesco, ultimamente mi hai fatto tanti doni, insieme a Chiara. La vostra presenza, non fisica, per assurdo mi arriva come una certezza di questa mia vita.

Nel mio piccolo mondo percepisco che il mio modo di "sentire" è più reale di ogni altra cosa, ma per il mondo là fuori non è, più di tanto, credibile.

 

Ho capito, Francesco, che se non dedico il mio tempo ad aiutare qualcuno che ne abbia veramente bisogno, non mi sento viva. Il mio cuore piange quando invece chi potrebbe fare tanto per gli altri, ad un certo punto si tira indietro.

 

Che senso ha, allora, sentirsi dire continuamente " tu sei speciale" se tanto l'esempio viene seguito da pochi o da nessuno? Per chi sarei speciale, Francesco? Per coloro che se ne lavano le mani perché tanto c'è qualcuno di speciale che già pensa a fare le buone azioni?

 

Ecco, non voglio sentirmi diversa. Voglio sentirmi uguale a tanti fratelli e sorelle che insieme cambiano dentro per migliorare il mondo fuori.

Che cosa sbaglio, Francesco, se chi mi sta di fronte ha ancora bisogno di raccontare una bugia? E non ha il coraggio di guardare negli occhi e di pronunciare le parole che possono regalare la libertà?

 

Lo so che tanto c'è da fare...quali sono dunque i passi?

 

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- “Sorella cara, piccola rosa, piccolo bocciolo, tenera come un pulcino, sei infinitamente cara al mio cuore. Non hai bisogno di nessuno per raggiungermi. È con gioia che vengo a te. Hai unito le tue lacrime alle sue, in un’unica perla d’acqua, un’unica perla di luce. Così in quell’occasione ho lasciato un segno sul tuo cuore. Ora puoi sentirmi più tangibilmente che mai. Mi senti come mi sente lui. Assieme darete certezza della mia presenza tra di voi. Tu così piccola per le tue sorelle.

 

Accoglierai nella purezza del tuo cuore il compito che ti affido?

 

Alle tue tenere mani di bambina lascio i miei oli, preziose note per lo spirito, preziosissime sinfonie per l’anima. Assieme vi state dando reciproche conferme in un universo che ha scelto la vostra semplicità per colorarsi di nuova luce.

 

Ti chiedi per chi sei veramente speciale se l’anima nella quale vorresti tuffarti si svuota come un bicchiere d’acqua tra le tue mani. Mi chiedi dove sbagli, osserva invece dove potresti migliorarti, dove potresti emanare ancora più luce ancora più colore. La margherita e la rosa non competono in bellezza. Il giglio e l’ortensia non hanno nessun motivo di rivalità. Si occupano solo di osservare i raggi del sole e di ringraziare per ciò che dà loro vita.

 

Se lo desideri ti porterò a bere l’acqua con la quale per la prima volta ho creato il quinto dei miei oli. In quel periodo ero innamorato e la mia acqua leggera. Camminavo a dorso nudo, mentre il vento caldo mi seccava la pelle. Le mani che mi accarezzarono provarono il mio amore, le mani che mi aprirono il cuore lenirono il mio dolore. Per questo la vibrazione di quest’olio poté elevarsi così rapidamente, perché l’amore era puro. Sperimenterai presto quest’olio piccola sorella. È fatto di leggerezza per il cuore e dolcezza infinita. Ha note particolari per molti sconosciute. Quando l’amore è solo prendere non puoi capire cosa dona quest’olio.  

 

Sorella cara mi chiedi quali sono dunque i passi.

 

Il primo è la resa, smettere di combattere, acquisisci la leggerezza dell’acqua.

 

Il secondo è la fluidità, resta curiosa e passa accanto ad ogni bicchiere osservando chi è pieno e chi è vuoto del sé.

 

Il terzo è la forza, resta credibile a te stessa, scegli di restare dentro, non esiste più nulla là fuori, continuare a sceglierlo sarebbe ancora come abbandonarsi all’oblio.

 

Ecco il quarto passo la leggerezza, quando non ero più per me ma per la vita donata e accolta. Non mi interessava tanto compiere buone azioni quanto sentirmi bene, in pace e leggero come l’acqua. Allora amare o essere amato non era più importante.

 

Il quinto passo è la limpida trasparenza, lascia vedere la qualità del tuo amore, non nasconderti più.

 

È così sorella cara che ti trovi a salire gradino dopo gradino in mezzo a esseri che ti avvertono come speciale perché la tua anima non si nutre più di bugie, è libera”.  

Francesco è qui con me. Ci addormentiamo assieme, ci risvegliano assieme. Il mistero dei templari continua nell’olio d’acqua, nella sua leggera fluidità. Mancano due passi mi sussurra Francesco, non fermarti ora.

