Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (197)

Domenica, 31 Dicembre 2017 08:38

LE ILLUSIONI DEL DESERTO

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Diverso da cosa, diverso perché?

 

 

- “Francesco caro mi sono svegliato presto questa mattina. Fuori fa molto freddo. Cerco la tua compagnia, il calore del tuo abbraccio. Forse così potremmo sentirci indissolubilmente fratelli. Assaporo il piacere di poter trascorrere parte di questa giornata assieme a te.

 

 

Molte persone in questi giorni si sentono sole e forse le più sole di tutte sono quelle dei luoghi affollati e dei cenoni. Sole perché il chiasso e la confusione anestetizzano la mente.

 

farfalla conciglia donna

 

 

Io invece desidero riscaldare il mio cuore, invitandoti a condividere con me un abbraccio eterno e poi rivolgere lo stesso invito a Chiara, Agnese, Beatrice, Leone e a te amica/o che leggi. Venite nel nostro abbraccio.

 

 

Quante ore al giorno passate al cellulare scorrendo in chat notizie inconcludenti. Allora Francesco caro cosa mi proponi?”.

 

Francesco mi porta nel deserto, un manto caldo di sabbia dorata e tanta luce riverberante. Una tenda e ricchi tappeti a terra, siamo ospiti. Ospiti di chi? Ospiti perché? È una donna Sophia, dentro di Sé porta conoscenze antiche, ataviche e forse è anche una vergine prostituta. Penso di aver sbagliato giorno, non era il momento più opportuno per scrivere e sono caduto in un cumulo di sciocchezze.  A terra viso rivolto al tappeto, sento Francesco inginocchiarsi accanto a me e tendermi la mano per rialzarmi. Mi giro verso di lui e sorrido. Rivivo riti antichi che si muovono veloci nella mia mente, riti di patriarchi, di dei immortali, riti del deserto. E poi ancora un simbolo la rosa del deserto.

 

 

- “È sempre dentro di te che puoi scoprire l’unica verità, quella che ti appartiene. Gocce di saggezza antica, l’amore eterno…” sussurra dolcemente Francesco.

 

Un click sulla tastiera e tutto sarebbe cancellato, nessuno saprebbe più…    

 

Chiedo a Francesco se sto mancando il punto se nulla di ciò che scrivo ha un senso.

 

Francesco allora ride, si siede accanto a me e mi dice:

 

- “Fratello mio sapessi quante volte mi sono chiesto se la mia vita avesse un senso, se la mia solitudine avesse un senso, se ciò che Dio voleva da me avesse un senso. Eppure è quando cadono le foglie in autunno che puoi vedere quelle che non si sono spostate molto dalle tue radici. Sono ferme lì ai tuoi piedi, ti hanno lasciato solo più spazio verso l’alto, affinché tu potessi osservare meglio il cielo, il sole e sentire così l’abbraccio del Padre. Vedi non eri solo neppure per un istante, tutti i tuoi amici erano con te, tutte le tue sorelle erano ai tuoi piedi, stese sopra le tue radici, quasi a formare un tappeto. Fratello Vento non ha portato via nessuno. Non vivere più in quell’illusione. La tenda che hai visto è dentro di te, portavi una ad una tutte le persone che in queste feste si sentono sole. Le riceveremo assieme, le benediremo nel Suo amore. Nessuna oasi è priva d’acqua. È qui che nasce la tua sorgente”.

 

- “Grazie Francesco, con infinito amore, grazie”.

Mercoledì, 20 Dicembre 2017 11:54

L'OLIO DEL PESCATORE

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Rincorrere Francesco non è cosa da poco. Per diverse settimane ero io quello che si faceva pregare, quello che distratto chiudeva la porta interiore. Francesco nella perfetta letizia bussava, ma il mio orecchio fingeva di non sentire.

 

Oggi rimpiango un po’ quei momenti in cui avrei potuto aprire la porta del mio cuore e lasciar entrare il poverello d’Assisi. Fortunatamente Francesco non ha cercato altre porte a cui bussare, pazientemente ha aspettato.

 

 

Siamo a pochissimi giorni da Natale e il cuore di Francesco vorrebbe offrire i suoi doni all’intera umanità, il primo il più prezioso fra tutti, la pace.

 

pescatori

 

 

Ogni casa si costruisce su solide fondamenta, ogni pace comporta uno sguardo diverso su quel mondo che noi siamo, su quella rivoluzione che abbiamo deciso di compiere per portar pace in noi stessi.

 

- “E sia Francesco, ti apro, entra!”.

 

- “Felice fratello mio che tu abbia deciso di aprire definitivamente e consapevolmente la tua porta. Possego la chiave, avrei potuto entrare da solo. Ma a cosa serve entrare in una casa deserta quando il padrone di casa è già uscito? A nulla. Valeva la pena aspettare che tu accendessi un fuoco dentro, che riscaldassi ogni stanza e che infine fosti tu a decidere quando aprire la porta. C’è un’espressione che dice: ‘il bene non fa mai rumore, è per questo che non lo si sente’. Comprendi ora cosa significa cambiare?”.

 

- “Qualche giorno fa Francesco caro mi hai parlato dei tuoi oli. So che sono dei balsami, il tuo dono di Natale per moltissime anime”.

 

- “Sì fratello mio, virare la nave da poppa a prua è un cambiamento di 180° ma se non sei un bravo capitano rischi il naufragio”.

