Ho'oponopono Cristiano

Ho'oponopono Cristiano (197)

Sabato, 24 Settembre 2016 18:42

MI TOCCHI IL CUORE

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Caro Francesco caro Nicola, eccomi qui a scrivervi del mio tormento. Dopo un matrimonio fallito, ho avuto una storia molto importante con un uomo anaffettivo. Per lui ho fatto le follie più assurde, annullandomi completamente come donna e come persona! Pensavo che le mie dimostrazioni di amore lo avrebbero cambiato e invece non è mai successo. A causa di questo dolore come dice Renato Zero "ho messo il cuore in un cassetto e ho giurato di non aprirlo più!" 

Ora ho un compagno che invece è l'esatto opposto! Molto tenero affettuoso mi fa sentire al centro della sua vita. Mi fa sentire bella e apprezzata ma... È molto possessivo! Mi vuole controllare, controlla gli orari di quando mi collego a Whatsapp, misura le mie parole, le esamina per verificare se mi contraddico. È gelosissimo. Piango e mi dico se devo continuare con lui oppure lasciarlo. Cosa c'è di sbagliato in me?

Grazie se mi potrete rispondere. Infinitamente grata.

 

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Cara amica, parole di canzoni cantate da un menestrello, dolci sonorità della stagione autunnale, le mura di Assisi in lontananza. 

Francesco conosce bene ciò di cui parli. Le follie più assurde quelle che tu dici di aver fatto per un uomo, lui le ha fatte per Dio. Si è annullato completamente, ha seguito la via della rinuncia, del disprezzo per il suo corpo. Il suo cuore sempre tormentato era confuso.  Francesco amava, amava profondamente. Forse ciò che gli mancava era il coraggio di vivere una carezza, un affetto, il riconoscere nella bellezza del corpo umano il tempio di Dio.

 

- “Francesco caro, perché non hai mai trovato il coraggio di bussare a quel tempio?”.

 

Francesco mi guarda smarrito, a volte ha l’innocenza di un bambino che non sa più dove posare lo sguardo.       

 

- “Francesco, pensi forse che non potrei capirti, che apprezzerei di meno l’infinita bellezza della tua anima?”.

 

- “Fratello mio, parlare di Dio potrebbe essere più facile e meno imbarazzante per me, che parlare di una donna”.

 

- “Sento che questo colloquio con te stenta a decollare, quasi che tu ti sentissi messo all’angolo e dovessi parare i colpi, sferrati dal tuo avversario, nel ring. Ti chiedo scusa. Lasciamo perdere Francesco, non voglio imbarazzarti, non voglio ridere di te. Perdonami”.

 

- “Vedi caro Fratello, quando il nostro spirito s’incarna si colora del fuoco del Sole e dell’acqua della Terra. Sono quelle che voi chiamate polarità. Comprendere il maschile, comprendere il femminile e la sintesi di queste polarità, l’essenza divina, è il frutto che l’anima matura raccoglie. Questo è il cammino, vita dopo vita. Questo è l’apprendimento dell’amore. Cercherò ora di essere di conforto alla nostra amica, ma se non vi riuscissi porgile tu le mie scuse. Sicuramente potrà capire che quando si è assaporato l’amore divino, l’amore per Dio, ciò che offre la carne è ben poca cosa, e lei questo lo sa. Il tempo ritorna. La sua anima è ritornata. Se dopo aver assaporato l’amore per Dio, cerca la gioia in quello di un uomo, ben poco sarà il suo sapore, estremamente acerbo il succo. Intravedi ora cosa le sta accadendo?”.

 

- “Non fermarti Francesco, se hai individuato la malattia, somministra ora la cura!”.

 

- “Non posso essere io a scegliere per lei, ma un cuore aperto, liberato dal cassetto in cui è stato troppo a lungo rinchiuso, aiuta a guardare più consapevolmente alla propria vita. La scelta migliore è sempre quella che vi rende felici. Se pensate che la vostra infelicità renderà almeno felice il vostro compagno o la vostra compagna, allora non volerete mai. In te cara sorella non vi è nulla di sbagliato. Sbagliato è credersi sbagliati. Sbagliato è non riconoscersi come figli di Dio, come fratelli di carne, in Cristo.

Forse ora ti senti smarrita, confusa, non misuri più le mie parole, le parole di un giullare. Cosa ti serve per essere felice? Semplicemente fallo, fai ciò che ti rende felice e se questo non ti rendesse ancora felice, torna all’amore di Dio!”.       

 

- “Alla fine Francesco caro, non puoi tradire te stesso, ciò che nell’essenza sei. Ti sei riconosciuto in Dio e ora consigli di amare te stesso. Riconosco la grandezza del tuo cuore. Posso abbracciarti Francesco? Ora posso sentire la forza del tuo abbraccio che gentilmente mi apre alla vita”.

 

- “Vieni fratello mio, le mie braccia sono sempre aperte per te. Perditi in me e ritrovati in te stesso e poi voltati, torna a guardare alla tua vita con questa nuova comprensione che è l’amore. Ora sei tu il mio abbraccio, ricordalo. Dona la pace!”.