 

Francesco mi chiede cosa sono in grado di accettare negli altri, e incalzando riprende:

 

- “Tutto ciò che accetti in un’altra persona è amore per te stesso perché hai abbattuto la distanza, la separazione che crea la mente tra te e lei. Questo è il sesto gradino essere compenetrabili e saper rimare se stessi come l’acqua nella terra. Senza l’acqua la terra sarebbe secca morta, se applichi allora questi sei gradini sei ad un passo dalla sorgente lo sguardo amorevole dell’universo. Questa è la qualità della tua piccola sorella fratello caro, il suo sguardo sul mondo, mai di condanna, mai di aggressione, sempre pronto ad accogliere e perdonare. Siete così simili e per essere due gocce d’acqua non vi siete accorti di essere nati dalla stessa lacrima”.

 

- “Grazie Francesco. Grazie per il dono di quest’anima che ora si è risvegliata con noi”.

“Qual è allora il settimo passo, Francesco?”

 

- “Nega l’amore e vivi ogni tipo di amore, sempre con l’umile rispetto con cui cogli un fiore”.

 

- “Grazie Francesco, grazie”.  

Incontro molte persone. Sono persone belle ma veramente belle dentro. Emanano luce ma non se ne accorgono. Attraversano la vita in punta dei piedi e temono di disturbare. Il loro timore è quello che per loro non ci sia tempo, che l’amore sia finito e che scomodare un santo sia troppo, non meritano tanto.

 

Così spingo ancora una volta quel piccolo cancello che porta alla vigna di Francesco e lo attendo seduto, in un punto che apre lo sguardo sulle colline. Il primo volo di rondini, annuncia già la sua presenza.

 

Qui i rami degli alberi accolgono ogni sorta dei piccoli amici di Francesco: allodole, passerotti, colombine e altri piccoli uccelli. Francesco arriva e dolcemente si siede accanto a me. I suoi occhi grandi abbracciano l’infinito e sollevano il cielo.

 

- “Francesco caro, quante anime di cercano, ma portare poi il tuo saio è un insegnamento che in pochi si sentono di voler imparare fino in fondo”.

 

Poco a poco l’aria si intiepidisce e si espande il dolce profumo della Rosa, so che Francesco è qui per ascoltare così riprendo a parlare:

 

- “Vorrei parlarti di un’amica in difficoltà. Ha le lacrime congelate e si sente vuota. Desidera chiederti aiuto. Si sente abbandonata dai suoi genitori, avrebbe tanto bisogno ma loro non ci sono mai. Lei è in ansia per suo figlio più grande, lo vede fragile. Ha sempre paura che si faccia prendere dalle brutte compagnie che lo circondano. La famiglia a cui teneva tanto si è sciolta per i soldi. Sente di essere protetta e ringrazia tanto tutti gli angeli che le sono vicini ma fatica a trovare le forze. Cerca sempre il lato positivo in ogni cosa ma si sente tanto stanca. Pensa Francesco che mi chiede scusa e si sente in colpa per avermi disturbato. Quanta bellezza in un cuore così, vero Francesco?”.

 

adolescente

 

- “Amico mio, non per te, per i più piccoli, non per te, per gli umili e gli indifesi, non per noi per gli ultimi, per i dimenticati… Conosco quest’anima, ha finito le sue lacrime e le ultime le si sono congelate. Pensa di aver perso tutto, sente lontani i genitori, sente il figlio trascinato verso le brutte compagnie e non osserva dov’è rimasta sola e abbandonata la sua bambina. Questa bambina è una dei piccoli a cui ti chiedo di donare amore e affetto.

 

Insegnale a spezzare questa terra tra le sue mani e a piantare le mie rose in mezzo a questo vitigno. Quando insieme avremo abbracciato la sua bambina troveremo nei suoi genitori, bambini che si stanno smarrendo nella vecchiaia e che ora sono tra gli ultimi, gli indifesi, i dimenticati.

 

Lei è come una pianta di questa vigna, ha grappoli che stiamo curando con infinito amore e grande tenerezza. La sua coscienza è desta, comprende e osserva la vita. Ma tutto questo non basta, non basta a muoversi nella giusta direzione. Il figlio la preoccupa. Sento la sua preoccupazione e l’aiuto che vorrebbe dargli perché lo sente indifeso verso la vita, fragile vaso di cristallo, trasportato su una strada scoscesa. Cosa fare allora?

 

Invitala tra i Semplici, nella scuola che insegna tutto ciò di cui lei ha bisogno: la semplicità, la pace, l’amore verso i bambini e soprattutto come accudirli. Tu offrile questa opportunità. La scelta sarà sua. Al primo incontro donale l’Olio di Rosa e dille ‘questo è il dono di Francesco per te’.