 

- “Ecco Francesco che ritornano i temi che da sempre ti sono cari, il naufragio, la zattera, il coraggio di rimettersi in mare non sapendo se approdando all’altra riva si sarà ancora vivi nella carne o nello spirito”.

 

- “Mi piace come hai sintetizzato il mio pensiero. Allo stesso tempo hai spiegato magistralmente l’uso del primo olio la rinascita. Dona il primo olio a chi ha fatto naufragio nella vita e usalo come balsamo di nuova vita. Si può sempre ripartire. Non importa quanto doloroso e frustrante sia stato il tuo fallimento come uomo. Di fronte a Dio non hai mai fallito. Se riesci a comprendere tutto questo, se lo vedi nella persona che ti sta di fronte, allora applicale l’olio della rinascita e poi donale un piccolo flaconcino da portare con sé”.

 

Sintetizzare le parole di Francesco non è facile, trasmette come un’onda d’amore, dove la mia rete afferra come pesci le sue parole, parole che risuonano nel verbo cristico, parole che offrono sempre molto di più della speranza, offrono la vera pace quella del cuore.

Siamo sempre tutti bambini e anche quando diventiamo genitori, come bambini ci occupiamo di altri bambini, è questo ciò che mi ha insegnato Chiara pochi giorni fa.

 

Allora per oggi saluto Francesco che aggiunge solo poche altre parole: “l’olio della Rinascita puoi chiamarlo anche l’olio del Pescatore, è la fragranza delle anime rinate, quelle che si sono lasciate catturare dalle maglie della rete cristica, perché la morte per asfissia ai valori del mondo ha portato in loro alla rinascita dei veri valori dello spirito, il riconoscimento della fratellanza universale delle anime!”.

 

- “Buona giornata Francesco, ti abbraccio”.

 

- “Buona giornata fratello mio, pace e bene”.   

Giovedì, 14 Dicembre 2017 13:57

LE ANIME TORMENTATE QUELLE COME LA MIA

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Non avevo deciso né il giorno né l’ora: sapevo solo che Francesco mi aspettava. Quando chiusi gli occhi, invocando la sua presenza e quella degli angeli, un turbine di lamine a forma di foglie romboidali scese verso di me. Poi Francesco si avvicinò ad un grande albero e lo avvolse con un abbracciò che saliva verso il cielo.

 

olio1

 

 

La sua pelle diventava corteccia, le sue braccia nodosità d’albero.

 

Ciononostante, la sua forma restava distinta e la forza che promanava questo possente albero, sempre più grande. Era magnifico assistere a questa visione. Fratello Vento danzava maestoso e si elevava in alto fino a Dio, dove Francesco toccava l’anima del Padre e rendeva grazie in una luce sfavillante di mille colori. Quando poi la sua energia si spinse verso il basso, Francesco mi chiese di imporre le mani verso i tre oli che mi stava donando.

 

 

- “Il primo, la Rinascita, è per le anime tormentate, quelle come la mia, mi disse dolcemente Francesco”.

 

 

In quel momento più di ogni altra cosa avrei voluto abbracciarlo, sentire la sua pelle, quel profumo di legno e corteccia che nel cuore diventa balsamo di pace.

 

Lasciai scorrere una lacrima e gliela dedicai. Sapevo che spesso sono le persone che amano di più quelle che poi, nel naufragio della vita, chiudono il cuore.

 

 

- “Si fratello mio, quante volte il mio cuore ha fatto naufragio, ma spesso non si trattava di un vascello o un piroscafo. Il mio cuore era una zattera e ciò che lo univa non erano forti corde ma sfibrati filamenti, in procinto di cedere, alla nuova e squassante onda dell’oceano. Capisci ora cosa cura quest’olio?”.

 

Potevo solo annuire con la testa perché capivo quanto preziose fossero le sue parole.

 

 

- “Il secondo olio è quello della Guarigione Spirituale. Esso racchiude l’essenza del Perdono, la perdonanza, la vibrazione del cuore che compensa la sua aritmia ritrovando il battito universale. È l’olio che ho dedicato a Chiara perché lo consacrasse per le sue sorelle e ora lo condivido anche con te”.

 

 

Sapevo già che Chiara si sarebbe sciolta in lacrime e che quelle lacrime sarebbero diventate il sorriso più bello dell'intero cosmo.

 

 

- “Il terzo olio è la compassione. Forse ti sarà più difficile trovare persone che risuonino con questa vibrazione. Tutti desiderano la compassione, ma pochi osservano con il cuore, gli occhi della vita quando piangono. Pochi sanno provare la vera compassione. Sigilla chiudi questi oli in piccole ampolle. Sono e resteranno un dono gratuito per chi gratuitamente ha dato e ora gratuitamente riceverà. Queste piccole ampolle, infilate in un cordoncino grezzo, dovrai tu stesso metterle al collo di chi ti chiederà la mia benedizione”.

 

Sapevo che con queste ultime parole Francesco si stava congedando da me. Finalmente potevo piangere come ha fatto lui mille volte nella vita, grazie Francesco, grazie!

 

***

 

 

Sabato, 09 Dicembre 2017 17:35

LA PROFEZIA DI FRANCESCO

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Gira in internet una versione inedita o per meglio dire poco conosciuta del poverello d’Assisi ovvero quella di Francesco profeta. Se ne ha riscontro in un libro del 1880: “Opuscoli del Serafico Patriarca San Francesco d’Assisi”.