Martedì, 20 Settembre 2016 10:56

LA DOMENICA ANDANDO ALLA MESSA

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Francesco mi ha promesso che in questo articolo avremo riso di cuore tutti, ma sebbene io non abbia la minima idea di come il Giullare di Dio ci riuscirà, so che manterrà la sua promessa. Ecco allora cosa mi scrive una affezionatissima lettrice:

 

- “Carissimi Nicola, Francesco, sento il bisogno di scrivere questa lettera. Ho molti dubbi su questioni che solo voi potete chiarire. Dentro di me da circa un anno si è risvegliata la fede che era stata sepolta sotto cumuli di macerie. Queste macerie hanno iniziato ad accumularsi quando tanti anni fa una ragazzina ingenua e credente, andava all'oratorio nella speranza di essere accolta da quel gruppo di giovani. Da fuori sembravano così uniti e solidali. Ma niente da fare! Non era della famiglia giusta, non si vestiva nel modo giusto!  La prima grande delusione. Il primo crollo: l'ipocrisia! Vedeva quei ragazzi a messa pronunciare parole di fratellanza, di solidarietà e poi fuori si comportavano l'esatto contrario!  Creavano emarginati! Poi vennero anni più difficili e la sofferenza la fece sentire abbandonata da Dio. Il crollo fu totale! Come poteva Dio permettere tutto questo? Come potevano uomini e donne che avevano promesso la loro vita a Dio non capire che Lui era in ogni persona che incontravano e che spesso trattavano male. Si sentivano giudici giudicanti! Le macerie si accumulavano la fiamma veniva soffocata. Ora questa mia lettera a voi è per chiedevi se questa ritrovata fede mi richiederebbe di ritornare in seno alla Chiesa, di ritornare a tutti i riti che essa richiede come la confessione, la messa, la comunione. Preghiere codificate e preorganizzate. Parole ripetute senza partecipazione e senza comprenderne il vero e antico significato. Come si può essere nell'amore di Dio senza essere nella Chiesa di Dio?

Come posso non vedere l'ipocrisia che continua perpetuarsi in quelle mura sacre? Grazie per ogni goccia di comprensione!”.

 

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Amica mia la vedo dura ora per Francesco farci sorridere dopo una lettera come la tua. Ma presto detto, mi tolgo di mezzo, lascio la parola a Francesco.

 

- “Sorella cara, Nicola ad Assisi rideva e piangeva, piangeva e rideva. Tutti i suoi amici l’hanno visto così, e lui stesso non sapeva spiegarsene la ragione. Forse nemmeno tu. Cos’è che fa ridere: l’ipocrisia nelle chiese, la falsa unità e solidarietà? Sì, ma è un riso amaro, un riso pieno dell’infinita tristezza per quanti si professano buoni cristiani e ad di fuori delle chiese rubano, spergiurano, insultano. Ma tu non perdere la fede, Cristo è venuto anche per loro. L’emarginazione, la solitudine, il crollo di tantissime vite che naufragano alla deriva, anche questo ad alcuni fa ridere, ma è ancora una volta un riso amaro. Sono in pochi a riconoscere Dio nei fratelli che incontrano, sono rarissimi quelli che hanno il coraggio di abbracciarlo. Così posso comprendere anche questa tua sensazione di sentirti abbandonata da Dio. La tua chiesa era crollata, le sue mura non avevano più nessun significato. Così anche a te Dio ha detto: ‘Va e ricostruisci la mia chiesa’ e forse ora inizi a comprenderne il significato. Non più una chiesa di mattoni bensì una chiesa di puro spirito. Così quella fiamma che credevi soffocata era in realtà solo sopita e tu sei riuscita a preservarla e a mantenerla viva sotto un cumulo di macerie. Mi chiedi se per te abbia senso, poiché senti di aver ritrovato la fede, di ritornare in seno ad una chiesa, dove si vivono riti solo formali, la confessione, la messa, la comunione. Qual è allora la chiesa che hai ricostruito e alla quale vuoi partecipare? Rispondi solo a te stessa. Se ritieni consapevolmente che Dio è in ogni cosa e in ogni luogo che Dio è Tutto nel Tutto, allora spezza e consacra tu il pane della vita dove Dio sarà presente. Anche sulla confessione ci sarebbe molto da comprendere. Le mie parole sono state stravolte, nessun uomo può morire in peccato mortale, nessun figlio di Dio può continuare a mancare il suo bersaglio in eterno. Tutti, prima o poi fate centro e il vostro centro è sempre l’amore”.

 

- “Francesco, non hai mai parlato così!”.

 

- “E’ vero, nessuno prima d’ora ha dato il corretto senso alle mie parole. Ora mi rivolgo a te sorella cara: ‘Vedi quanto dev’essere grande la tua fede per continuare a credere a ciò che non ha più nessun valore. Dopo aver sperimentato ciò che hai definito il tuo crollo, come e quando hai riscoperto la tua fede? Veniamo ora alla tua domanda: ‘Come si può essere nell'amore di Dio senza essere nella Chiesa di Dio?’. Pensi forse che esista un uomo sulla faccia della terra che io non possa chiamare fratello o Dio non possa chiamare figlio?  Dov’è allora la vera chiesa di Dio? In un edificio cattolico, protestante, evangelico, in una moschea, in una sinagoga o in qualsiasi altro luogo di culto definito in qualsivoglia modo? La verità, e qui sorella mia, ridi pure finché vuoi, Dio non è religioso. Dio è amore, ama ognuno dei suoi figli allo stesso modo e non condanna mai, ama sempre. Ricordi il racconto del figliol prodigo? Questo figlio smarrito non è forse tornato nella sua Casa e questa non è forse la Casa di Dio, la sua Chiesa? Sorella cara ecco allora il tuo compito: unifica tutte le religioni del pianeta facendo comprendere ciò che hai appena compreso, nulla di più. Se ti ho dato anche una sola goccia di comprensione, ne sono immensamente felice e ora rido di cuore”.

 

- “Grazie Francesco, hai toccato profondamente il mio cuore. Con forza e coraggio seguirò le tue parole. Sono consapevole di non poter commettere più nessun peccato, ho solo un cuore pieno di desiderio d’amare te, Dio e tutta l’umanità. E così è grazie”.  

Domenica, 18 Settembre 2016 09:48

L'INGANNO DELLA FEDE

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Quando desidero parlare con Francesco vengo qui a cercare un po’ di silenzio. Ascolto nel mio cuore dove s’illumina la dolcezza della sua pace e poi lo invoco: “Francesco, Francesco caro…”.

 

Sento risuonare il suo nome che mi riempie di quella grande compassione che porta dentro. Qualcuno pensa che non possa sentirmi, ma nel mio cuore c’è più di un vago ricordo, è rimasto impresso un segno, quel segno che Francesco ama immensamente, poiché era ed è il segno dello Spirito, il Tau.

