Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (193)

Sabato, 03 Settembre 2016 14:38

FRANCESCO E IL LUPO

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E’ da molto che desidero parlare con Francesco del lupo. Ancora una volta lui mi sorride. Il suo volto si illumina completamente. Le campane iniziano a suonare piene di vita e lui ride festosamente. Adoro vederlo così. E’ solare, vivo, ricolmo di gioia e allegria.

 

lupo

 

 

- “Grazie Francesco, è bella la vita osservata da due occhi che ridono, nulla di così cupo, nulla di così terribile per cui diventare seri”.

Francesco muove i suoi passi silenziosi verso di me mentre accanto alle sue tracce si formano altre orme.

 

- “Volevi incontrare il lupo ma ti spaventano i suoi artigli, temi le sue fauci! E’ sempre la paura a paralizzarti! Sono le tue vesti a conservare il tuo odore, a permettere al lupo di seguire le tue tracce e come ben sai, ti braccherà ovunque. Ovunque andrai ti fiuterà e ancor più dei tuoi vestiti fiuterà la tua paura”.

 

 

- “Pensi ci sia una soluzione? Posso anch’io addomesticare il mio lupo e vivere l’agnello?”.

 

- “Certo che puoi? Sei disposto a denudarti? Io ho vissuto sempre secondo i principi del Vangelo, ma anche in questo caso si trattava di un Vangelo nudo, spogliato dai suoi abiti, l’interpretazione data, che era tutto fuorché un messaggio d’amore”.

 

- “Vorresti che le chiese si riempissero ancora?”.

 

- “Si, le piccole chiese, quelle vissute nel cuore, quelle illuminate dalla luce interiore, l’amore per il maestro, per i suoi insegnamenti che sono solo e unicamente amore. Amatevi l’un l’altro. Nessuna eccezione. Nessun’altra regola. Non separare con il tuo pensiero ciò che Dio ha creato unito”. 

 

- “Mi stai sorprendendo Francesco, incarnato oggi saresti un tiratore scelto. Quanta ipocrisia e quanto bigottismo stigmatizzeresti!”.

 

 

- “Da dove ti giunge questa parola? Quale eco lontana hai ascoltato dentro di te?”.

 

- “Parlare con te Francesco mi commuove sempre. Mi fermo ad ogni tua parola, ascolto. Scende qualche lacrima. Mi chiedo quanta arroganza c’è in me nel voler anche solo pensare di dar voce al tuo Spirito”.

 

- “Fratello caro, Dio parla in ogni momento con chiunque. Ma chi lo ascolta? Chi si fa portavoce della sua parola? Anch’io parlo con chi mi chiama, chi ricerca il suo cammino sulla strada della pace. Ma quanti mi ascoltano? Ora tu, ti sei fermato ad ascoltare, ed offri le riflessioni del nostro dialogo. Ma tendi ancora a dubitare, a tirarti indietro, come se questa cosa fosse troppo grande per te. Comprendi ora le stigmate? Sono state la resa totale, il mio totale abbandono in Dio. Ho amato sempre. Chi mi feriva, chi mi umiliava, chi gridava al rogo. Quante volte si è mormorato: ‘È lui, è Francesco, l’eretico!’ Ancora l’uomo non conosce quel Dio d’amore del quale Gesù ci ha insegnato che ne siamo tutti degni figli”.

 

- “Francesco caro, ancora continuiamo a pensare di essere migliori l’uno dell’altro, di essere più avanti nel cammino spirituale, di aver compreso di più! Illusioni dell’ego! È questo il mio Lupo?”.

 

- “Si, lo è, ma non temere il suo manto è già quello di un agnello!”.

 

 

 

La voce di Chiara giunge per lasciare il suo grazie.

 

Così si rivolge a Nicola ... Francesco... in questo modo:

 

"Grazie per queste parole ..

 

Grazie per gli insegnamenti che, da sempre, necessito come l'aria..

 

Seduta nella mia anima leggo e rileggo..

 

Quanto amore trasmettono questi dialoghi ..

 

Queste riflessioni sono scorciatoie nel cammino dello Spirito..

 

per chi vorrà comprendere per chi vorrà seguire".   

 

 

 

 

 

 

 

 

     

Martedì, 30 Agosto 2016 22:07

IL SOLE NEGLI OCCHI

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Sono quasi le due del pomeriggio, l’ora più calda nella Vigna di nostro Signore, la vigna che Francesco cura con infinito amore.

La mia pelle è arsa dal sole, il mio corpo affaticato.

Coltivare questa terra richiede un impegno sempre maggiore, un cuore sempre più grande.

 

 

Arrivano voci che dicono: “Lascia stare, non è la tua terra, perché te ne preoccupi? Smetti di spaccarti la schiena tra questi filari, nessuno verrà mai a ringraziarti! Non sono cose per te queste, chi credi di essere?”. 

 

 

Ma dentro di me so che non lascerò solo Francesco, non potrei mai farlo.  Questa forza cresce nei miei passi, nelle mie parole, nei miei pensieri.