Il profeta

Le parole sarebbero state pronunciate da Francesco nel 1226 poco prima di morire:

 

 

“Si affretteranno a venire incontro gravi tempi di tribolazione e di afflizione nei quali dilagheranno oscurità e pericoli sia materialmente che spiritualmente, la carità di molti si raffredderà, e sovrabbonderà l’iniquità dei malvagi. Sarà slegata più dell’ordinario la potenza dei demoni, sarà deturpata la purezza immacolata del nostro culto e di quello di altri, fino al punto che pochissimi fra i cristiani obbediranno al vero sommo pontefice e alla chiesa romana: un tale, non eletto canonicamente, elevato al papato nel momento della sua tribolazione, macchinerà di consegnare a molti la morte del suo delirio. Allora si moltiplicheranno gli scandali, la nostra religione si dividerà, molti saranno da altri del tutto fiaccati tanto che non si opporranno ma si accorderanno con lo sviamento”.

 

- “Sono pronto Francesco caro, sono pronto ad accogliere la tua parola che da molto tempo per me è nutrimento e conforto. Dove sei?”.

 

- “Nella luce fratello caro, chi è nella luce ha sempre il coraggio di affermare la verità. Ma la verità quando scuote e fa vacillare non sempre è una verità comoda, non sempre è una verità accettata. Forse ora cominci a comprendere perché per molti più che in profumo di santità puzzavo di eresia. Apprezzo il tuo cuore perché non mi chiede se quelle parole sono le mie, le ha semplicemente riconosciute e accolte”.

 

- “Francesco, ammiro molto la tua diplomazia, non sei mai un colpo di cannone diretto, ma sempre un fuoco che accende la coscienza, che brucia nello spirito. Quel serafino che ti ha portato in dono le stigmate ha fatto proprio un bel lavoro, ti ha chiuso la vista esterna per lasciarti vedere completamente dentro. Così le tue parole sono diventate dono di profezia”.

 

- “Sì fratello mio, dono di profezia”.

 

- “Potresti caro Francesco, dire qualcosa su questa profezia?”.

 

- “Fratello caro, forse è il momento di togliere qualche castagna dal fuoco, di pregare per il risveglio, per i dormienti, per quanti credono ancora al lupo travestito d’agnello”.

 

- “Innocenzo III il papa che approvò la bolla della regola dei frati minori non era innocente. La chiesa, allora come oggi, non era fede ma politica. Le parole del Vangelo non vengono insegnate per ricordare all’uomo che è Figlio di Dio bensì per esigere obbedienza. Come può un pontefice affermare che non va bene parlare da soli con il proprio Padre, con Dio? Non sta insegnando l’amore e l’infinita bontà del Padre bensì trasmette paura ed esige l’obbedienza dello schiavo. Lo schiavo non avanza senza trascinare le sue pesanti catene. Lo schiavo non ha nessuna dignità, nessun diritto, ha solo il dovere di pagare. Così paga con la perdita della sua libertà, perde la libertà di pensare, non ne ha più alcun diritto. Forse questa è la peggiore schiavitù perché addormenta l’anima si accorda con lo sviamento. Fiaccata e stremata è preda di demoni e falsità e lascia che la purezza dell’amore venga braccata. Sento fratello mio che vorresti sapere qualcosa anche su questo papa, ma ti ho già fornito tutte le indicazioni per comprendere da solo le sue strategie e il suo operato. Comunque torneremo sull’argomento. Come un otre ti sei riempito e ora un po’ fatichi a contenere tutto ciò. Devi rimettere ogni cosa al suo posto nell’amore e nella carità che da sempre rappresenta la strada che ti indico di percorrere”.

- “Grazie Francesco, oggi mi hai reso un uomo un po’ più libero!”.

 

Brano scritto il 26 settembre 2017

 

 

Lunedì, 27 Novembre 2017 18:15

I DUE FRANCESCHI

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Sono da poco passate le 20.00, un’ora insolita per Francesco.

 

Lui di sera non mi chiama mai perché sa che crollo dal sonno. Forse però questa è un’occasione diversa, altrimenti Francesco non insisterebbe. Sono perplesso, non ho idea perché insista. Mi sorprende, sento che questa sera non è solo. Chiara è con lui.

 

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Digito le lettere sulla tastiera al buio, le lettere scendono sbagliate. Torno indietro e correggo, intuisco qualcosa di nuovo. Forse Francesco mi vuole parlare del periodo della sua cecità, di quando non vedeva più o meglio vedeva con altri occhi. Ecco perché Chiara lo accompagna. Ecco perché non sempre ciò che sembra viene visto correttamente.

 

 

Dobbiamo guardare con occhi diversi dai nostri.

 

 

Ancora molti errori si infilano l’uno dopo l’altro come perle di una collana, dove ogni errore aiuta a crescere, dove ogni volta che apri gli occhi hai superato un’illusione dell’ego e finalmente hai creduto perché qualcuno ti ha ridato la vista. Qualcuno dentro te ha guardato con occhi diversi dai tuoi.

 

Nel cuore mi sorge spontanea una domanda che rivolgo a Chiara:

 

- “Amata sorella, cos’è che Francesco non voleva più vedere oppure guardava con occhi diversi?”.