 

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Quel mattino vedere Francesco accogliere tra le sue mani due bianche colombe mi aveva meravigliato e stupito. Il tepore del sole autunnale scaldava ancora l’aria. Sentivo il profumo dell’ulivo parlarmi della pace di Nostro Signore e mi ritenevo immensamente fortunato per il privilegio di poter assistere alla manifestazione di tanto amore.

 

- “Francesco, quanti doni si sono riversati in te, sei una cascata di luce”.

 

Francesco sorride sempre, sa solo amare. Benedice ogni persona che incontra, ogni essere vivente, ogni filo d’erba, ogni fiore. Trasforma tutto in emozione e quell’emozione brilla nei suoi occhi, si esprime nelle carezze delle sue mani.

Quando desidero parlargli vengo qui, mi siedo accanto a lui e prego con lui.

 

- “Francesco, cosa ti turba?”.

 

- “Nulla e tutto fratello caro. Sono turbato per ciò che non ho potuto dire, per quello che la mia voce non ha trovato il coraggio di esprimere. Mi sono ingannato. L’inganno è stato credere che la chiesa che dovevo riparare fosse fatta di travi di legno, di muri e mattoni ma non era così”.

 

- “Abbiamo già parlato Francesco caro di tutto questo. Molte persone ora comprendono che è Chiesa l’essere umano, e non un edificio, che è Stato l’uomo, e non le sue leggi. Nel tuo testamento mi hai insegnato a ribellarmi dinnanzi al sonno che ci coglie, eppure tu hai chinato il capo e obbedito. Perché?”.

 

- “Portavo la responsabilità di tutti quelli che vivevano con me. Dio mi aveva affidato molti figli, e per loro sentivo di dover essere più di un padre, più di un fratello”.

 

- “Non rammaricarti Francesco, oggi ottocento anni dopo che senso può avere tutto questo?”.

 

- “La vedi la mia chiesa? Oggi come allora è ancora da riscostruire. Oggi come allora rischia di essere il luogo dove ci si perde invece di ritrovarsi”.

 

- “Se mi perdessi come ti sei perduto tu Francesco, ritroverei il mio Spirito, la mia Luce”.

 

- “Lo credi veramente fratello caro oppure ti arrenderesti anche tu?”.

 

- “Arrendermi a cosa Francesco?”.

 

- “Al travisamento, all’inganno! Chiama per un momento Chiara di fronte a te, invitala e accoglila nella tua anima”.

 

* Chiara… tu non piangi mai?

- “Le lacrime le ho consumate con Francesco, nel suo ultimo viaggio. Sorrido, sorrido sempre… Sorrido perché Lui ha rivolto a me il Suo sguardo e di me ha avuto misericordia. Sorrido perché Lui ha mostrato a me il Suo volto e mi ha donato pace…”.    

 

Ho quasi l’impressione dello stallo, un moto perpetuo di eterna immobilità.

 

- “È questa la prigione dell’anima fratello mio. Quando dici ottocento anni dopo che senso può avere tutto questo, significa che ti sei già arreso!”.

 

* - Chiara: “Frate Leone ed io avevamo in comune l’amore per Francesco. Lui era incapace di amare una singola persona. Amava ogni cosa. Ogni nostra particella. Non aveva la percezione dei corpi distinti. Tutto è Uno. Ora lo so.  Ora comprendo”.

 

- “Caro Francesco, chi ci leggerà sarà disorientato. Chi ci leggerà si domanderà: “Ma di cosa stanno parlando? Qual è allora Francesco il tuo messaggio?”.

 

- “Battiti per la libertà, libertà di pensiero, libertà politica, libertà in amore, libertà morale”.

 

- “Fai tutto così facile e mandi avanti me…”.

 

- “No fratello mio, non mando avanti te. Cerco solo di farti comprendere e vedere quanti passi puoi muovere per riscoprire completamente tutta la tua Luce, la tua Verità e Unità. In questo senso sei Uno con ogni altro tuo fratello, in questo senso ti esorto: ribellati davanti al sonno che ti coglie”.

 

* le parti contrassegnate con l’asterisco sono di Marina Schettino.   

Mercoledì, 07 Settembre 2016 20:01

SENTO QUALCOSA DI DIVERSO

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Il post pubblicato ieri, risuona come il grido stremato di Francesco: “Il trattenere è una ferita antica”. Mi chiedo che cosa evochi dentro, cosa vada a toccare nella mia anima. Così apro la posta e leggo questo messaggio: “Ciao Nicola, sono un po' perplessa, sento qualcosa di diverso dall'Ho'oponopono del maestro Len, che è quello che ho imparato, e continuo a fare. Un abbraccio e complimenti per quello che riesci di nuovo a fare”.

 

      Len

 

 

Mi domando se Francesco avesse già previsto tutto, la domanda e ogni eventuale risposta.

 

 

- “E ora Francesco mi aiuterai a trarci d’impiccio?”.

Francesco sorride divertito, non perde mai il buon umore! A volte dalla sua gioia mi sento contagiato, tanto da svegliarmi nel cuore della notte, mentre sto ripetendo: “Lodato sii mio buon Signore!”.

 

- “Nulla ti turba, vero Francesco?”.

 

- "Fratello caro, no proprio nulla, se non ciò a cui permetto di farlo. Anch'io un tempo mi chiedevo se ero forse diventato un eretico. Mille volte mi sono risposto: Si forse... anzi, è certo... ma, peggio ancora, un eretico che si è rinnegato".

 

- "Perché la tua voce trema, perché mi dici di esserti rinnegato?".

 

- “La mia chiesa, la chiesa di Dio, quella chiesa che la voce Dio mi aveva chiesto di ricostruire… Ebbene l’ho fatto…, ma sono riuscito a farlo solo con i mattoni, con le travi di legno, e solo parzialmente nello spirito. L’istituzione chiesa ancora non ha pienamente raccolto e fatto proprio il vero insegnamento di Cristo. Ancora non ascolta la sua voce. Il Suo messaggio d’amore ha toccato solamente pochi cuori”.