 

 

L’incontro con il suo sguardo, mi squarcia qualcosa dentro.

Riesco a malapena a sussurrare: “Francesco…”.

 

francesconicola

 

 

 

Le lacrime scorrono già sul mio viso, lui sorride e mi risponde: “Ti aspettavo!”.

 

- “Mi aspettavi, Francesco? Mi aspettavi in questa terra arsa? Alcuni giorni fa, prima di partire, ho sentito la tua mano che stringeva la mia!”.      

 

- “Si, ti aspettavo, ti ho condotto proprio qui, nella terra dove sono rinato, la terra del sole”.

 

- “Francesco caro, vorrei parlarti del Sole negli occhi, è forse vero che acceca? E’ forse vero che può bruciare il cuore?”.

 

- “Si, acceca di pura gioia, perché in quella luce vedi risplendere il volto di Nostro Signore. Ma ora i tuoi occhi non ti appartengono più, sono i miei. Il tuo cuore non ti appartiene più, è il mio. Le tue mani sono le mie. La tua voce che grida nel deserto, è la mia. Ti disseterò con una sola goccia di acqua mare, acqua salata. Una sola goccia per portare pace in tutto ciò a cui il tuo spirito anela: seguire i miei passi, incontrare Dio. Vorresti dare voce alle mie parole, ai miei silenzi, alla mia preghiera, alla mia anima. Non spaventarti: per tutto ciò, sei pronto”.  

 

- “Forse il mio cuore è pronto, ma il mio corpo reggerà?”.

 

 

- “Amato, ringrazia per ogni raggio di Sole che inonderà i tuoi occhi. Ringrazia per ogni goccia di mare che ti disseterà. Ringrazia per ogni vigna in cui potrai lavorare, perché il tuo lavoro è e sarà sempre benedetto”.

 

- “Francesco, dimmi come posso fare, guida tu i miei passi”.

 

- “Dolci le ore della sera, quando soddisfatto per il tuo lavoro guarderai il mare. Mi chiedi come fare e non ti accorgi di quanto stai già facendo! Hai la schiena a pezzi eppure non ti sei tirato indietro. Hai il mondo contro eppure continui ad indicare l’onestà, la trasparenza. Hai una grande consapevolezza, a chi altri potrei affidare questo compito?”.

 

- “Francesco, se ti sbagli rischiamo grosso entrambi!”.

 

- “L’errore nei piani di Dio non è previsto, abbi fede, abbi fiducia. Ti guiderò. Avrò cura dei tuoi pensieri. Viaggerò co te, dentro di te. Sentirai sempre la mia mano, come l’hai sentita pochi giorni fa, ti stringerò a me”.

- “Grazie Francesco, grazie”.

Domenica, 21 Agosto 2016 00:43

IL PECCATO DEL PRETE

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Questa mattina la presenza di Francesco era intensa, una fragranza che permeava tutta la mia anima. Come sono dolci e intimi quei momenti. Lasciandomi però prendere dalle incombenze domestiche, promisi a Francesco che avrei scritto nel pomeriggio e che prima di sera il “suo nuovo articolo” sarebbe stato on line.  Mi misi così a tagliare l’erba del giardino salendo sul trattorino. Chi conosce la mia casa, sa che tutto attorno ad essa si estende un grande prato incolto, con qualche albero sparso qua e là. Così accesi il trattorino e mi apprestai a tagliare l’erba. L’orologio indicava le undici passate. L’arsura di questi giorni ha quasi completamente bruciato tutta l’erba, ma nella parte posta ad ovest del mio giardino, erano cresciuti spontanei gruppi selvatici di fiori di intenso color violaceo, sui quali diverse api, ostinatamente e laboriosamente, si posavano. La loro incuranza, del mio rumoroso procedere su un mezzo meccanico, mi allarmava. Non so allora che cosa sia successo. Mi sono chiesto in base a quale autorità mi arrogavo il diritto di distruggere tutto ciò, di privare api e farfalli del nutrimento e della vita, di spezzare un fiore. Ogni volta che mi avvicinavo a un piccolo cespuglietto fiorito, un’ape o una farfalla colorata era nei pressi, quasi a ripetere con il suo volo: “Laodato Sii mio buon Signore”.

  

Così, dove sono nati spontaneamente quei fiori, non ho tagliato l’erba. Ho semplicemente ringraziato per tutta quella bellezza che spontaneamente si riversava nel mio cuore. Poi nel primo pomeriggio mi sono messo al computer, sentivo dentro di me tutto ciò di cui Francesco voleva parlarmi, indicandomi dei messaggi che avevo ricevuto e ai quali non avevo ancora dato risposta.

 

prete2

 

Ora ve li leggo: “Ciao Nicola, volevo capire cosa ne pensi riguardo alla chiesa.  Io sono credente e praticante, ma da quando seguo Ho-oponopono di andare a messa non mi interessa più tanto. Aiutami a capire”.

