A scuola di Ho'oponopono

A SCUOLA DI HO-OPONOPONIO – QUARTA LEZIONE

Questa quarta lezione nasce dall’incontro con una nuova amica che mi scrive: “Sono triste per tutto quello che leggo, ma mi sento leggera e serena. La Fonte Divina, Dio, qualsiasi nome vogliamo dargli, è con me, dentro e fuori. È gratis, devo solo essere presente a me stessa. Credo che Ho’oponopono , sia un modo per essere presenti, allineati ai nostri sé e, quando facciamo questo, la consapevolezza sempre più profonda, arriva da se. Mi dispiace che dopo la chiesa, anche gli esseri umani vogliano "privatizzare" e fare un giro di affari per qualcosa che è qui per tutti e in tutti. Tutto questo è ridicolo. Sono comunque contenta e grata perché in qualche modo ho conosciuto un nuovo strumento. Grazie per la tua gentilezza. Sicuramente nei tuoi scritti troverò nuovi spunti di riflessione. Credo sia giusto farsi pagare per il proprio lavoro, non trovo giusto sentirsi padroni di qualcosa, con la verità in tasca e con un'ambizione che rasenta la follia. Grazie ancora per l'attenzione. Tutto è perfetto così com'è . In questo modo ho imparato. Sia quello che sia. Grazie Nicola. Grazie, grazie, grazie.

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Inizia ora la quarta lezione. Ancora una volta non so chi sia ad imparare, se voi che mi leggete, oppure io che leggo voi. Cara amica, hai tracciato con una pennellata, rapida e precisa, il mio percorso, la mia evoluzione relativamente a questo argomento. Quando ho frequentato il primo corso del SITH® (Self I-dentity trought Ho’oponopono) mi sono posto esattamente la stessa domanda: “Perché questo dono per l’umanità deve essere ‘privatizzato’ e trasformato in un giro d’affari, mentre come dono realizzerebbe la felicità dell’intero pianeta?”. Ho riflettuto per anni su questa domanda e ho trovato la risposta giusta per me, quello che mi fa sentire bene, ciò che realizza l’equilibrio in me. Ogni giorno che passa sto facendo sempre più mie le parole “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,7-13).

Così metto gratuitamente a disposizione di tutti le mie meditazioni, le videoconferenze, i seminari, gli incontri di gruppo e individuali, le serate e ogni tipo di materiale che produco. Chi desidera ricambiare può farlo con un semplice grazie, o come le sue possibilità gli permettono. Per me, questa mia scelta, mi permette di osservare ogni volta che esprimo un giudizio su me stesso e sulle altre persone e di lavorare incessantemente alla sua pulizia. Permettimi ora di approfondire un aspetto particolarmente significativo della tua domanda, quando affermi che la chiesa ha privatizzato un insegnamento. E’ vero!

Osserviamo il ripetersi questa scena ogni volta che Dio manda un suo messaggero: il messaggio viene inevitabilmente istituzionalizzato e privatizzato. Ma come ho detto nelle precedenti lezioni di A SCUOLA DI HO-OPONOPONO, ora la consapevolezza è che tutto sta accadendo dentro di noi. Siamo noi, individualmente, la nostra chiesa, i sacerdoti ovvero i portatori del sacro, quindi la pulizia la faremo noi. L’allineamento con la Divinità - e ora riprendo le tue parole – avverrà alla presenza di noi stessi, realizzando una consapevolezza sempre più profonda che Dio, la Fonte Divina, è con me, dentro e fuori. Nessuna delega è possibile per chi desidera incontrare Dio, silenzio, meditazione, respiro e preghiera. Gratitudine e benedizione sempre. Una lezione breve, è vero. Ma chi ha orecchi per intendere intenda (Mc 4-9). 
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A SCUOLA DI HO-OPONOPONO - QUINTA LEZIONE

Questa quinta lezione nasce dal dialogo con una nuova amica che mi scrive così: “Sai Nicola un mio amico ‘consapevole’ mi ha detto (a titolo di puro esempio sulla consapevolezza e non perché sia successo davvero) che il mio compagno dovrebbe avere la libertà di andare a letto con chi vuole e che io non dovrei impedirglielo. Perché chi si sente tradito e distingue gli avvenimenti tra piacevoli e spiacevoli, giusti e sbagliati è solo l'io, ovvero l’ego. Scusa se ti butto la cosa li così. Ma mi ha sbalordita e poi non ci credo e non mi piace neanche un po’, ego o non ego che sia! Più c'è ego, più ci sentiamo feriti e più fatichiamo a guarire, ok. Ma questo non significa allora che possiamo tradire il nostro compagno/a ? Ce ne passa!!! Comunque non credo che la consapevolezza avvalli tutto. Allora anche il male sarebbe giusto e chi se ne lamenta lo fa perché ha troppo ego? Mah?!?

Cara amica, bellissima la tua domanda! Chiedo il sostegno e l’aiuto divino per risponderti al meglio delle mie capacità. Relativamente a questo argomento ognuno deve mantenere la sua indipendenza di pensiero, perché il rapporto di coppia è qualcosa da vivere a due. Non sono necessari schieramenti e sostenitori di un’opinione o di quella opposta, perché nella teoria tutti siamo bravi a dire per me dovrebbe essere così o in quest’altro modo, ma è poi nella pratica dove ognuno di noi viene messo alle strette. Iniziamo dunque la quinta lezione, partendo dalla pratica e non dalla teoria. Quando una persona tradisce, nella maggioranza dei casi, lo fa perché il deposito delle sue memorie, ovvero l’inconscio, è saturo di memorie e spazzatura. Per alcuni si tratta di compulsioni, di ferire prima di essere feriti, di abbandonare prima di essere abbandonati, di pensare che per se stessi non ci sia abbastanza di tutto, e quindi lasciar andare il proprio bambino alla ricerca di ogni forma di compensazione, anche la più aberrata.