 

- “E’ in tutto ciò che senti il dolore di una ferita antica, per tutto quello che hai trattenuto?”.

 

- “Fratello mio, i tuoi passi camminano veloci nei sentieri dello spirito”.

 

- “Francesco caro, non hai mai tradito i tuoi valori più alti, la pace, il perdono, la riconciliazione, l’amarsi l’un l’altro e in questo non hai mai tradito il Cristo. E’ su questi pilastri che si basa la comprensione di ogni ho-oponopono. Quanto alla chiesa ora tutto è più semplice. Si è giunti a comprendere che il sesso è un dono di Dio, che in Dio, ogni cosa può essere vissuta, in quella che tu hai definito la perfetta letizia”.

 

- “Figlio e fratello caro, se veramente hai compreso e fatte tue queste parole, allora vivi serenamente. L’amore per Chiara è stato il più puro e il più casto. Non un solo bacio. Mentre disprezzavo e trascuravo me stesso, ho baciato e amato le carni del lebbroso, riconoscendo in esse, ogni mia ferita”.      

 

- “Francesco com’è possibile lasciare andare senza dimenticare? Come si possono metabolizzare vissuti ed eventi, emozioni e sentimenti così profondi?  Come digerire e comprendere senza trattenere? Ci sono persone che ad ogni accadimento danno la stessa importanza, si lasciano plasmare finendo per concentrare i loro pensieri e la loro energia nel passato”.

 

- “Fratello caro, la strada che ho percorso è stata la via della preghiera ed è quella che ora tu insegni. Sì, la preghiera libera. La preghiera d’amore rivolta direttamente al Padre, al Creatore, alla Luce. E’ qui che nasce la nuova chiesa, quello dello Spirito, quella per la quale io ho posto le basi. Ora procedi, continua tu. Insegna tu a costruirne le pareti, a colorarne gli interni, a viverne il tempio. La preghiera libera”.

 

- “Certo che tu Francesco non scherzi? Fortuna che oggi non bruciano più come un tempo, altrimenti farebbero di me un saporito spiedino, ma hai ragione. Morrnah Simeona conosceva bene tutto questo, il suo Ho-oponopono è preghiera, amore, perdono, riconciliazione e pace. Gli stessi valori Francesco, che tu non hai mai tradito”.

 

- “Sì, la preghiera libera”.

 

- “Sai Francesco, quando Morrnah pregava usava le parole di Gesù, il Padre Nostro, la sua fede era totale certezza in Dio. È così che Morrnah si è liberata, è così che avvengono i miracoli”.

 

- “Sì fratello caro, lascia che la preghiera liberi anche te. Prega secondo il tuo cuore, trasforma la tua preghiera da richiesta in ringraziamento, lascia il tuo cuore tracimare di tenerezza e amore. E’ qui che puoi essere finalmente autentico. Giù ogni maschera, lascia cadere ogni maschera”.

 

- “Mi chiedo se Hew Len se abbia compreso o meno il vero messaggio di Morrnah Simenona?”

 

- “A ciascuno il suo, a ciascuno i suoi tempi, a ciascuno la sua strada, sapendo che tutte le strade portano a Dio. Che cos’è l’Ho-oponopono? Una strada che porta a Dio. Chi la sa vivere nel cuore, come l’hanno vissuta Morrnah e Hew Len, torna sempre a Casa attraverso la seconda morte, quella dell’ego, dolorosa ma inevitabile”.

 

- “Grazie Francesco, grazie”.     

Sabato, 03 Settembre 2016 14:38

FRANCESCO E IL LUPO

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E’ da molto che desidero parlare con Francesco del lupo. Ancora una volta lui mi sorride. Il suo volto si illumina completamente. Le campane iniziano a suonare piene di vita e lui ride festosamente. Adoro vederlo così. E’ solare, vivo, ricolmo di gioia e allegria.

 

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- “Grazie Francesco, è bella la vita osservata da due occhi che ridono, nulla di così cupo, nulla di così terribile per cui diventare seri”.

Francesco muove i suoi passi silenziosi verso di me mentre accanto alle sue tracce si formano altre orme.

 

- “Volevi incontrare il lupo ma ti spaventano i suoi artigli, temi le sue fauci! E’ sempre la paura a paralizzarti! Sono le tue vesti a conservare il tuo odore, a permettere al lupo di seguire le tue tracce e come ben sai, ti braccherà ovunque. Ovunque andrai ti fiuterà e ancor più dei tuoi vestiti fiuterà la tua paura”.

 

 

- “Pensi ci sia una soluzione? Posso anch’io addomesticare il mio lupo e vivere l’agnello?”.

 

- “Certo che puoi? Sei disposto a denudarti? Io ho vissuto sempre secondo i principi del Vangelo, ma anche in questo caso si trattava di un Vangelo nudo, spogliato dai suoi abiti, l’interpretazione data, che era tutto fuorché un messaggio d’amore”.

 

- “Vorresti che le chiese si riempissero ancora?”.

 

- “Si, le piccole chiese, quelle vissute nel cuore, quelle illuminate dalla luce interiore, l’amore per il maestro, per i suoi insegnamenti che sono solo e unicamente amore. Amatevi l’un l’altro. Nessuna eccezione. Nessun’altra regola. Non separare con il tuo pensiero ciò che Dio ha creato unito”. 

 

- “Mi stai sorprendendo Francesco, incarnato oggi saresti un tiratore scelto. Quanta ipocrisia e quanto bigottismo stigmatizzeresti!”.

 

 

- “Da dove ti giunge questa parola? Quale eco lontana hai ascoltato dentro di te?”.

 

- “Parlare con te Francesco mi commuove sempre. Mi fermo ad ogni tua parola, ascolto. Scende qualche lacrima. Mi chiedo quanta arroganza c’è in me nel voler anche solo pensare di dar voce al tuo Spirito”.