  

Ecco il secondo: “Ciao Nicola, oggi dopo tantissimi anni mi sono confessata. Un frate anziano, comprensivo e paterno. Rivolgendosi a me mi ha detto: ‘Su una cosa non si può sorvolare. Vivere la propria sessualità fuori dal matrimonio significa viverla nel peccato. Dovresti astenerti in attesa del matrimonio’. Così gli ho fatto presente che lui è sposato in chiesa e separato. La sua risposta è stata che costruendo questo rapporto lontano da Dio, non ha basi solide e si sgretolerà presto. Ora sono molto confusa, provo emozioni fortissime di comunione con Dio e poi molta tristezza per queste limitazioni. Alla fine quell’uomo il perdono me lo ha dato e anche Dio. Il frate mi ha salutato dicendomi: Va e non peccare più”.     

 

- “E’ qui Francesco che vuoi dire la tua?”.

 

Francesco mi sorride, esplode in un’immensa e fragorosa risata!

 

- “Ti ho mai parlato amico mio del peccato dei preti?”.

 

Sono sbigottito, Francesco mi spiazza ogni volta.

 

- “Cosa intendi dire caro Francesco?”.

 

- “Procediamo fratello caro, procediamo. Ora ascolta. Molte parole di Gesù sono state fraintese e talvolta volutamente cambiate. La mia Chiesa sa chiedere scusa per i propri errori e sa porvi rimedio. Ecco uno dei più grandi fraintendimenti. Leggi il Vangelo di Matteo: Gesù dopo aver insegnato il Padre Nostro esorta i suoi discepoli al perdono con queste parole:  

 

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;

ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello.

 

Amato fratello mi rallegro perché finalmente comprendi con chiarezza la forza di queste parole. Il sacerdote nel cammino cristico perdona sempre. Non ha la possibilità di scegliere se perdonare o meno, se assolvere o meno poiché, questa è la via tracciata dal Cristo. Può sembrare ardua ma è immensamente piena d’amore. Continua a prestare attenzione. Il sacerdote che non perdona agli uomini le loro colpe è come un figlio del Padre Celeste consapevole che a sua volta non sarà perdonato, o forse semplicemente non lo ha compreso. Per questo ogni sacerdote sa che ciò che non perdona non gli sarà perdonato e che ciò che invece perdona, con il cuore, ai fratelli secolari che si rivolgo a lui, in cerca di conforto e amore, gli sarà ugualmente perdonato dal Padre. Ma non finisce tutto qui. Come può una persona andare e non peccare più se non ha vissuto la Grazia Divina della liberazione di ciò che tu chiami memorie?”

 

- “E’ vero Francesco me lo sono chiesto mille volte anch’io?”.

 

- “Poiché questa è una prerogativa divina e non la conseguenza di una formula recitata, a maggior ragione, il perdono umano deve sapersi costantemente rinnovare, finché la maestosità della Grazia Divina scioglierà e cancellerà le ferite dell’anima. Solo allora l’uomo potrà andare in pace e non peccare più. Ricorda le parole di Gesù: ‘Perdona fino a settanta volte sette’. Chi sei tu dunque, uomo di chiesa, per non perdonare? Amato figlio, quando nelle chiese si respirerà questo perdono allora sarà difficile trovarvi anche un solo posto libero in cui sedere e la pace sarà con voi”.

 

- “Francesco, perdonami, per tutte le volte che non ho perdonato!”.

 

Francesco mi guarda e sorride ancora una volta.

  

Torno in giardino. Mio figlio Michele è seduto con me sul trattore. Stiamo per riprendere a tagliare l’erba. Lui guardando davanti a sé in lontananza, attratto da un vivace colore viola, alza la voce per farsi sentire: “Papà, puoi non tagliarli quei fiori?”.

 

- “Si, amore, sì!”.    

Venerdì, 29 Luglio 2016 12:21

TROVERAI CIO' CHE CERCHI

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Salve Nicola, ti seguo da un po’ con molto piacere. Sto prendendo delle decisioni molto molto importanti per la mia vita lavorativa e di famiglia e avrei piacere avere un tuo pensiero, anche vedendoci se fosse possibile!! Già seguo le tue meditazioni e faccio le costellazioni con … ma avrei piacere anche di un tuo consiglio. Da un anno e mezzo a questa parte non sto molto bene. Grossi problemi di ferro, una anemia che non capiscono da dove venga e ora problemi non da poco alla schiena. Lavorandoci su ho capito che il problema principale è il mio posto di lavoro dove non mi sento realizzata. Sto cercando un cambiamento lavorativo ma sento anche il desiderio di un'altra maternità la terza. Ho già due figli e averne un terzo mi spaventa un po' per il fattore economico che già non è semplice e per paura di non farcela. Mi chiedo se mi puoi aiutare in queste scelte importanti!! Grazie già da ora anche solo per aver letto il mio messaggio.

 

Franc

 

Amica cara, è così bello tutto ciò che mi hai scritto che ti ringrazio veramente di cuore per averlo fatto e per aver trovato in me, un amico, un confidente, qualcuno con cui parlare.