 

La voce di Chiara è calma e tranquilla:

 

- “Lo senti questo freddo, fratello mio? È il freddo del suo tugurio, quel freddo che Francesco ha sempre avuto e dal quale è nata la sua fiamma. Era quella fiamma a turbare la sua anima, si separava in più punte increspandosi e volteggiando maestosa per poi nascondersi nelle profondità del suo cuore. Nessuno conosce questo Francesco. In quei momenti si blindava e poi scoppiava a piangere come un bambino tra le mie braccia. Talvolta mi confondeva e spontaneamente lo chiamavo Giovanni. Era come se in lui ci fossero due Franceschi e non capivo più chi stavo abbracciando e chi tentavo di consolare. Anche voi oggi avete due Franceschi, dove uno usurpa un nome che non è il suo. Francesco è un nome di povertà, nulla a che fare con chi fa raccogliere soldi per ingrassare banchieri e mercanti d’armi”.

 

 

La stesura di queste parole procede ancora sommersa da mille correzioni che occultano errori nella coscienza, errori nel pensiero che poi diventano errori nella parola ed errori nell’azione. Ho perso il conto di quante lettere ho digitato in modo sbagliato ma forse guardare con gli occhi di Chiara è per me un’esperienza nuova.

 

 

Ero sicuro delle verità di Francesco, mentre ciò che vedeva Francesco non era più vero.

 

 

Per questo i suoi occhi fisici si chiudevano mentre si aprivano gli occhi della sua anima.

 

Francesco appoggia una mano sopra la mia e serenamente ora mi parla:

 

- “Se fossi stato io a raccontarti tutto questo forse non mi avresti creduto, per questo ho chiesto a Chiara di parlarti per me”.

 

- “Ho capito Francesco, mi chiedo semplicemente se i nostri fratelli e sorelle capiranno”. 

 

 

- “Certo che capiranno, qualcuno finalmente aprirà gli occhi e nell’assurdità di ciò che avrà letto capirà perché non vi era modo diverso di poterlo esprimere. Ora riposati, domani mattina completeremo il tutto. Buona notte fratello caro”.

 

- “Buona notte Francesco”.      

 

Due ore di sonno e la rabbia squarcia la notte.

 

Mi giro più volte nel mio letto, vorrei essere con Gesù nel tempio a buttare all’aria tutti quei banchetti di mercanzie autorizzati dalla chiesa stessa a vendere il nome di Dio.

 

Conosco la pulizia, recito il mantra dell’amore e benedico, Francesco e Chiara lo sanno, per guardare con occhi nuovi bisogna prima diventare ciechi.

 

Verso le tre del mattino il mio cuore con il balsamo di Chiara trova finalmente pace, mi addormento. So che al mio risveglio la Sua pace sarà nel mio cuore, pulito e cristallino. Grazie Chiara, grazie Francesco.  

Sabato, 18 Novembre 2017 08:59

LE VERITA' NASCOSTE

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Scrivo raramente di sera. Ma poiché mi è stata posta una domanda sento il desiderio di porla direttamente al suo cuore. La ghiotta occasione non va sprecata. Le parole attese si attorcigliano, sembrano confondersi, quasi cadere sulla nuda terra. Se ti chiedi di cosa si tratta, fa silenzio dentro e fuori. Chiudi gli occhi, seguimi. Spicca il volo e sentiti un’allodola che cerca l’aria fresca, l’azzurro del cielo. Mi hanno chiesto cosa ne penso delle stigmate di alcuni santi. Anche Francesco le aveva. Sono un segno di Dio oppure no? E tu amica lettrice, amico lettore cosa ne pensi?

 

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- “Francesco caro, a chi ha posto questa domanda ho risposto che ti avrei interpellato per chiederti se eravamo pronti a comprendere e amare il tuo dolore. Ti prego conducimi, lascio a te la parola”.

 

 

Avverto compiacimento e stanchezza. Meno filtri la mente cercherà di porre, più accoglierò le sue parole, lacrime ed emozioni. Molti non sanno che Francesco piange sempre. Non è che si disperi, si tratta piuttosto di un pianto liberatorio, tipo quei pianti che sollevano l’anima quando si lascia andare un peso, quando si comprende che una sofferenza non esiste più.

 

Mi accorgo che Francesco, mi fa tornare indietro sulle parole, cerca la sfumatura che meglio esprima il sentire della sua fiamma di fronte ai tramonti infuocati di Assisi o Damietta, di fronte ai misteri di quell’inesprimibile fuoco. Ora comprendo, i miei occhi bruciano di lacrime di gioia…, finora non avevo capito, non potevo supporre.

 

- “Sei stato tu Francesco…, sei stato tu ad insegnare a Chiara la lettura della sacra fiamma, certamente…”.

 

- “Non ti servirà a nulla comprendere fratello caro se non vai oltre, se non chiudi il cerchio. Quando Chiara mi dava la sua mano, diventavo l’allodola di nostro Signore, mi alzavo e volavo libero nell’aria. Tutto ciò che ho appreso l’ho trasmesso a lei, e questo dono mi ha permesso il volo più elevato, la comunione in Dio. Tenera era la notte quando scendeva ad Assisi e ci sorprendeva entrambi a cercare rifugio nel Suo nido. Ma chi potrebbe comprendere, chi potrebbe capire?”.