 

- “Fratello caro, Dio parla in ogni momento con chiunque. Ma chi lo ascolta? Chi si fa portavoce della sua parola? Anch’io parlo con chi mi chiama, chi ricerca il suo cammino sulla strada della pace. Ma quanti mi ascoltano? Ora tu, ti sei fermato ad ascoltare, ed offri le riflessioni del nostro dialogo. Ma tendi ancora a dubitare, a tirarti indietro, come se questa cosa fosse troppo grande per te. Comprendi ora le stigmate? Sono state la resa totale, il mio totale abbandono in Dio. Ho amato sempre. Chi mi feriva, chi mi umiliava, chi gridava al rogo. Quante volte si è mormorato: ‘È lui, è Francesco, l’eretico!’ Ancora l’uomo non conosce quel Dio d’amore del quale Gesù ci ha insegnato che ne siamo tutti degni figli”.

 

- “Francesco caro, ancora continuiamo a pensare di essere migliori l’uno dell’altro, di essere più avanti nel cammino spirituale, di aver compreso di più! Illusioni dell’ego! È questo il mio Lupo?”.

 

- “Si, lo è, ma non temere il suo manto è già quello di un agnello!”.

 

 

 

La voce di Chiara giunge per lasciare il suo grazie.

 

Così si rivolge a Nicola ... Francesco... in questo modo:

 

"Grazie per queste parole ..

 

Grazie per gli insegnamenti che, da sempre, necessito come l'aria..

 

Seduta nella mia anima leggo e rileggo..

 

Quanto amore trasmettono questi dialoghi ..

 

Queste riflessioni sono scorciatoie nel cammino dello Spirito..

 

per chi vorrà comprendere per chi vorrà seguire".   

 

 

 

 

 

 

 

 

     

Martedì, 30 Agosto 2016 22:07

IL SOLE NEGLI OCCHI

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Sono quasi le due del pomeriggio, l’ora più calda nella Vigna di nostro Signore, la vigna che Francesco cura con infinito amore.

La mia pelle è arsa dal sole, il mio corpo affaticato.

Coltivare questa terra richiede un impegno sempre maggiore, un cuore sempre più grande.

 

 

Arrivano voci che dicono: “Lascia stare, non è la tua terra, perché te ne preoccupi? Smetti di spaccarti la schiena tra questi filari, nessuno verrà mai a ringraziarti! Non sono cose per te queste, chi credi di essere?”. 

 

 

Ma dentro di me so che non lascerò solo Francesco, non potrei mai farlo.  Questa forza cresce nei miei passi, nelle mie parole, nei miei pensieri.

 

 

L’incontro con il suo sguardo, mi squarcia qualcosa dentro.

Riesco a malapena a sussurrare: “Francesco…”.

 

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Le lacrime scorrono già sul mio viso, lui sorride e mi risponde: “Ti aspettavo!”.

 

- “Mi aspettavi, Francesco? Mi aspettavi in questa terra arsa? Alcuni giorni fa, prima di partire, ho sentito la tua mano che stringeva la mia!”.      

 

- “Si, ti aspettavo, ti ho condotto proprio qui, nella terra dove sono rinato, la terra del sole”.

 

- “Francesco caro, vorrei parlarti del Sole negli occhi, è forse vero che acceca? E’ forse vero che può bruciare il cuore?”.

 

- “Si, acceca di pura gioia, perché in quella luce vedi risplendere il volto di Nostro Signore. Ma ora i tuoi occhi non ti appartengono più, sono i miei. Il tuo cuore non ti appartiene più, è il mio. Le tue mani sono le mie. La tua voce che grida nel deserto, è la mia. Ti disseterò con una sola goccia di acqua mare, acqua salata. Una sola goccia per portare pace in tutto ciò a cui il tuo spirito anela: seguire i miei passi, incontrare Dio. Vorresti dare voce alle mie parole, ai miei silenzi, alla mia preghiera, alla mia anima. Non spaventarti: per tutto ciò, sei pronto”.  

 

- “Forse il mio cuore è pronto, ma il mio corpo reggerà?”.

 

 

- “Amato, ringrazia per ogni raggio di Sole che inonderà i tuoi occhi. Ringrazia per ogni goccia di mare che ti disseterà. Ringrazia per ogni vigna in cui potrai lavorare, perché il tuo lavoro è e sarà sempre benedetto”.

 

- “Francesco, dimmi come posso fare, guida tu i miei passi”.

 

- “Dolci le ore della sera, quando soddisfatto per il tuo lavoro guarderai il mare. Mi chiedi come fare e non ti accorgi di quanto stai già facendo! Hai la schiena a pezzi eppure non ti sei tirato indietro. Hai il mondo contro eppure continui ad indicare l’onestà, la trasparenza. Hai una grande consapevolezza, a chi altri potrei affidare questo compito?”.

 

- “Francesco, se ti sbagli rischiamo grosso entrambi!”.

 

- “L’errore nei piani di Dio non è previsto, abbi fede, abbi fiducia. Ti guiderò. Avrò cura dei tuoi pensieri. Viaggerò co te, dentro di te. Sentirai sempre la mia mano, come l’hai sentita pochi giorni fa, ti stringerò a me”.

- “Grazie Francesco, grazie”.