Mentre ti leggevo Francesco, aveva già aperto il cancelletto della sua vigna e sorrideva. Sorrideva ad ogni tua parola, sorrideva per tutte le tue preoccupazioni.

 

- “Francesco caro, sento nell’aria il profumo della tua preghiera, la gentilezza del tuo cuore permea questo luogo sacro. Possiamo entrare?”.

 

Si è già fatto giorno da un po’, e il belare di alcune caprette distoglie per un attimo la mia attenzione.

 

- “Francesco, ci sono delle caprette nella tua vigna?”.

 

- “Si, anch’esse pregano con gioia, e il Padre offre loro i più teneri fili d’erba e abbondanti chicchi d’uva che golosamente assaporano. Non v’è dunque preoccupazione di sorta alcuna”.

 

- “Cos’è allora Francesco che ci fa preoccupare di ogni cosa? Ci preoccupiamo per il lavoro creandoci situazioni difficili e piene di contrasti. Ci preoccupiamo per i soldi a tal punto da averne sempre meno. Ci preoccupiamo per la nostra famiglia volendola dirigere e indirizzare in base alle nostre scelte e non alla piena felicità di tutti. Ci preoccupiamo per la nostra salute così da non stare bene fisicamente. Com’è assurdo caro Francesco tutto questo!”.

 

- “No, non è assurdo, è semplicemente umano. Ma si tratta di quell’umano che ha perduto la fede, la fiducia, l’amore. Venite qui amici miei, mi parlate sempre da una certa distanza, con molto rispetto, ma la mia gioia è anche nell’abbracciarvi, nello stringervi forte a me e nel ricordarvi quanto siate infinitamente amati”.

 

Sono incredulo e attonito !

 

- “Significa forse caro Francesco che tutta questa distanza tra te e me l’ho creata io? Ti ho tenuto per tutto questo tempo volutamente fuori dal mio cuore, mentre tu desideravi solo abbracciarmi? Mi sento infinitamente sciocco caro Francesco. Nemmeno i bambini restano distanti, così a lungo, da papà e mamma”.

 

- “Amico mio, potevo solo seguirti, potevo solo amarti, proteggerti e benedire il tuo cammino, ma finché ad aprire le braccia non fosti stato tu, il mio abbraccio non poteva riscaldare il tuo cuore. Ecco, ti dono l’abbraccio di Francesco, ti dono l’amore di Francesco, ti dono il perdono di Francesco. Ora che puoi ricevere io posso donare. Di cos’altro vuoi preoccuparti?”.

 

Nessuna parola, solo il caldo abbraccio di Francesco che mi stringe e che mi indica la via del cuore: “Solo lì troverai te stesso, solo lì troverai ciò che cerchi!”.

 

Aggiunta del 28/10/2016

 

Buongiorno Nicola... si.ricorda che le avevo scritto quest'estate? Lei mi aveva dato quella splendida risposta data da s Francesco.... ad agosto siamo andati a fare il percorso con Mariagrazia... e quando siamo tornati abbiamo chiesto in dono un figlio...senza preoccuparci troppo dei soldi.. del lavoro... seguendo e ascoltando solo i nostri cuori!! Ecco Dio ce l'ha donato e sta crescendo nel mio grembo!! Ci tenevo a condividerlo con lei, perché leggendo e rileggendo ciò che ci aveva scritto, abbiamo capito!! Grazie di cuore!! Un abbraccio.

      

Martedì, 26 Luglio 2016 01:41

LA NOTA DI FRANCESCO

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E’ il primo pomeriggio la mia amica è partita da poco, per rientrare in Toscana, dopo aver tenuto un seminario strepitoso nell’Associazione Ho-oponopono Cristiano, qui a Quinto di Treviso.

 

Mi immergo nell’acqua calda della vasca da bagno, ho voglia di rilassarmi, di staccare la mente e ascoltare con il cuore. Ho una piccola campana tibetana sul bordo della vasca, che prendo e appoggio sul mio torace e con il batocchio inizio a suonare.

 

Avverto la presenza di Francesco divertita e sorridente. Mi ritorna il pensiero che talvolta quando si organizza un seminario a offerta consapevole, può succedere di non riuscire a coprire le spese del treno, del vitto e dell’alloggio.

 

Offri tutto te stesso, dai l’immenso amore e la sensibilità che hai sviluppato in una vita di formazione, ma quando apri la cassettina, ringrazi se almeno paghi il treno!!!

 

soldi1

 

- “Perché ridi Francesco?”.

 

 - “Perché non ascolti!”.

 

- “Cosa non ascolto?”.

 

- “La nota della tua campana!”

 

- “Cosa intendi Francesco?”.

 

- “Suona ancora! Che nota senti?”.

 

- “Potrebbe essere un FA Francesco, non me ne intendo molto di musica”.

 

- “Amato fratello, non è un FA, la nota del cuore è il DA. Quando non ascolti con il cuore, senti il FA. Quando apri il cuore il FA diventa DA. Ti affidi, inizi a vivere la fiducia e l’abbandono. Lasci andare ciò che non ti appartiene più, l’identificazione con l’ego”.