 

- “Lo sento Francesco, so cosa intendi e vorrei cercare di farlo comprendere anche a chi leggerà. Nostro Padre che tutto ci ha donato, nella tua anima ha voluto compiere il volo dell’uomo che si dona a Dio. Tanto più alto è stato il tuo volo, tanto più profonde sono giunte le piaghe nel tuo corpo, questo lo posso capire”.

 

- “In parte sì fratello mio, puoi comprendere… ma non completamente”.

 

La nostra conversazione procede tra silenzi e lacrime, le lacrime di Francesco.

 

- “Potresti dare qualche ulteriore spiegazione Francesco caro?”.

 

- “Ottieni sempre ciò che chiedi, ti viene sempre dato. Il mio desiderio era così grande: riuscire ad amare anche la sofferenza, baciare le piaghe di nostro Signore, fasciare piedi lacerati da lunghi cammini, porre una semplice mano sul sangue che sgorga… allora non avevo nulla di più, allora non potevo nulla di più… Chiudevo semplicemente gli occhi e pregavo. Ho donato tutto e sono tornato a Casa attraverso questa via, la via del nulla… Mi chiedi delle stigmate: Chiara nel suo letto di malattia si è fermata un passo prima, il suo corpo non avrebbe retto, ma i suoi lunghi anni di paralisi sono stati il suo dono di sofferenza all’Altissimo, hanno avuto lo stesso valore. La mia anima, nel periodo in cui Nostro Signore ha segnato il mio corpo, ha provato un grande fuoco, bruciava intensamente, in un dolore forte, aspro e pungente: il dolore della croce, per il tempo che ho potuto portarlo. L’anima di Chiara e la mia sono state due anime con lo stesso destino, ma chi non ha occhi non vedrà”.

 

Questa sera quando ho iniziato a scrivere ero a piedi nudi. Il freddo del pavimento di marmo mi richiamava nelle ossa il freddo di Francesco, quel freddo che era diventato la sua seconda pelle, quell’abito che decise di portare quando non indossava il saio, un abito con il quale si è voluto vestire prima di abbracciare sorella morte.

 

 

Francesco mi invita ad andare a dormire, mi dice che fratello sonno completerà la mia comprensione. Domani le parole che concluderanno la sua risposta fluiranno più chiare.

 

-“Buonanotte Francesco caro, a domani…”.

 

-“Buonanotte fratello mio”.     

 

Prima di andare a dormire passo in cucina per augurare la buonanotte a mia moglie che mi chiede se ho preso il raffreddore.

 

-“No, è solo il vestito di Francesco, amore mio”.

 

La notte trascorre placida e tranquilla, il cielo si copre di un manto di stelle.

Dopo colazione riaccendo il pc, aggiungo e correggo secondo le indicazioni di Francesco e chiedo ancora spiegazioni.

 

- “Francesco caro, il tuo corpo era quello di un bel giovane. Come giovane prima e poi come uomo poi, attraevi lo sguardo su di te. Quando ti spogliasti pubblicamente, erano più gli occhi che guardavano di quelli che nell’ipocrisia fingevano di distogliere lo sguardo”.

 

 

-“Sì… Quando incontrai il sultano anche lui mi ricordò la mia bellezza. Forse allora non potevo comprendere le sue parole quando mi disse: ‘In te vedo solo un uomo che si umilia, che profana il tempio dell’Altissimo’. Avevo trascurato il mio corpo, dilaniato nel dubbio l’anima, ma la mia fiamma era accesa e il deserto pronto a donarmi la saggezza di ogni granello di sabbia. Forse fu quel vento caldo che alzava spaventosi turbini di sabbia a corrodere le mie ultime certezze ad abbattere le alte mura della mia fortezza. La gente mi chiamava Francesco, l’uomo di Dio. Ma quale Dio? Quello dei cristiani o Allah? Ritornando ad Assisi non sapevo più quale Dio portavo con me”.

 

Le lacrime di Francesco scendono, i dubbi e i tormenti della sua anima, il grande inganno della separazione. Poi in lontananza le mura di Assisi e ancora voli di allodole nel caldo vento d’Africa…  

Lunedì, 30 Ottobre 2017 15:35

L'ERESIA DI FRANCESCO

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Sono diverse settimane che non scrivo più. Francesco è con me ugualmente. Si crea spazio nei miei pensieri. Mi emoziona lasciando che alcune lacrime furtive scorrano sulle mie guance.

 

In questi mesi il mio desiderio di silenzio è cresciuto ma la realtà che mi circonda, quella che percepisco con i miei sensi e che in oriente viene chiamata maya ossia apparenza, ha richiesto il mio impegno, la mia presenza.

 

Francesco mi ha scosso, ridestato e amato. Mentre mi scuoteva gridava forte: “Ma come fai a non capire? Non vedi?”. All’ennesimo scossone ho realizzato che capivo benissimo e vedevo altrettanto bene. Così sono sceso in piazza a scuotere perfetti sconosciuti e amici dormienti. Così anch’io ho gridato: “Ma come fai a non capire? Non vedi? Non ti accorgi?”.

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Qualche volta incontravo sguardi smarriti che cercavano in modi diversi di rispondere: “Di cosa parli Francesco? Cosa dovrei vedere? Cosa dovrei sentire?”. Mentre dentro di me cresceva forte quella sensazione di sgomento e di incredulità mi rivolgevo sempre più pressantemente a Francesco chiedendogli: “Ma è possibile che il loro pensiero sia stato annullato e la loro volontà distrutta? Francesco amico mio, rispondimi!”.