 

In quel momento le sue lacrime di ghiaccio si scioglieranno e da questa vigna sentiremo in lontananza le campane a festa di San Damiano”.

 

- “Francesco caro, hai il dono di sollevare il cielo ma fortunatamente non quello di asciugare le lacrime che con te scorrono sempre come torrenti. Benedico questi torrenti, rappresentano i fiumi del cuore con le loro rapide forti e increspate, che dopo i singhiozzi sfociano negli oceani di pace che offre il tuo cuore. Grazie”.

Mercoledì, 28 Febbraio 2018 17:12

LA GRATA DI SAN DAMIANO

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Quando il tepore delle prime giornate di sole sembra annunciare l’imminente primavera, l’aria a San Damiano pareva improvvisamente diventare più fredda, se non addirittura gelida. Ormai da diversi anni Francesco aveva lasciato il corpo ma tra le mura di san Damiano, al di qua della grata, si sentiva ancora il suo respiro e la forza del suo viso quando vi si appoggiava.

 

grata di santa Chiara

 

 

Era quello il posto di San Damiano più amato da Chiara, quella piccola stanzetta e quella grata da dove Francesco sbirciava impaziente il suo arrivo. Quando poi all’arrivo di lei cercava di afferrarle le mani, Chiara benediceva quelle sbarre di ferro che portavano impresse il loro amore e custodivano tutti i loro segreti.

 

Ai loro incontri non assisteva nessuno.

 

Le loro parole e i loro ricordi rimanevano muti in quella grata. Entrambi chiudevano gli occhi e rivivevano i momenti più belli della giovinezza, in particolare quella di Chiara, quando ancora bambina da dietro le tende lo ammirava passare sotto casa.

 

Seguivano poi i ricordi nati lungo le vie di Assisi, in quella piccola chiesetta ricostruita in fondo alla valle e i momenti della giovinezza fatti dei molti incontri con Francesco quando lui parlava e le insegnava l’amore umile.

 

Gli sguardi e le carezze dell’anima, sprigionavano l’infinita dolcezza del suo amore, quella tenerezza che non sarebbe stata capace di fare del male al più piccolo insetto.

 

Quando portarono a Chiara il corpo spento di Francesco, lei lo ringraziò per quell’ultimo saluto, saldo di una promessa eterna.

 

- “Perché Francesco questo freddo, quando tutto annuncia la primavera?” gli chiese silenziosa.  

 

- “È il nostro voto di povertà sorella cara, è il cammino che abbiamo scelto nella semplicità delle nostre anime che come valore hanno solo Dio”.

 

Il lamento delle campane di San Damiano era straziante nel cuore di Chiara. Così con le sole parole che le rimasero, dopo essersi fatta forte, gli sussurrò: “Ora va Francesco, va e non voltarti indietro”.

 

Per Francesco la povertà era la più grande gioia e la più grande ricchezza che condivideva con le sue sorelle.

Francesco caro non è facile per me scriverti… Anzi non pensavo di dover scrivere quello che sto per chiederti. Ho conosciuto Nicola e Marina due anime meravigliose. Finalmente sono arrivata ad una consapevolezza della mia vita. Avevo ormai deciso di lasciare mio marito perché non lo amo più e non sono più felice. Ho scoperto per la prima volta nella vita cosa vuol dire amare una persona, farla felice. L'amore è corrisposto. Siamo due anime gemelle. Purtroppo rischio di perderlo. Non avendo ancora lui una sua indipendenza economica, i suoi genitori vogliono portarlo via dall'Italia. Vogliono andare a vivere in un altro paese. Lui non vuole. Ha sempre sofferto per questo loro comportamento autoritario nei suoi confronti. Non gli hanno mai dato un'opportunità di dimostrare chi fosse veramente. Solo con me è se stesso. Io non voglio perderlo. Lui vuole stare con me. Ti chiedo ora Francesco caro se il nostro amore trionferà un giorno. Riusciremo a vivere felici insieme? Sono distrutta. Perché abbiamo dato tanto per questo amore. Ne abbiamo passate tante. Ti prego aiutami tu.

 

donarsi

 

Francesco caro, ho dato a questa amica una prima risposta nata di getto. Le ho spiegato che le tue risposte non sono veggenze ma aiuti per comprendere e capire, farsi forti e coraggiosi, certi che tutto il percorso serve per apprendere l’amore e forse più che l’amore terreno quello divino. Così l’ho rassicurata che avrebbe avuto la tua risposta ponendole a mia volta una domanda. Le ho chiesto se dopo la tua risposta avrebbe voluto amare ancora come una donna oppure avrebbe cercato di amare come ama Dio?