 

- “Aiutami Francesco, la mia comprensione è ancora fragile! Amo la musica ma quella che tu suoni richiede un orecchio ben allenato, quello del cuore. Non può essere un orecchio sordo, un orecchio velato. Il suono da percepire dev’essere cristallino. Puoi suonare più forte nel mio cuore e nel cuore di tutti i miei fratelli?”.

 

Il suono della mia campana tibetana ora è un SI, fragoroso, vibrante!

 

 

- “Con questo meraviglioso suono, Francesco caro, nella tua vigna presto l’uva sarà matura”.

 

- “Amico mio, fratello mio, a chi ti chiede dove si trova la mia Vigna, dove si trova la Vigna del Signore, tu indica il cuore. Non usare le parole, usa lo sguardo, trasmetti più amore. Il trattenere è una ferita antica. Si trattiene chi muore senza seppellirlo, si trattiene il denaro, si trattengono le amicizie, non si condivide più nulla. Ti rispecchi vero? O meglio si rispecchia il tuo vecchio Sé, quello che ascoltava senza cuore!  Ma tu sei cambiato, stai spezzando un pane nuovo, stai assaporando i primi grappoli della mia vigna. Dunque non temere. Presto nel cuore della gente non suonerà più il FA, risuonerà il DA. Avrai ciò che serve, avrai la gioia di essere a tavola con noi”.

 

- “Essere a tavola con te Francesco, anche questa sera ti va di scherzare, ma se a burlarti di me sei tu Francesco, il mio cuore si riempie di gioia”.

 

- “Perché burlarmi di te amico mio? Con te sorrido, con te rido, con te canto e danzo. Lodato sii mio Signore perché un volto sorridente, risplende della tua grazia!”.

Venerdì, 22 Luglio 2016 18:57

HO MESSO MIO FIGLIO FUORI DI CASA

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Gentilissimo Nicola, scusami se ti disturbo a quest'ora; spero di non svegliarti e che tu mi legga domani con calma. Ho un grande problema con mio figlio, o meglio da qualche anno mi sta dando grandi problemi. Non ha finito gli studi , non ha voluto dare l'esame di scuola guida. Quotidianamente a me e a suo padre, che lo esortiamo a dare una direzione alla sua vita, risponde sempre più aggressivamente e ci manca totalmente di rispetto. Questa sera ha superato il limite ed io l'ho messo fuori casa, perché sta distruggendo questa famiglia ! Cosa posso fare? Più volte lo abbiamo perdonato , ascoltato i suoi singhiozzi , ma puntualmente dopo nemmeno una settimana ritornava a mancarci di rispetto e a non assumersi nessuna responsabilità. Io prego, prego, chiedo a Dio di aiutarmi a pulire questo rapporto di cui mi assumo la responsabilità , desidero che lui trovi la sua strada ma non posso più permettermi tanta rabbia e maleducazione.                                                           

(Sono trascorsi alcuni giorni e ricevo ancora un messaggio).

Ho fatto rientrare mio figlio a casa: non sarò coerente ma il mio amore per lui non mi può far scegliere di allontanarlo: magari dandogli sempre più amore si sentirà meno impaurito e riuscirà a prendere decisioni più coraggiose: spero di pulire la sua aggressività verbale.

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Cara amica, la tua domanda coinvolge molte famiglie, riguarda molti genitori.

La calura del pomeriggio è ancora intensa. Lento il cigolio del cancelletto che porta alla vigna di Francesco, stride, cedendo sotto la spinta della mia mano.

“Ciao Francesco, come stai ? Vorremmo parlarti dei nostri figli, se per loro siamo validi esempi, se siamo riusciti a dare loro tutto l’amore di cui necessitano. Come farai Francesco a parlarci dei figli, tu che non ne hai avuti?”

Francesco sorride, non è mai imbarazzato o stupito delle mie domande. Cerco il suo sguardo, mi perdo in un lago d’amore.

“Perché Francesco, i figli ci sfidano e mancano di rispetto?”

Mentre scrivo queste frasi rivolte a Francesco, mio figlio gioca sul divano con un compagno di scuola. Ripenso a quante volte mi sono rivolto a lui senza il sorriso di Francesco nel cuore e la sua risposta è stata una barricata per difendere le sue posizioni, per argomentare le sue ragioni.

Ora ti ascolto Francesco: “Cosa nutre un figlio più dell’amore?”.