 

Qualcuno mi ha messo in guardia, non perderti nelle cose del mondo o perderai il tuo Francesco, perderai la sua voce.

 

Ora mi rivolgo a te caro Francesco: “È questo il pericolo che corro? Corro il pericolo di perderti? Entrando nel mondo, in quello che è il tuo lazzaretto, con gli storpi imparerò a zoppicare e con i ciechi farò finta di non vedere? E quando incontrerò i tuoi lebbrosi avrò il coraggio di baciarli o sceglierò di farmi vaccinare per evitare il contagio con la lebbra?*”.

 

Il mio cuore comincia a sorridere, sento che Francesco sorride del mio imbarazzo, della mia vergogna, delle mie paure. Poi mi rivolge la parola: “Fratello caro, ti ricordo le parole di Chiara”.

 

-“Quelle parole sono scolpite nel mio cuore ma sentirle direttamente dalla voce tua voce è per me un’emozione troppo grande. Parla Francesco!”.

 

-“Ebbene se vuoi sentirle dalla mia voce, ascolta. Stai diventando sempre più me, sempre più Francesco e sei sempre meno te, sempre meno Nicola. Nicola in te sta morendo. Sto cancellando dal tuo cuore la paura. Ricordi come allora il santo Padre mi si avvicinò e parlandomi all’orecchio mi caricò, con le sue parole, di un peso che nemmeno potevo immaginare: sostenere l’intera chiesa. Quella chiesa che ormai crollava per corruzione e miseria umana, quella chiesa derelitta e senza più nessun valore se non ambizioni politiche e mercenarie. Hanno venduto i sacramenti ad un prezzo ben più alto di trenta denari. Ora fratello mio chiedo io a te: sei qui per ricostruire o vuoi distruggere completamente questi ruderi?”.

 

-“Non ho parole Francesco, mi fai camprendere che non mi posso sottrarre, hai lasciato che seguissi uno ad uno i tuoi passi per poi farmi capire che non potevo più tornare indietro. La strada dietro di me l’avevi ormai cancellata. Comunque Francesco caro voglio rispondere alla tua domanda senza nascondermi dietro ad un dito. Voglio distruggere e ricostruire partendo dalle fondamenta, un edificio completamente nuovo. Allora il tuo sacrificio salvò moltissimi fratelli. La tua eresia non fu condannata e da eretico fosti proclamato santo. Per me è diverso. Non voglio portare catene di pensiero e di falsa moralità. Se lo scossone che fa cadere ciò che è rimasto dev’essere dato, e sia!”.  

    

-“Quanta fretta fratello mio, quanta fretta. Fai un passo alla volta e vivi la tua libertà. Sciogli la tua chiesa, i tuoi voti, proclama le tue eresie. Lo senti questo venticello che porta aria nuova. E’ il profumo di una meravigliosa eresia: si chiama libertà! Se tu non porterai ai fratelli questo profumo di cui è piena la vita, a chi potrò chiedere di farlo?”.

 

-“Lo so Francesco, lottiamo contro un regime che ha tolto ogni forma di libertà facendo sprofondare le coscienze nel sonno. Vorrei ridestare tutti, ma gli sguardi che incontro tradiscono un sonno atavico. L’uomo si è abituato alla schiavitù!”.

 

- “Figlio mio, fratello mio, non è così perché sebbene un’anima può accettare per sé la schiavitù, per i propri figli darà anche la vita se occorre, purché siano liberi. Non è forse in questo modo che nostro Padre ha creato l’uomo? Egli generò suo figlio libero e Signore della vita. Allora va e professa la tua nuova eresia con la mia benedizione!”.

 

-“Grazie Francesco, grazie”.

 

*(nda) Nessun vaccino esiste per la lebbra. Questa malattia è scomparsa con il miglioramento delle condizioni igieniche e alimentari.      

Mercoledì, 27 Settembre 2017 12:02

LE VERITA’ E LE LACRIME DI FRANCESCO

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Alcune richieste aspettano di essere evase ma oggi, giorno del mio compleanno, egoisticamente penso un po’ a me e alla gioia che accoglie il mio cuore nell’intima conversazione con Francesco. La sua presenza si fa sentire, tocca già la mia anima, scuote.

 

- “Francesco caro, cosa hai provato quando il buon vescovo ti ha ricoperto con il suo ricco mantello e invitato ad entrare?”.

 

prigionia

 

- “Fratello mio, sento che posso aprirti il cuore e lasciare che la mia anima si alleggerisca. Il gesto del vescovo è stato un gesto di compassione ma anche di profonda inconsapevolezza. Come si può negare la bellezza dell’opera di Dio, il tempio che accoglie l’anima, la nudità del corpo? Ecco la schiavitù vera della chiesa: la morale.

 

 

Come può l’uomo di Dio diventare un crociato, combattere seminando morte e distruzione? L’arma di Dio è l’amore, quell’amore che la chiesa ha volutamente dimenticato, occultato e infangato.

 

 

La guerra che compie oggi la chiesa è molto più subdola e meschina. È una guerra contro la libertà del pensiero, contro l’amore verso Dio. Nella mia vita da eterno pellegrino ho sempre dormito nella nuda roccia, ho sempre pregato Dio nella libertà della mia anima. Nessun prete, nessun dogma ad ostacolare il mio volo. Il mio canto è sempre stato libero, dedicato esclusivamente a Dio”.