 

Lei mi ha risposto che ha sempre amato Dio ma che pensava che Dio volesse anche la sua felicità accanto al suo uomo. Ora Francesco mi sembra di aver parlato abbastanza, forse troppo. Se puoi offrici le tue parole ascolteremo assieme.

 

- “Fratello caro, amico e figlio, nell’eterno ritorno delle anime molto frequentemente ci si riconosce e si desidera stare assieme. Ogni occasione è preziosa maestra, consigliera e amica. Talvolta la mia voce è un’eco nel mare di Dio. Vedo tutte queste anime che si amano ma che in qualche modo hanno scelto percorsi tortuosi e irti cammini. Desiderano arrampicarsi a mani nude per raggiungere cime o vette mai sfiorate, sentieri meravigliosi per la conoscenza e l’esplorazione del proprio Io. Ma poi il coraggio di tagliare il cordone ombelicale dov’è?

 

Quest’uomo deve superare i dolci momenti del seno materno per ritrovarsi uomo sul suo seno. Lei ha ancora agganciati troppi filamenti al marito, filamenti che la riportano alla figura paterna con la quale restano nodi da sciogliere. Dunque questa coppia desidera essere felice assieme, ma lui è legato a una famiglia che tarpa i suoi voli e lei a un marito che con autorità e fermezza la controlla.

 

La mente sovrasta lo spazio del cuore. Lei ascolta la paura e non si lascia inebriare dalla pura gioia che dona l’amore. Chi ama, ama! L’amato o l’amata potrebbe essere in capo al mondo ma nessuna distanza separerebbe i loro cuori. Mia sorella Chiara sente ogni battito del mio cuore e tu senti ogni battito del suo? Se riesci a sentirlo la paura non ha motivo di esistere. La paura si nutre di pensieri deboli, dietro ai quali l’amore è già fuggito.

 

Cosa significa allora essere anime gemelle? Sapere di appartenere l’uno all’altra, qualunque sia il vestito che in quest’incarnazione si indossa. Potreste essere madre e figlia, zio e nipote, fratello e sorella o sperimentare ogni altro tipo di parentela, cosa importa?

 

Il linguaggio dell’amore è eterno e non può nutrirsi di paura,pena la prigione dell’anima. Un’anima che si sente in prigione significa forse che ama veramente? Quando Chiara venne a farsi tagliare i capelli, per Dio lasciò ogni cosa. Quando mio padre ricco mercante mi lusingava con i suoi denari, per Dio lasciai tutto. Dunque se volete comprendere questa volta capirete, se non vorrete ascoltare torneranno i dubbi e domande su domande”.

 

- “Francesco caro ti chiedo di benedire questa coppia, perché possa comprendere il significato profondo delle tue parole e sperimentare un amore semplice”.

 

- “L’amore autentico ha una sola nota il dà. L’amore autentico si esprime con un solo sentire: la felicità. Qualsiasi sia l’esperienza che attraversa, l’anima che ama, ama. Allora la benedizione di Dio Padre sia sempre con voi, vi accompagni e vi custodisca nell’amore corrisposto e nell’amore solo, nell’amore semplice e nell’amore umile. Quando vi ritroverete assieme ai piccoli e agli indifesi, agli umili e agli assetati, avrete entrambi amore in abbondanza da donare. Allora nessun’altra cosa avrà un valore maggiore”.

 

- “Grazie Francesco, quante cose mi hai insegnato!”

Domenica, 18 Febbraio 2018 09:40

MAI PIU' VESTITO

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Erano alcuni giorni che mi ronzava in testa il fruscio delle vesti di Francesco o forse, per meglio dire, sembrava quasi che quegli abiti non li portasse più, semplicemente li trascina, alzando polverosi ricordi e memorie di un tempo. Da giovane, seppure non molto alto di statura, la bellezza di Francesco aveva infiammato e la sua nudità strappato gli sguardi anche di chi non voleva vedere.

 

Francesco sorrideva, sapeva quanto ammirassi ogni cosa del suo corpo, anche i più piccoli lineamenti, perfezione ed estasi del miracolo divino.

 

Ne avevo già da un po’ percepito la presenza. Ero convinto che sebbene per pochi istati mi avesse portato con lui, nelle terre di spade e cavalieri, tra accampamenti di soldati e oasi del deserto.

 

 

Sorridendo mi rivolse la parola:

 

- “Un solo fotogramma della mente può contenere ricordi di vite intere, può aprire scale che scendono vorticosamente nel tuo pozzo per poi lasciarti affogare in fondo ad esso. Questa è la sete dell’anima. Il pozzo ha un’acqua preziosa. La scala sono tutti i gradini della tua mente, i filtri le paure, le angosce, le lame dei cavalieri e le lance che trafiggono il cuore.