“Non sapete nulla dei vostri figli, eppure li volete uniformi ai vostri modelli, ubbidienti ai vostri principi, e chiedete a me, dimenticando la mia vita. Mi sono spogliato nudo di fronte a mio padre e l’ho rinnegato pubblicamente, perché riconoscevo un solo Padre quello dei cieli. Con mia madre è stato diverso, era sempre lì pronta a proteggermi, ad accudirmi, a darmi una nuova possibilità. Ecco la differenza: chi non conosce la legge dell’amore e del perdono impone, chi la conosce ama. I figli non sono tutti uguali, ma ogni figlio riconosce il suo sentire e a questo va educato e incoraggiato. Quando un figlio cresce non puoi più essergli genitore. Prova allora ad essergli amico, fratello o confidente. Lascialo sbagliare, non puoi impedire che commetta i suoi errori e la strada più veloce per farlo crescere, è proprio quella di assecondare le sue decisioni, anche se per te corrispondono a scelte sbagliate. Tuo figlio non diventerà chi vuoi tu, ma se in questa incarnazione riuscirà a ritrovare se stesso, avrà fatto centro”.

Scrivo a fatica ogni parola, sento che amare un uomo libero è quasi impossibile, rompe ogni schema, frantuma ogni certezza.

“Vorresti dire qualcosa a questo ragazzo, Francesco? A lui o ai suoi genitori?”

“Si, quando non ce la fate, pregate, chiedete aiuto. Avete l’opportunità di essere dei grandi genitori, dei genitori magnifici, ma di vostro figlio non conoscete nulla. Non sapete il progetto della sua anima, la piena bellezza del suo cuore. Egli vi scruta, vi osserva e piange perché non è capito”.    

  

Mercoledì, 20 Luglio 2016 00:03

SORELLA CHIARA NELLA VIGNA

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Caro Nicola,

 

ti scrivo, come ti avrei scritto un paio di anni fa… richiedo il tuo aiuto e quello di Francesco.

 

Per me è un gran bel periodo pieno di gioia, e la vita mi riserva ogni giorno una sorpresa. Ho imparato ad essere grata, sto imparando ad amare incondizionatamente.

 

Ma, ma c’è un ma…

 

Mi guardo intorno e vedo tanta sofferenza, sono tutte parti di una mia antica sofferenza. Molte persone che si rivolgono a me mi mostrano una parte della mia vita.

Qualcosa che ho vissuto, qualcosa che ho superato.

Ma è davvero così? Ho davvero superato, trasmutato? Perché si ripresentano le stesse situazioni specchiate in altre persone ?

Come posso aiutare? Come posso lavorare nella Sua Vigna se continuo piangermi addosso?

 

Puoi aiutarmi a capire e forse quello che ne nascerà potrà servire anche ad altre anime.

 

Con infinito e sconfinato amore.

 

 

Chiara1 

 

 

Amata,

 

è il primo pomeriggio ma sono sicuro che Francesco non si è addormentato, non sta riposando tra la frescura dei filari, bensì prega. Il suo cuore è rivolto a Dio. La sua anima risplende.

 

 

Nella vigna la calura estiva è mitigata dalla dolce brezza del mare che dall’alto di questa collina si scorge in lontananza.

 

 

Ad accoglierci il sorriso di Chiara, la sua dolcezza infinita.

 

Fatico a scrivere, l’emozione cresce ad ogni passo. Sento un forte nodo alla gola che quasi soffoca il mio pianto.

 

“Vi stava aspettando” sussurra la voce di Chiara.

 

 

Non riesco più a trattenere le lacrime, scorrono troppo abbondanti miste al sangue della mia epistassi…

 

Sembra una scena grottesca, lacrime e sangue, sangue e lacrime.  

 

Provo una gioia infinita quando riconosco la voce di Francesco, è come un Sole che mi riscalda da dentro, che mi riempie di sicurezza e di pace.

 

“Benvenuti nella Vigna del Signore e grazie amici miei di essere qui per prendervi cura dei suoi filari, dei grappoli e delle giovani pianticelle”.

 

Trascorrono momenti pieni di silenzio, che riempiono completamente il mio cuore. Poi la sua voce apre il silenzio.

 

“Qui tutto ha bisogno delle vostre mani, tutto necessita del vostro amore, tutto si nutre delle vostre cure. Lo sapevate fin dall’inizio cosa significava…”

 

Interrompo lo scrivere, rischio di sporcare di sangue anche il pc.

 

Trovato del cotone emostatico, riprendo la mia scrittura.

 

“Francesco ci sei ? Ho bisogno di sentire ancora la tua voce !”

 

Ma la voce di Francesco si perde in quella di Chiara: “Sussurrate parole d’amore ai grappoli maturi, sussurrate parole di forza ai germogli nascenti, sussurrate grazie a tutto il Creato. Pregate, sollevatevi e restate ad osservare nell’ascolto della preghiera. Se la chiamate fatica, noi la chiamiamo estasi !”.

 

Poi è Francesco a riprendere la parola.

 

“Sorella cara, hai vissuto tutto questo, hai vissuto i momenti bui, hai vissuto il tempo in cui zappare la terra significava arare il cuore. Poi hai seminato. Sono nati i primi germogli che si sono trasformati in fiori in luce, in svariati e intensi profumi di primavera. Il volo delle rondini nella vigna, non è mai stato così bello come in quella stagione. I caldi raggi di fratello Sole hanno fatto poi maturare i grappoli e ora, sorella cara, servono le tue braccia e le tue mani per la raccolta, per la vendemmia, per far sì che il profumo del mosto si espanda in tutta la vigna.