 

- “Allora Francesco caro recandoti dal papa sei caduto dalla padella nella brace?”.

 

- “Più che nella brace direi tra i carboni ardenti. L’innocenza sciupata, il candore trattato con sufficienza e piegato a interessi temporali. Allora è successo ciò che ad un’anima bambina, la mia, accade ancor oggi a migliaia di bambini. Le anime dei bambini sono pure e innocenti. Le parole di Gesù lo ricordano: chi fa del male ai bambini, non sarà perdonato.

Eppure ancor oggi profanano questo tempio e violano l’innocenza dei bambini. Quanto dolore all’interno di una chiesa che non è più la mia, che non è più sana, che occulta e nasconde trasgressioni di prelati ed ecclesiastici. Eppure non è questo il male minore”.

 

- “Ti ascolto Francesco, continua”.

 

- “Il male della chiesa è nel voler controllare il pensiero e la sua libertà. Fin dal primo uomo che Dio creò, Adamo, la voce di Dio era nell’uomo, udibile alle sue orecchie e al suo cuore, che in questo modo poteva distinguere l’amore da ciò che non lo era. Poi venne qualcuno che disse, tu non puoi parlare con Dio è una cosa che posso fare solo io. E l’innocenza del bambino fu violata. Di questa tremenda bugia l’uomo è stato schiavo per millenni. Molti fratelli ancora lo sono. L’amore oggi ci richiede di estinguere questa sete atavica e di smettere di credere a queste bugie. Chiunque può parlare direttamente con Dio, chiunque può farlo. Fratello caro toglimi questo fardello che ho portato per troppo tempo, restituisci la libertà a se stessa!”.

 

Sulle guance di Francesco scorrono le prime lacrime. Gli hanno sempre impedito di vivere con poche regole, quelle frasi scritte nel vangelo. Doveva essere approvata una regola, quella regola che non era più parola di Dio ma parola dell’uomo.

 

- “Francesco comprendo il tuo dolore e ti aiuterò a scioglierlo. Nella mia tasca un piccolo pezzo di lino con il quale cerco di asciugargli le lacrime. Ma mentre la mia mano si avvicina al suo viso, con la sua egli afferra il mio braccio e lo porta con dolcezza verso di se. Sopra la mia mano la sua, mentre mi trasmette un gesto che cura, perdona e solleva il cuore.  

Lunedì, 18 Settembre 2017 15:42

LE NON FIAMME

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Un settembre atipico, con molte piogge, segna anticipatamente la conclusione di un’estate altrettanto atipica e torrida. Francesco con me ha dimostrato molta pazienza. Mi ha lasciato crescere e percepire nuovi stimoli affinché fossi pronto per una nuova consapevolezza dell’Io.

 

Oggi mi cimento con lui su qualcosa che si percepisce nel visivo e che dunque non necessita di parole per vivere. È la consapevolezza della sacra fiamma.

Lo invito nel mio silenzio, nella fame che ho del suo amore.

 

Francesco sorride, comprende, annuisce.

 

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- “Spezza il pane, condividi”. Stranamente non ha aspettato le mie parole, il suo invito è stato diretto e perentorio.

 

- “Pretendi molto da tutti vero Francesco?”

 

-“No, pretendo molto da te”.

 

Volevo nascondermi e come al solito proteggermi nel collettivo, ma per Francesco non esiste il gruppo, esiste l’individuo, i suoi valori etici, la sacralità della sua parola. Decido allora di uscire allo scoperto. In me sta maturando una nuova visione del mondo. Francesco conosce benissimo in quanti abbiano donato la vita per difendere la libertà di tutti, anche dei dormienti. I nostri nonni hanno difeso un paese che oggi ha ancora bisogno di essere difeso e amato.

 

- Fratello caro, so che se oggi sei qui è perché vuoi conoscere qualcosa sulle ‘non fiamme’, sui dormienti, vuoi che ti insegni come risvegliarle.

 

- “Sì Francesco, ti chiedo aiuto e amore”.

 

- “Il gregge che entra in quella chiesa, che non è la chiesa che ho ricostruito, mangia un foraggio che non è più sano. Falsi pastori inquinano le menti umane con pensieri di falsità e bugie. In questo modo la fiamma dell’Io trascolora e si spegne. Chiedetevi sempre in quale chiesa state entrando prima di farlo: è la chiesa del pregiudizio e della falsità? È la chiesa che raccoglie le vostre elemosine per poi utilizzare quei soldi per fabbricare armi? O siete voi stessi, uomini e donne nudi di fronte a Dio?”.

 

- “Francesco caro, ogni giorno mi stupisco di quanto siano numerosi i dormienti, ma so anche che tu abbracci tutti, che non rifiuti a nessuno il tuo amorevole abbraccio. Allora ti chiedo, aiutami a risvegliare queste sorelle e questi fratelli che nella loro zona di confort dormono il sonno del gregge”.

 

- “Lo farò fratello caro, lo farò assieme a te! Sei già consapevole che l’energia non conosce confini, non si arresta davanti a un muro o a una parete. Accogli tra i fratelli e le sorelle di Francesco quanti vorranno essere al servizio di questo risveglio planetario e fornisci istruzioni precise su come fare. Già conosci, già sai, procedi in quella direzione e avanza sicuro”. 