 

Da quelle terre ogni sera ho scritto a Chiara, lettere che il tempo ha dissolto e le mani dell’uomo bruciato. Ho sempre cercato la sua consolazione, il conforto delle sue braccia, la sua voce che nel mio cuore ripeteva Francesco. Potrei ricordare una ad una, tutte le volte in cui mi ha chiamato, invocato, benedetto.

 

Come onde dell’oceano, come vortici di sabbia, echi lontani smuovevano i tessuti delle tende del deserto, lì dove non portavo più abiti. Ammiravo il mio corpo, mentre una sorte di compassione mi scuoteva l’anima fino alle radici e al mattino mi trovavo ancora assetato di ciò che la notte non mi aveva offerto.

 

Ecco fratello mio dove tu ed io ci assomigliamo, sappiamo volare, ma abbiamo costruito una scala che perennemente fa ancora un giro attorno a se stessa. Allora lasciati cadere giù nel pozzo, il prossimo olio che ti indicherò lo chiamerai Olio d’Acqua.

 

Le sue gocce aiuteranno nella pulizia dei gradini della mente e il varco di quell’unico fotogramma che ti ha riflesso l’inganno di ciò che hai identificato come bellezza fisica, mentre ciò che ti chiamava a me proveniva da un’altra sorgente. Comprendi quante stelle ci possono essere in un unico cielo e quanta acqua puoi trovare infondo al tuo pozzo?”.

 

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Ieri sera mio figlio di dieci anni mi ha chiesto se per quando sarò morto preferirei essere sepolto sotto terra oppure essere incenerito e che le mie ceneri siano poi disperse in cima ad una montagna.

 

- “Francesco caro, tornerò alla cenere, ma in quel momento per favore, raggiungimi tu e accompagnami assieme a te dal padre affinché cancelli la mia scala e mi permetta oggi, come quando ciò accadrà, di comprendere ed apprezzare tutto ciò che è semplicemente per quello che è, non una briciola di meno”.

 

Sapevo benissimo anche prima di digitare una sola lettera sulla tastiera del mio pc che Francesco mi avrebbe scosso, provocato, invitato alla riflessione, ma lasciato mai. Non si abbandona nessuno. Non per me Padre, per i più piccoli, per gli indifesi. Non per me Padre, per gli ultimi per quelli che vorranno comprendere.

 

- “Grazie Francesco, apprezzo e amo la tua anima infinitamente grande”. 

 

(Nda l'Olio d'acqua è un olio per il corpo va applicato sul petto e sulla zona dei reni e surreni). 

           

 

Domenica, 21 Gennaio 2018 19:30

SORELLA MORTE

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- “Buongiorno Francesco”.

 

- “Buongiorno amico mio”.

 

 

Avverto l’aria fredda dell’inverno, tutto ciò che viene azzerato. Avverto il silenzio ma ancora non ne sono abituato. In questi luoghi di pace sembra più vivo che mai il soffio di sora morte. È particolare come anche per esprimere la morte tutte le parole che si usano siano piene di vita, di fermento, di sottile vigore. Forse l’energia di questa sorella è molto più forte di quanto si possa pensare. Così mi apro con Francesco e gli chiedo se ne possiamo parlare.

 

distacco anima corpo

 

 

- “Fratello mio in questo periodo molte anime si sollevano verso l’alto, cercano l’amore che per una vita intera non hanno trovato, cercando la pace tra le braccia della grande Signora. In molti l’hanno dipinta inadeguatamente. Da molti è stata usata come strumento di paura, di controllo della libertà e del pensiero. Ricordi quando abbiamo parlato del freddo?

 

Esso annuncia la mia presenza, sono fratello di sora Morte così come di sora Vita. Frequentemente si usa l’espressione ‘è un corpo freddo come la morte, ha il pallore della morte’. Eppure quante volte l’ho vista e sentita accanto a me, quante volte abbiamo camminato assieme. Mentre ero tra i letti di sofferenza di chi non aveva più di un solo motivo per vivere… lei era lì sempre sorridente, asciugava lacrime e dolori. Accanto a me azzerava e creava nuova vita, si nutriva di perdono e nella riconciliazione lasciava il tempo di guarire.

 

Quanti fratelli sono morti tra le mie braccia, quanti fratelli morendo hanno compreso il significato più profondo della vita. Eppure non è necessaria la morte nel dolore e nella sofferenza per comprendere e riconciliarsi. Quando seppellite i vostri cari li accompagnate con fiori bianchi, il bianco colore della luce perfetta. E’ lo stesso colore del matrimonio e della nascita, così tornando al principio della vita, siete nel bianco nella vibrazione degli angeli di Dio. Restate uniti sempre, non separatevi da chi messaggero del Padre vi dona conforto e consolazione.