 

Quando vedi il riflesso della tua vita nelle vicende che ti raccontano sorelle e fratelli, ora consapevolmente  sai cos’è utile al vino e cosa no. La prima cosa che serve al vino per maturare è il silenzio. Così espandi questo profumo di silenzio dalla dolcezza del tuo cuore e rimani in ascolto.

 

Chiara ti è stata madre, sorella e amica.

 

Chiara ti spiega in poche parole e tantissimo silenzio di cosa si nutre il cuore, cosa serva al cuore per guarire.

 

E quando ti chiedi ‘Come posso lavorare nella Sua Vigna se continuo piangermi addosso?’ beh allora ricorda che le tue sono lacrime benedette, perché nascono dai cieli di queste splendide vigne, dove la tua preziosa opera, rallegra il cuore di Nostro Signore. Grazie”.

Giovedì, 14 Luglio 2016 13:58

CHIARA D'ASSISI PARLA AL CUORE DI FRANCESCO

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Insaziabile chiedo a Chiara, di parlarmi ancora della Vigna di Francesco.

La domanda è precisa: "Qual'è la stagione in cui lavorarci è meno faticoso?".

 

 

Chiara1

 

 

 

SUSSURRI GRAZIE A TUTTO IL CREATO

 

Fratello caro,

 

la fatica è solo gioia di esserci.

 

Ogni stagione porta il suo dono

 

all'inizio del lavoro..

 

Ti sollevi sulle punte per gli irraggiungibili grappoli,

 

loro gioiscono dei tuoi sforzi.

 

Alla fine ti curvi verso di loro con sollecita cura.

 

Nel mezzo cogli ogni aspetto della vigna.

 

Nel mezzo sussurri parole d'amore ai grappoli maturi.

 

Sussurri parole di forza ai germogli nascenti.

 

Sussurri grazie a tutto il creato.

 

Piegati ..sollevati... e resta in osservazione e ascolto  ..

 

La chiami fatica?

 

Noi la chiamiamo estasi.

 

Chiara d'Assisi by Marsch 14/07/2016.

 

 

 

LA VIGNA DI FRANCESCO

 

Infiniti confini

 

Dolci pendii

 

Molto lavoro per sfrondare le foglie che tolgono luce ai grappoli

 

Libera dai rami secchi

 

Proteggi quelli nuovi

 

Ti ferirai

 

Sanguinerai

 

Ma ogni gesto porterà dei frutti

 

Ogni passo nella polvere sarà un passo sul verde prato della gioia ...

 

Chiara d'Assisi by Marsch 13/07/2016

 

 

 

Martedì, 05 Luglio 2016 19:33

UNA MADRE APRE IL CUORE

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Ciao Nicola, non ci conosciamo è vero, ma un po' sento di conoscerti. Ho fatto diversi seminari di Ho-oponopono con…. Sento di chiederti aiuto anche se forse è fuori luogo . Ho tanti problemi con mio figlio di sedici anni, si sta perdendo del tutto. Sono separata e molti pensano che sia questa la causa, ma di certo non è l’unica. Sono disperata. Recito sempre il mantra e prego, ma... non so. Grazie e scusami se sono stata inopportuna.

 

sedicenni

 

Amica mia, permettimi di prenderti la mano e di accompagnarti scalza, nella Vigna di Francesco. Pochi conoscono questo posto, pochi sanno realmente dove si trovi. E’ un luogo di silenzio e preghiera, una piccola vigna in collina, dove quando il mio cuore desidera un po’ di pace, vi entra silenzioso.

 

Ora tolgo i miei sandali per entrarvi assieme a te. Provo ancora un po’ di imbarazzo nel camminare con i calzari. Vorrei stare a piedi nudi come Francesco, sentire la rugiada della mattina che lava i miei piedi dal cammino del giorno precedente, ed essere consapevole che la mia anima di fronte a Francesco è sempre nuda.

 

Il cancello della  sua Vigna è aperto al cuore, ma per entrarvi sto imparando a chiedere permesso, perché mai una parola sia detta con l’intento di ferire o un pensiero faccia mettere le spine alle profumate rose, che crescono anche qui nella sua Vigna.

 

Amica mia, sorella mia, com’è bello camminare tra i filari, fino a raggiungerlo e trovarlo lì, immerso in preghiera.

 

Non ti sbagli è lui. 

 

Già conosceva il nostro desiderio di incontrarlo, di parlargli della tua vita e di quella di tuo figlio. Francesco si è fatto trovare. Ci lascia parlare, non interrompe mai, ma legge profondamente in ogni cuore, è il suo dono.

 

Questo ragazzo sedicenne sta costruendo le sue polarità, il maschile e femminile in lui, e lo fa cercando in te, sua madre, i modelli di riferimento.  Dunque il miglior modo di aiutarlo è esplorare e capire in te queste polarità. Lui guarda al maschile dentro di te, ma è confuso poiché associava determinate qualità  a suo padre, quell’uomo che a seguito della vostra separazione, ha determinato la frantumazione di ogni modello di identità maschile.