Domenica, 21 Agosto 2016 00:43

IL PECCATO DEL PRETE

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Questa mattina la presenza di Francesco era intensa, una fragranza che permeava tutta la mia anima. Come sono dolci e intimi quei momenti. Lasciandomi però prendere dalle incombenze domestiche, promisi a Francesco che avrei scritto nel pomeriggio e che prima di sera il “suo nuovo articolo” sarebbe stato on line.  Mi misi così a tagliare l’erba del giardino salendo sul trattorino. Chi conosce la mia casa, sa che tutto attorno ad essa si estende un grande prato incolto, con qualche albero sparso qua e là. Così accesi il trattorino e mi apprestai a tagliare l’erba. L’orologio indicava le undici passate. L’arsura di questi giorni ha quasi completamente bruciato tutta l’erba, ma nella parte posta ad ovest del mio giardino, erano cresciuti spontanei gruppi selvatici di fiori di intenso color violaceo, sui quali diverse api, ostinatamente e laboriosamente, si posavano. La loro incuranza, del mio rumoroso procedere su un mezzo meccanico, mi allarmava. Non so allora che cosa sia successo. Mi sono chiesto in base a quale autorità mi arrogavo il diritto di distruggere tutto ciò, di privare api e farfalli del nutrimento e della vita, di spezzare un fiore. Ogni volta che mi avvicinavo a un piccolo cespuglietto fiorito, un’ape o una farfalla colorata era nei pressi, quasi a ripetere con il suo volo: “Laodato Sii mio buon Signore”.

  

Così, dove sono nati spontaneamente quei fiori, non ho tagliato l’erba. Ho semplicemente ringraziato per tutta quella bellezza che spontaneamente si riversava nel mio cuore. Poi nel primo pomeriggio mi sono messo al computer, sentivo dentro di me tutto ciò di cui Francesco voleva parlarmi, indicandomi dei messaggi che avevo ricevuto e ai quali non avevo ancora dato risposta.

 

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Ora ve li leggo: “Ciao Nicola, volevo capire cosa ne pensi riguardo alla chiesa.  Io sono credente e praticante, ma da quando seguo Ho-oponopono di andare a messa non mi interessa più tanto. Aiutami a capire”.

  

Ecco il secondo: “Ciao Nicola, oggi dopo tantissimi anni mi sono confessata. Un frate anziano, comprensivo e paterno. Rivolgendosi a me mi ha detto: ‘Su una cosa non si può sorvolare. Vivere la propria sessualità fuori dal matrimonio significa viverla nel peccato. Dovresti astenerti in attesa del matrimonio’. Così gli ho fatto presente che lui è sposato in chiesa e separato. La sua risposta è stata che costruendo questo rapporto lontano da Dio, non ha basi solide e si sgretolerà presto. Ora sono molto confusa, provo emozioni fortissime di comunione con Dio e poi molta tristezza per queste limitazioni. Alla fine quell’uomo il perdono me lo ha dato e anche Dio. Il frate mi ha salutato dicendomi: Va e non peccare più”.     

 

- “E’ qui Francesco che vuoi dire la tua?”.

 

Francesco mi sorride, esplode in un’immensa e fragorosa risata!

 

- “Ti ho mai parlato amico mio del peccato dei preti?”.

 

Sono sbigottito, Francesco mi spiazza ogni volta.

 

- “Cosa intendi dire caro Francesco?”.

 

- “Procediamo fratello caro, procediamo. Ora ascolta. Molte parole di Gesù sono state fraintese e talvolta volutamente cambiate. La mia Chiesa sa chiedere scusa per i propri errori e sa porvi rimedio. Ecco uno dei più grandi fraintendimenti. Leggi il Vangelo di Matteo: Gesù dopo aver insegnato il Padre Nostro esorta i suoi discepoli al perdono con queste parole:  

 

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;

ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello.

 

Amato fratello mi rallegro perché finalmente comprendi con chiarezza la forza di queste parole. Il sacerdote nel cammino cristico perdona sempre. Non ha la possibilità di scegliere se perdonare o meno, se assolvere o meno poiché, questa è la via tracciata dal Cristo. Può sembrare ardua ma è immensamente piena d’amore. Continua a prestare attenzione. Il sacerdote che non perdona agli uomini le loro colpe è come un figlio del Padre Celeste consapevole che a sua volta non sarà perdonato, o forse semplicemente non lo ha compreso. Per questo ogni sacerdote sa che ciò che non perdona non gli sarà perdonato e che ciò che invece perdona, con il cuore, ai fratelli secolari che si rivolgo a lui, in cerca di conforto e amore, gli sarà ugualmente perdonato dal Padre. Ma non finisce tutto qui. Come può una persona andare e non peccare più se non ha vissuto la Grazia Divina della liberazione di ciò che tu chiami memorie?”

 

- “E’ vero Francesco me lo sono chiesto mille volte anch’io?”.

 

- “Poiché questa è una prerogativa divina e non la conseguenza di una formula recitata, a maggior ragione, il perdono umano deve sapersi costantemente rinnovare, finché la maestosità della Grazia Divina scioglierà e cancellerà le ferite dell’anima. Solo allora l’uomo potrà andare in pace e non peccare più. Ricorda le parole di Gesù: ‘Perdona fino a settanta volte sette’. Chi sei tu dunque, uomo di chiesa, per non perdonare? Amato figlio, quando nelle chiese si respirerà questo perdono allora sarà difficile trovarvi anche un solo posto libero in cui sedere e la pace sarà con voi”.

 

- “Francesco, perdonami, per tutte le volte che non ho perdonato!”.

 

Francesco mi guarda e sorride ancora una volta.

  

Torno in giardino. Mio figlio Michele è seduto con me sul trattore. Stiamo per riprendere a tagliare l’erba. Lui guardando davanti a sé in lontananza, attratto da un vivace colore viola, alza la voce per farsi sentire: “Papà, puoi non tagliarli quei fiori?”.

 

- “Si, amore, sì!”.    

Venerdì, 29 Luglio 2016 12:21

TROVERAI CIO' CHE CERCHI

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Salve Nicola, ti seguo da un po’ con molto piacere. Sto prendendo delle decisioni molto molto importanti per la mia vita lavorativa e di famiglia e avrei piacere avere un tuo pensiero, anche vedendoci se fosse possibile!! Già seguo le tue meditazioni e faccio le costellazioni con … ma avrei piacere anche di un tuo consiglio. Da un anno e mezzo a questa parte non sto molto bene. Grossi problemi di ferro, una anemia che non capiscono da dove venga e ora problemi non da poco alla schiena. Lavorandoci su ho capito che il problema principale è il mio posto di lavoro dove non mi sento realizzata. Sto cercando un cambiamento lavorativo ma sento anche il desiderio di un'altra maternità la terza. Ho già due figli e averne un terzo mi spaventa un po' per il fattore economico che già non è semplice e per paura di non farcela. Mi chiedo se mi puoi aiutare in queste scelte importanti!! Grazie già da ora anche solo per aver letto il mio messaggio.