 

Allora fratello mio quando il freddo si fa più pungente, quando tutto scompare nella nuda terra, trova quella parola che dona speranza, trova quel seme che dona nuova vita e se anche dovessi bagnarlo con le tue lacrime, innestalo nel cuore che prova il più profondo dolore, rendendolo ricco con le parole più semplici e profonde, quelle dell’amore. Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo…

 

Che dentro te questo canto sia quello dell’usignolo che ringrazia Dio, dell’allodola che ogni giorno torna a volare su questo seme, aspettando il giorno in cui fendendo il terreno germoglierà la sua prima fogliolina. Allora tu come allodola sarai stato messaggera del padre nostro e potrai esprimere con gioia il tuo canto nell’aria".         

Mercoledì, 17 Gennaio 2018 18:44

CHE COS'E' L'HO-OPONOPONO DEL SEMPLICE?

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L’Ho-oponopono del Semplice

 

 

Francesco d’Assisi, il Semplice, otto secoli prima di Morrnah Simeona ne anticipa gli insegnamenti e il profondo lavoro interiore, riuscendo a cancellare le proprie memorie di dolore e sofferenza e a tracciare la via di un primo Ho-oponopono ante litteram. La via percorsa da Francesco è stata sempre la via del perdono, del servizio e dell’amore. Francesco è stato una semplice matita con la quale la mano di Dio scriveva. Ma Dio non scriveva su fogli di carta o pergamena, bensì sul cuore degli uomini che Francesco incontrava e che accoglievano il suo messaggio di pace. Per Francesco tracciare questa via non è stato facile.

 

Le prove che ha superato sono state molteplici come trovarsi faccia a faccia con il lupo, espressione di tutta la sua rabbia e paura. Il bacio al lebbroso ha significato accogliere e accettare ogni aspetto dell’umana debolezza in particolare la malattia, la discriminazione, il rifiuto del diverso. E se alla fine ha trovato un po’ di pace questa pace l’ha sempre condivisa e donata: «Il Signore ti dia pace» recitano le sue parole. Riassumere in poche righe, un processo durato una vita intera, può comportare il rischio di banalizzarlo, ma per Francesco, ogni sua più piccola conquista, è stata il frutto di un grande lavoro su se stesso.

 

 

FRANCESCO NUOVO

 

Nel suo viaggio in Oriente, l’incontro con un suo fratello d’anima il sultano di Damietta, porta Francesco a meditare profondamente. Le parole del sultano bruciano sulla carne di Francesco, già consumata e arsa da ciò che di sé egli non comprendeva:

 

 

-“L’occhio della mia anima vede solo un uomo che si umilia, disprezzando la forma che Dio gli ha dato. Sotto i tuoi stracci, intuisco solo piaghe, fratello… È questo il modo in cui ami l’Unico attraverso te stesso? Se non rispetti il tempio in cui accogli il tuo Signore, perché mai lo inviti in esso?” (citazione tratta da Francesco, l’uomo che parlava agli uccelli, Amrita Edizioni).

 

Francesco comprende. Sono parole che fanno male, molto male e al tempo stesso guariscono. Per ritrovarsi Francesco si deve perdonare, ma forse per tornare indietro e percorrere un’altra strada per lui è ora troppo tardi. Quella che ha tracciato è una strada senza ritorno. Questo viaggio in Oriente sui luoghi di nostro Signore, alla scoperta della vera vita del Cristo, lo turba profondamente. Pergamene vecchie di secoli e secoli, custodite da un mistico, raccontano la vita dell’uomo chiamato Joshua. Le nozze di Cana, Maria Maddalena, sposa di Joshua. La loro famiglia, la loro discendenza.

 

Nel cuore di Francesco un sogno, forse ora anche i preti potranno sposarsi. Forse ora potrò amare Chiara. Ma l’amore per Dio brucia più forte e al suo ritorno ad Assisi, il sogno di una nuova vita viene dolorosamente infranto dal vescovo, a cui Francesco consegna i preziosi manoscritti, che poi scompariranno per sempre. Così Francesco china il capo e vive nell’obbedienza, morendo forse per il dolore di essere stato tradito. Quella voce che gli aveva parlato: “Va Francesco e ricostruisci la mia chiesa”, lui l’aveva chiaramente fraintesa. Non era una chiesa di mattoni che Dio voleva fosse ricostruita, ma la chiesa dello spirito. Anche per questo Francesco si perdona e prima di chiudere i suoi occhi, confessa il suo amore a Chiara lasciandole il suo testamento spirituale, il Cantico delle Creature, nato per lei, ispirato da lei e che, come ultimo gesto, a lei dona.

 

 

In questa lode ritornano tutti gli elementi dell’Ho-oponopono del Semplice: il perdono, la riconciliazione, l’amore, la gratitudine e la pace.