 

Amata, Dio dentro di te e nell’Universo, è Padre e Madre. Tu come donna sei madre di tuo figlio ma in questo momento devi fargli anche da padre, perché egli possa integrare in lui la completezza dei principi maschili, che nel percorso umano sono importanti per la sua crescita.

 

Nessuno ha scritto il vademecum del genitore perfetto, la vita diversamente non avrebbe alcun senso. Tu per tuo figlio stai già facendo il massimo.

 

La tua preghiera è ascoltata, il tuo mantra è accolto.

 

Tuo figlio farà le sue esperienze. Ma tu continua ad essere il suo faro. Invitalo in questa Vigna, luogo di preghiera e amore. L’Ho-oponopono Cristiano è la via della preghiera libera, la preghiera che nasce dal cuore. Lodato sii, mio buon Signore, ricordi?

 

Come madre, accogli, ama, ringrazia, benedici. Come padre entra a lavorare in questa vigna, la terra ha bisogno di molte braccia, anche delle tue.

 

Se le mie parole ti sono state di conforto, se con queste parole, ho potuto lenire la tua sofferenza, allora, sia lode a Dio.

 

 

Mi giunge la risposta di questa madre che mi scrive: "Grazie, grazie infinite! Laodato sii o mio Signore. Lo ricordo e sono ricordi speciali della mia infanzia. E' qui appeso a una parete di casa il suo cantico. Si, ti ringrazio per questo tesoro che mi hai donato.

 

Sia lode a Dio". 

 

 

Domenica, 19 Giugno 2016 03:05

FRANCESCO E IL ROSETO

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Negli ultimi mesi ho scritto raramente, mi sono legato le mani di pigrizia mentre fratello Vento agitava forte il mio cuore. Con il pensiero rincorrevo sempre Francesco. Dentro di me risuonava sempre il suo nome. A volte era il mio guaito rabbioso. Come un lupo dopo aver morso le mie stesse carni cercavo un po’ di pace. Altre volte era il linguaggio dolce e armonioso della rosa, che lasciava cadere le sue spine, per spingermi a chiedermi se anche con un fiore senza spine, io provassi dolore. E poi dolore per cosa? Rabbia per cosa? E tu fratello mio, tu sorella mia, con un fiore senza spine provi dolore? Dolore per questa piccola fiamma che brucia dentro e che si chiama Amore. Allora caro Francesco aprendoti il mio cuore, ti prego consigliami. Dov’è posto quel limite che delinea la necessità del mio agire e il momento in cui riconosco la volontà di Dio e mi abbandono a Lui? Molte persone parlano di libero arbitrio, ma esiste veramente? Francesco mi guarda. E’  silenzioso. Il suo sguardo si posa con delicatezza sulle rose del Giardino di Maggio.

 

Francescoacqua

 

 

La sua voce quasi sussurra: “Sii il giardiniere di Dio. Coltiva le tue rose. Prepara per loro il tuo terreno. Usa come concime la preghiera, il rispetto, il perdono e la riconciliazione. Annaffiale con la gioia, le lacrime della letizia, i sorrisi del cuore. Prega per loro, sono le tue rose, quelle che hai piantato e coltivato tu, quelle per le quali ti sei punto e graffiato mille volte. Quando dal primo all’ultimo giorno le hai nutrite con il tuo amore, se quel fiore sboccerà o meno, lì allora sia fatta la volontà di Dio. Allora il profumo che si espanderà nel tuo roseto e da quella particolare rosa, richiamerà sguardi di visitatori, di viandanti e viaggiatori del tempo. Forse nessuno avrà il coraggio di cogliere quella rosa, perché una rosa si dona non si può cogliere. Chi comprende il linguaggio del cuore comprende anche la tua anima, le mie parole, la tua dolcezza”.                                                                  

 Francesco, amavi così tanto la nudità, ma anche tu nella vita hai portato  il saio.  

 

“Si è vero, ho provato mille volte a restare nudo di fronte a Dio, al vescovo e agli uomini e mille volte mi hanno rivestito. Solo Dio ha accolto la mia nudità, la mia fame d’amore”.      

 

-Come potrei allora far meglio io? o forse riuscire semplicemente ad avvicinarmi a ciò che hai avuto il coraggio di fare tu? Parlo sempre di libero arbitrio, ma non ho il coraggio di essere libero.

 

“Figlio mio, a nessuno è chiesta la perfezione nella dimensione umana, nemmeno ai santi. Libero arbitrio significa essere fedeli a se stessi, raccogliti ogni volta che cadi a terra. Rifletti su ogni esperienza che vivi. Aiutati a rialzarti. Usa il mio bastone ora è tuo. Vivi la mia letizia, la letizia in Dio. Ho vinto su me stesso quando ho chiesto ai miei confratelli frati di spogliarmi e lasciarmi morire nudo di fronte a Dio”.      

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