 

Francesco sorride, passa la sua mano tra i miei capelli e mi benedice. Poi riprende a parlare.

 

-“Non ho mai voluto diventare un sacerdote. Dio mi ha donato quella fede che ha smosso le montagne, aperto i mari e i cuori. Lascia fare il prete a chi sente questa vocazione, purché sia nella purezza del cuore e nella gioia. Non è questo il tuo compito. Mi hanno chiamato Padre Serafico, perché i serafini parlavano al mio cuore, perché la loro fiamma brillava nei miei occhi. È dagli occhi che si accende la fiamma. Ora che sei pronto osserva senza distogliere lo sguardo e mentre osservi riempi d’amore ogni cosa e quel recipiente sacro che è l’anima che incontri. Quando la lampada sarà ricolma d’olio allora la tua scintilla farà nascere la fiamma che brucerà in eterno, perché il fuoco sacro, la fiamma sacra non si spegnerà mai”.

 

- “Francesco caro, mi congedo da te, sento il profumo della verità che mi hai trasmesso, la forza e il coraggio di abbracciare ancora la vita, grazie”.         

Sabato, 26 Agosto 2017 22:16

L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU'

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Francesco era lì, profumava amore e tenerezza. Più impaziente che mai mi affrettai per raggiungerlo. Il mio cuore sapeva che in lui tutto si calmava, che in lui tutto trovava pace. Fu forse per questo che accellerai il passo, la mia anima aveva sete di lui.

 

- “Ben trovato amico caro, ben trovato fratello mio”.

 

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Dopo il suo saluto le nostre anime restarono in silenzio e ci fu un attimo di eternità fra di noi. Non parlavo, lasciavo che Francesco mi assorbisse nel suo mondo, che lui diventasse ogni cosa in me.

 

Quando riaprii gli occhi Francesco mi guardava dolcemente, immerso nel sempre, immerso nel tutto. Aveva appagato ogni mia domanda, rimesso al silenzio ogni mia questione. 

 

 

- “Perché mi hai chiamato Francesco caro?”.

 

- “Dio chiama sempre, la Sua voce è eco in tutto il creato. Ti ho chiamato per parlare con te della regola, ciò che soffoca il cuore dell’uomo per imprigionarlo nelle oscure prigioni della mente.

 

Il Cristo ha dato una sola regola l’amore.

 

L’uomo invece continua a darsene milioni e milioni; leggi che lo portano lontano anni luce dall’amore divino o semplicemente dall’amore umano. 

 

Quante regole ancora in quella chiesa che in molti hanno distrutto e pochi ricostruito in sé. Una chiesa fatta ancora di precetti e divieti.

 

Questo proliferare di mille regole ha tolto all’uomo il bisogno di pensare. Non serve più pensare. È già scritto cosa devi pensare, qualcuno ti ha già detto cosa devi dire e altri ti hanno già programmato per come devi amare.

 

Sei scivolato nel sonno profondo dell’anima. Il mio impegno per ridestarti è costante. Scardinare le tue regole, quelle che ti sei auto imposto prima ancora di accettare l’unica vera regola, quella dell’amore.

 

Non riuscivi a distinguere l’impulso che sentivi dentro dalle regole dell’amore violato e profanato.

 

La mia chiesa è profanata da chi vi entra senza amore, pieno di orgoglio e vanità, sicuro di essere un buon credente ma con il cuore arido.

 

Lì la terra non dà più buoni frutti. Assieme potete ripartire da qui, da questo preciso punto.

 

Togliete tutte quelle regole che addormentano invece di risvegliare. Suonate le campane a festa. Una chiesa nuova dove nessuno si arroga il diritto di possedere l’unica e autentica verità e rivelartela.

 

Pensi forse che il tuo cuore non possa distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Non c’è nessuno che possa assolvere questo compito per te.

 

Ogni figlio ha il diritto di sbagliare, di fare esperienza ma se hai risvegliato la sua coscienza invece di addormentarla quegli errori saranno benedetti dal Padre perché serviranno a costruire un uomo nuovo, una donna nuova, i figli della Nuova Assisi.

 

Non ho precetti né regole da darvi ma vi posso fornire gli strumenti della riconciliazione, del perdono, della pazienza e dell’umiltà.

 

La meditazione dell’amore nel puro silenzio, la contemplazione in te del principio divino, oh quanti miracoli ha posto in noi il Padre!

 

Ricordatevelo è amato tanto il primo genito quanto il figliol prodigo ma è in onore di quest’ultimo che il Padre imbandisce la tavola più suntuosa e proclama festa anche tra i suoi più umili servitori.

 

Cosa ci spingerà allora a rinnovare questa festa?

 

Il tuo ritorno al cuore, il vostro ritorno al cuore. Nessuna regola, il senso della giustizia, l’impulso all’amore lo porti dentro, seguilo ascoltalo e per te ci sarà sempre il banchetto più grande, la festa più magnifica non solo nella tua casa, ma in tutto il regno in tutto il creato”.

 

- “Francesco caro mediterò con te e vivrò nel tuo respiro imparando ogni giorno la tua disobbedienza. Come te disubbidiente per amore. E così è!”.

 

- “Così è fratello mio, desidero per te la dignità di uomo e figlio di Dio! Disubbidisci per amore!”.  

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