 

 

Lodato sii, mio buon Signore,

per la grazia di quelli che perdonano

ricordandosi di Te dentro di loro

Per mezzo della Tua aratura

imparano dalle tribolazioni il cammino

paziente della pace

In loro Ti inviti, perché in Te essi si invitano

e prendono rifugio.

(citazione tratta da Francesco, l’uomo che parlava agli uccelli, Amrita Edizioni).

 

Le memorie di una vita intera, un’infinità di dolore, sofferenza e tutte le miserie umane sono state cancellate.

La Preghiera Semplice offre tutti gli strumenti di pulizia dell’Ho-oponopono ante litteram, l’Ho-oponopono del Semplice:

 

 

Dov’è odio, fa che io porti l’amore,

dov’è offesa fa che io porti il perdono,

dov’è discordia che io porti l’unione,

dov’è dubbio che io porti la fede,

dov’è errore che io porti la verità,

dov’è disperazione che io porti la speranza,

dov’è tristezza che io porti la gioia,

dove sono le tenebre che io porti la luce”.

Martedì, 09 Gennaio 2018 19:48

UN UOMO NUOVO

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Ho appena concluso la mia pulizia giornaliera. Ringrazio Francesco ogni volta che mi chiama a sé, ogni volta che mi risveglia respirando dentro di me. Forse oggi ho un motivo in più per ringraziarlo. Un motivo in più di ieri. Spesso lo sento silenzioso. Anche quando non parla lo ringrazio ugualmente. Sento la forza che usa per stringere saldamente le persone attorno a sé. È più di una colla, è la sua energia. Qualcuno direbbe la sua eresia. Per me è la sua forza d’amare e chi ama inesorabilmente attrae a sé. Tanto più sei solo, tanto più sei assieme a lui e lui non ti lascerà mai.

 

un uomo nuovo

 

- “Francesco caro, ho visto il tuo simbolo negli elmi dei Templari, ho visto la forza con la quale maneggi l’amore. È la tua spada. Con essa apri ogni sorta di passaggio fino all’anima e quando dai il tuo affondo per l’avversario è finita. Si piega a terra, cade, perdendo da ferite eteriche rabbia e ostilità, vergogne e paure di trovarsi solo di fronte a te. Tu uomo di Dio, nudo di fronte all’umanità”.

 

- “Fratello mio, finalmente cominci a vedere, finalmente apri gli occhi”.

 

- “La guerra è cruenta, atroce, senz’anima Francesco caro. Quando il sangue zampilla, so che non è per me. Non ho bisogno di bere sangue per comprendere il valore della pace”.

 

- “Fratello mio, vendi la tua spada, la tua corazza, il tuo mantello e il tuo scudo”.

 

 

Mentre Francesco mi parla osservo la paura in me, che mi stia chiedendo un voto di povertà, la vera povertà. Più volte su questo Francesco mi ha rassicurato, non mi sta chiedendo la povertà materiale. Allora mi faccio coraggio e ascolto ancora.

 

- “Quello che ti chiedo fratello mio è un voto di ricchezza. Rendi ricchi i tuoi fratelli con quell’amore che ti ho insegnato ad usare come una spada. Affonda, affonda sempre e allargando le braccia ripeti: questo è per te, questo è il dono di Francesco.

 

Per un po’ usa pure il mio nome. Poi lascialo cadere, Francesco appartiene a Madonna Povertà. Tu invece appartieni a Madonna Ricchezza, ricchezza d’amore. Quando avrai riempito il tuo calice potrai bere la vera pace, quella profonda, la pace cristica. Le donne dal sepolcro sono tornate con oli consacrati dalla forza cristica.

 

La Maddalena conosceva questa forza e la evocava a sé. Questa tradizione si è sempre mantenuta viva ed è passata da cuore a cuore, da anima ad anima. È vero che Chiara ed io eravamo talmente poveri da poter curare solo con le mani, solo con l’amore, ma in Oriente questi insegnamenti furono dati alla mia anima e dopo di me passarono a Chiara e alle sue sorelle.

 

Oggi questi oli tornano, tornano per rendere ricco il cuore dell’uomo, per rendere lucente la sua anima e per far vedere la luce ai suoi occhi, per questo a te viene chiesto solo di passarli. Non sarai il custode, ma colui che trasferisce, in questo senso nessuna gelosia dentro, lascia cadere l’ultima spina quella che vorrebbe trattenere qualcosa per sé”.

 

- “Ciò che chiedi Francesco, è già. Piccolo uomo, piccolo bambino, chiedo solo di apprendere ciò che insegni, ovvero l’amore assoluto”.

 

- “Porta le bianche colombe della pace sui tuoi pensieri e liberale nel cielo. Si vola senza pensiero. Si vola solo nell’amore. Ora va, torna a me quando puoi, ti aspetto sempre”.