 

Franc

 

Amica cara, è così bello tutto ciò che mi hai scritto che ti ringrazio veramente di cuore per averlo fatto e per aver trovato in me, un amico, un confidente, qualcuno con cui parlare.

Mentre ti leggevo Francesco, aveva già aperto il cancelletto della sua vigna e sorrideva. Sorrideva ad ogni tua parola, sorrideva per tutte le tue preoccupazioni.

 

- “Francesco caro, sento nell’aria il profumo della tua preghiera, la gentilezza del tuo cuore permea questo luogo sacro. Possiamo entrare?”.

 

Si è già fatto giorno da un po’, e il belare di alcune caprette distoglie per un attimo la mia attenzione.

 

- “Francesco, ci sono delle caprette nella tua vigna?”.

 

- “Si, anch’esse pregano con gioia, e il Padre offre loro i più teneri fili d’erba e abbondanti chicchi d’uva che golosamente assaporano. Non v’è dunque preoccupazione di sorta alcuna”.

 

- “Cos’è allora Francesco che ci fa preoccupare di ogni cosa? Ci preoccupiamo per il lavoro creandoci situazioni difficili e piene di contrasti. Ci preoccupiamo per i soldi a tal punto da averne sempre meno. Ci preoccupiamo per la nostra famiglia volendola dirigere e indirizzare in base alle nostre scelte e non alla piena felicità di tutti. Ci preoccupiamo per la nostra salute così da non stare bene fisicamente. Com’è assurdo caro Francesco tutto questo!”.

 

- “No, non è assurdo, è semplicemente umano. Ma si tratta di quell’umano che ha perduto la fede, la fiducia, l’amore. Venite qui amici miei, mi parlate sempre da una certa distanza, con molto rispetto, ma la mia gioia è anche nell’abbracciarvi, nello stringervi forte a me e nel ricordarvi quanto siate infinitamente amati”.

 

Sono incredulo e attonito !

 

- “Significa forse caro Francesco che tutta questa distanza tra te e me l’ho creata io? Ti ho tenuto per tutto questo tempo volutamente fuori dal mio cuore, mentre tu desideravi solo abbracciarmi? Mi sento infinitamente sciocco caro Francesco. Nemmeno i bambini restano distanti, così a lungo, da papà e mamma”.

 

- “Amico mio, potevo solo seguirti, potevo solo amarti, proteggerti e benedire il tuo cammino, ma finché ad aprire le braccia non fosti stato tu, il mio abbraccio non poteva riscaldare il tuo cuore. Ecco, ti dono l’abbraccio di Francesco, ti dono l’amore di Francesco, ti dono il perdono di Francesco. Ora che puoi ricevere io posso donare. Di cos’altro vuoi preoccuparti?”.

 

Nessuna parola, solo il caldo abbraccio di Francesco che mi stringe e che mi indica la via del cuore: “Solo lì troverai te stesso, solo lì troverai ciò che cerchi!”.

 

Aggiunta del 28/10/2016

 

Buongiorno Nicola... si.ricorda che le avevo scritto quest'estate? Lei mi aveva dato quella splendida risposta data da s Francesco.... ad agosto siamo andati a fare il percorso con Mariagrazia... e quando siamo tornati abbiamo chiesto in dono un figlio...senza preoccuparci troppo dei soldi.. del lavoro... seguendo e ascoltando solo i nostri cuori!! Ecco Dio ce l'ha donato e sta crescendo nel mio grembo!! Ci tenevo a condividerlo con lei, perché leggendo e rileggendo ciò che ci aveva scritto, abbiamo capito!! Grazie di cuore!! Un abbraccio.

      

Martedì, 26 Luglio 2016 01:41

LA NOTA DI FRANCESCO

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E’ il primo pomeriggio la mia amica è partita da poco, per rientrare in Toscana, dopo aver tenuto un seminario strepitoso nell’Associazione Ho-oponopono Cristiano, qui a Quinto di Treviso.

 

Mi immergo nell’acqua calda della vasca da bagno, ho voglia di rilassarmi, di staccare la mente e ascoltare con il cuore. Ho una piccola campana tibetana sul bordo della vasca, che prendo e appoggio sul mio torace e con il batocchio inizio a suonare.

 

Avverto la presenza di Francesco divertita e sorridente. Mi ritorna il pensiero che talvolta quando si organizza un seminario a offerta consapevole, può succedere di non riuscire a coprire le spese del treno, del vitto e dell’alloggio.

 

Offri tutto te stesso, dai l’immenso amore e la sensibilità che hai sviluppato in una vita di formazione, ma quando apri la cassettina, ringrazi se almeno paghi il treno!!!

 

soldi1

 

- “Perché ridi Francesco?”.

 

 - “Perché non ascolti!”.

 

- “Cosa non ascolto?”.

 

- “La nota della tua campana!”

 

- “Cosa intendi Francesco?”.

 

- “Suona ancora! Che nota senti?”.

 

- “Potrebbe essere un FA Francesco, non me ne intendo molto di musica”.

 

- “Amato fratello, non è un FA, la nota del cuore è il DA. Quando non ascolti con il cuore, senti il FA. Quando apri il cuore il FA diventa DA. Ti affidi, inizi a vivere la fiducia e l’abbandono. Lasci andare ciò che non ti appartiene più, l’identificazione con l’ego”.