 

- “Grazie Francesco, ti amo”.  

Quella mattina conversare con Cristina fu più illuminante del solito. Riflettevo se dovessi chiedere ai miei fratelli angeli consigli o indicazioni su come Francesco usasse i suoi oli. Dopo avermi fissato per brevi istanti negli occhi, rivolgendomi la parola disse:

 

- “Questa conoscenza è già dentro di te, non hai bisogno di chiederla a loro”.

Sapevo che era così che ancora una volta Cristina aveva fatto centro.

 

rosa

 

L’ultima conversazione con Francesco mi aveva colpito particolarmente. La cosa più difficile dopo le nostre conversazioni è quella di scegliere un’immagine che rappresenti ciò di cui abbiamo parlato. Normalmente scelgo una foto che rappresenti una provocazione e che quindi segua il  precetto di Francesco “scuoti sempre”.

 

Talvolta invece scelgo qualcosa di molto tenero e dolce, che mi ricorda la sua gentilezza. Dunque nello scegliere la foto per il brano ‘Le anime tormentate quelle come la mia – gli oli di Francesco’ dopo una ricerca durata per più di un’ora, Francesco mi suggerì l’immagine di un templare, mettendomi in mano una sorta di torcia per iniziare a far luce sulle nostre future conversazioni.

 

Apparentemente non vi era nessun nesso, ma non ne ero poi così tanto sicuro.

 

La rosa simbolo dei templari e della soave fragranza dell’amore era uno dei suoi oli preferiti: raro, prezioso, mistico e sensuale.

 

La conoscenza dell’uso degli oli gli fu trasmessa dal mentore del sultano, un vecchio saggio che viveva in un luogo deserto. Con questi oli Francesco imparò a curare le ferite emotive. Come curare le ferite dell’anima, Francesco lo apprese direttamente da Dio, attraverso la preghiera.

 

Il mentore del sultano gli insegnò a leggere e comprendere le emozioni del corpo ovvero le piccole fiamme dell’anima. Francesco sapeva di non poter rifiutare quell’insegnamento perché troppo prezioso per il cuore e per la vita.

 

- “Francesco fratello caro, quali sono le proprietà della rosa e cosa hai voluto curare attraverso il suo olio?”.

 

- “Fratello mio, lo sapevi che l’anima profuma?”

 

- “Magari potevo intuirlo Francesco caro”.

 

- “Se vorrai ti insegnerò a distinguere le anime dal loro profumo. La fragranza della rosa, rappresenta quella del fiore più maschile, il legno di rosa, la sua spina, il graffio che lascia sul cuore”.

 

- “Mi immagino lo stupore di molte donne quando leggeranno che il profumo di rosa è maschile”.

 

- “Ti dirò di più fratello mio è il profumo dei templari”.

 

D’un tratto pensai al profumo di sandalo e alle sue forti note di corteccia che nel mio abituale pensare era molto più abbinabile al temperamento maschile.

 

- “I falsi templari mischiavano le due essenze per non cospargersi il corpo di note floreali troppo delicate, ma il templare vero non avrebbe mai nascosto il profumo di rosa con quello di sandalo. Nel templare autentico le nozze tra la donna interiore e l’uomo interiore erano celebrate con un rito antico e dal sacro Gral beveva sia la sposa che lo sposo. L’unione era cristica. L’amore eterno”.

 

- “Ti lascio parlare Francesco, ma i nostri lettori, forse ci avranno già abbandonato”.   

 

- “Dunque vuoi sapere come si usa quest’olio. Tu sai già come prepararlo. Offrilo alla donna affinché curi l’uomo e all’uomo affinché curi la donna. Il Padre è Creatore e Creatrice, la Madre ha l’ovulo ma genera anche lo spermatozoo”.

 

- “Mi stai parlando di una sorta di androgenia Francesco?”

 

- “Nello Spirito tutto proviene dall’Uno, ricordi? Se vuoi curare il primo abbandono, la prima ferita, devi cancellare l’oblio della separazione dall’Uno”.

 

- “Comprendo Francesco. È forse questo il segreto dei Templari?”

 

- “Ve ne sono molti di segreti, ma per ciò che riguarda quest’olio, sarò io a curare con esso, quando lo userai”. A Chiara darai l’olio che le è stato conferito, perché anche lei faccia la sua parte. Completate voi il nostro percorso con le anime di questo secolo.   

 

- “Ora comprendo perché in ogni tuo monastero vi era anche un roseto! Grazie Francesco”.

 

Poi Francesco mi fa sorridere facendomi vedere come all’interno del suo nome ci siano tutte le lettere della parola rosa (f-R-A-n-c-e-S-c-O).

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