 

- “Aiutami Francesco, la mia comprensione è ancora fragile! Amo la musica ma quella che tu suoni richiede un orecchio ben allenato, quello del cuore. Non può essere un orecchio sordo, un orecchio velato. Il suono da percepire dev’essere cristallino. Puoi suonare più forte nel mio cuore e nel cuore di tutti i miei fratelli?”.

 

Il suono della mia campana tibetana ora è un SI, fragoroso, vibrante!

 

 

- “Con questo meraviglioso suono, Francesco caro, nella tua vigna presto l’uva sarà matura”.

 

- “Amico mio, fratello mio, a chi ti chiede dove si trova la mia Vigna, dove si trova la Vigna del Signore, tu indica il cuore. Non usare le parole, usa lo sguardo, trasmetti più amore. Il trattenere è una ferita antica. Si trattiene chi muore senza seppellirlo, si trattiene il denaro, si trattengono le amicizie, non si condivide più nulla. Ti rispecchi vero? O meglio si rispecchia il tuo vecchio Sé, quello che ascoltava senza cuore!  Ma tu sei cambiato, stai spezzando un pane nuovo, stai assaporando i primi grappoli della mia vigna. Dunque non temere. Presto nel cuore della gente non suonerà più il FA, risuonerà il DA. Avrai ciò che serve, avrai la gioia di essere a tavola con noi”.

 

- “Essere a tavola con te Francesco, anche questa sera ti va di scherzare, ma se a burlarti di me sei tu Francesco, il mio cuore si riempie di gioia”.

 

- “Perché burlarmi di te amico mio? Con te sorrido, con te rido, con te canto e danzo. Lodato sii mio Signore perché un volto sorridente, risplende della tua grazia!”.

Venerdì, 22 Luglio 2016 18:57

HO MESSO MIO FIGLIO FUORI DI CASA

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Gentilissimo Nicola, scusami se ti disturbo a quest'ora; spero di non svegliarti e che tu mi legga domani con calma. Ho un grande problema con mio figlio, o meglio da qualche anno mi sta dando grandi problemi. Non ha finito gli studi , non ha voluto dare l'esame di scuola guida. Quotidianamente a me e a suo padre, che lo esortiamo a dare una direzione alla sua vita, risponde sempre più aggressivamente e ci manca totalmente di rispetto. Questa sera ha superato il limite ed io l'ho messo fuori casa, perché sta distruggendo questa famiglia ! Cosa posso fare? Più volte lo abbiamo perdonato , ascoltato i suoi singhiozzi , ma puntualmente dopo nemmeno una settimana ritornava a mancarci di rispetto e a non assumersi nessuna responsabilità. Io prego, prego, chiedo a Dio di aiutarmi a pulire questo rapporto di cui mi assumo la responsabilità , desidero che lui trovi la sua strada ma non posso più permettermi tanta rabbia e maleducazione.                                                           

(Sono trascorsi alcuni giorni e ricevo ancora un messaggio).

Ho fatto rientrare mio figlio a casa: non sarò coerente ma il mio amore per lui non mi può far scegliere di allontanarlo: magari dandogli sempre più amore si sentirà meno impaurito e riuscirà a prendere decisioni più coraggiose: spero di pulire la sua aggressività verbale.

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Cara amica, la tua domanda coinvolge molte famiglie, riguarda molti genitori.

La calura del pomeriggio è ancora intensa. Lento il cigolio del cancelletto che porta alla vigna di Francesco, stride, cedendo sotto la spinta della mia mano.

“Ciao Francesco, come stai ? Vorremmo parlarti dei nostri figli, se per loro siamo validi esempi, se siamo riusciti a dare loro tutto l’amore di cui necessitano. Come farai Francesco a parlarci dei figli, tu che non ne hai avuti?”

Francesco sorride, non è mai imbarazzato o stupito delle mie domande. Cerco il suo sguardo, mi perdo in un lago d’amore.

“Perché Francesco, i figli ci sfidano e mancano di rispetto?”

Mentre scrivo queste frasi rivolte a Francesco, mio figlio gioca sul divano con un compagno di scuola. Ripenso a quante volte mi sono rivolto a lui senza il sorriso di Francesco nel cuore e la sua risposta è stata una barricata per difendere le sue posizioni, per argomentare le sue ragioni.

Ora ti ascolto Francesco: “Cosa nutre un figlio più dell’amore?”.

“Non sapete nulla dei vostri figli, eppure li volete uniformi ai vostri modelli, ubbidienti ai vostri principi, e chiedete a me, dimenticando la mia vita. Mi sono spogliato nudo di fronte a mio padre e l’ho rinnegato pubblicamente, perché riconoscevo un solo Padre quello dei cieli. Con mia madre è stato diverso, era sempre lì pronta a proteggermi, ad accudirmi, a darmi una nuova possibilità. Ecco la differenza: chi non conosce la legge dell’amore e del perdono impone, chi la conosce ama. I figli non sono tutti uguali, ma ogni figlio riconosce il suo sentire e a questo va educato e incoraggiato. Quando un figlio cresce non puoi più essergli genitore. Prova allora ad essergli amico, fratello o confidente. Lascialo sbagliare, non puoi impedire che commetta i suoi errori e la strada più veloce per farlo crescere, è proprio quella di assecondare le sue decisioni, anche se per te corrispondono a scelte sbagliate. Tuo figlio non diventerà chi vuoi tu, ma se in questa incarnazione riuscirà a ritrovare se stesso, avrà fatto centro”.

Scrivo a fatica ogni parola, sento che amare un uomo libero è quasi impossibile, rompe ogni schema, frantuma ogni certezza.

“Vorresti dire qualcosa a questo ragazzo, Francesco? A lui o ai suoi genitori?”

“Si, quando non ce la fate, pregate, chiedete aiuto. Avete l’opportunità di essere dei grandi genitori, dei genitori magnifici, ma di vostro figlio non conoscete nulla. Non sapete il progetto della sua anima, la piena bellezza del suo cuore. Egli vi scruta, vi osserva e piange perché non è capito”.    

  

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