Ciò che è interessante è definire a priori il rapporto, dire nella coppia come si vuole vivere la relazione e informare sempre il partner o la partner quando le cose cambiano. Se nella coppia c’è chiarezza e si è specificato su quale basi è fondato il rapporto, nessuno dei due può sentirsi offeso, umiliato o ferito per il comportamento dell’altra persona. Un altro aspetto importante è il verificarsi di un tradimento all’interno della coppia. Una persona pulita sa perdonarsi e perdonare. Perdonarsi perché si assume la totale responsabilità di quello che si è manifestato nella sua vita. Quindi sa di aver creato per sé quest’esperienza, per un suo personale percorso di crescita. Perdonare perché riconosce che ci sono valori molto più importanti che la uniscono al partner e che se anche è successo quello che è successo, come valutare la cosa e che importanza darle dipende solo da noi. Quindi il tradimento può essere vissuto come il più devastante dei drammi o come l’occasione per guardarsi dentro e poi guardare ancora negli occhi il partner e ridefinire il rapporto, stabilire come d’ora in avanti s’intende continuare la relazione. Sottolineo che l’inconscio non ha la capacità di valutare ma reagisce a tutto quello che accade è puro istinto.

 

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Così sono d’accordo nel dire che è solo l’ego a sentirsi ferito, ma lascio ai due membri della coppia la decisione di come vivere il loro rapporto, non schierandomi da nessuna parte. Le intromissioni nella coppia da sempre sono state devastanti: si intromettono genitori, parenti, amici, medici e sacerdoti, psicologi e sessuologi, ognuno dicendo la sua, ognuno stabilendo chi, come e perché dovrebbe comportarsi in una determinata maniera. Ancora una volta dovremmo far crescere i nostri bambini interiori perché la sessualità è una manifestazione dell’amore, è la fonte della vita e la vita è gioia. La domanda iniziale forse è mal posta. Più che chiedere, posso tradire liberamente il mio partner e lasciare che lui faccia lo stesso perché è solo l’ego a sentirsi ferito, dovrebbe essere come posso vivere la mia sessualità felicemente come manifestazione dell’energia divina che ha creato la vita?

Ancora una volta verrebbe a cadere la necessità di tanti consulti di esperti o pseudo esperti per tornare al nostro silenzio, all’incontro con Dio, alla preghiera, all’onorare la sessualità come dono d’amore, come manifestazione di luce, come risveglio dell’anima. La sessualità accompagna tutta la vita dal bambino piccolissimo all’anziano. E’ ora di liberarla da sensi di colpa e aberrazioni, da giudizi e critiche. Fare l’amore fa bene all’anima e al cuore. Restituiamo la sessualità alla sua purezza, l’aberrazione sta solo nella nostra mente. Grazie cara amica per questa importantissima lezione, grazie Divinità per questo straordinario dono.www.ho-oponoponocristiano.com

A SCUOLA DI HO’OPONOPONO - LEZIONE N° 2

Per chi ha letto la prima lezione, continua ora il dialogo con il mio nuovo amico di riflessioni. Ecco cedo di nuovo a lui la parola: “Poi ho ancora delle domande basilari. Ci sono diverse interpretazioni dell'Ho'oponopono. Anche se è stato detto praticamente di tutto, di fatto nessuno chiarisce con esattezza cosa bisogna fare per risolvere un problema. Facciamo l’ipotesi che io venga dalla giungla e non creda in niente, che ogni parola per me sia priva di significato, che non creda in nessun divino, che per me l'amore è una parola che serve a scrivere le poesie. Cosa dovrei fare per risolvere un problema? Per me credere è un atto mentale. La fede è nel cuore. Ma non c'è niente che si possa fare per averla. Dunque?

A chi devo rivolgere il mantra? Mabel Katz afferma che non si sa a chi ci si sta rivolgendo, bisogna ripetere le parole e basta. I Josaya hanno eliminato il divino esterno dall'equazione e affermano di dirlo a se stessi (un grosso paradosso dato che parlano sempre che tutto è uno e poi facendo cosi il mantra si crea una divisione, due me stessi, uno che dice il mantra e l'altro a cui è riferito, diventando cosi un atto egocentrico). Joe Vitale sottolinea in ogni suo libro che va riferito alla divinità anche se però la sua spiegazione è incoerente dato che parla di un divino assoluto esterno a volte e altre volte parla della divinità interiore (anima o superconscio). Poi c'è la questione del bambino interiore. Spesso in alcuni scritti si trova che bisogna riferirsi a lui. E poi in ultimo c'è il dr Len che praticamente insegna a dirlo a chiunque, al cibo o ad ogni cosa che lui intenda pulire. Smentito poi da Joe Vitale e Mabel Katz (suoi allievi) che dichiarano specificatamente che non va detto agli altri o a qualcosa di esterno”.

 

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Ora inizia la seconda lezione, ma poiché non voglio commettere errori e ricordandomi che sempre tutto è perfetto mi avvivino alla porta di Dio e busso. Toc… toc… mi mancava questo rituale, questa intimità e sono grato a questo nuovo amico che mi ha scritto, perché mi permette di viverla ancora e di sentirla sempre più mia. Questa volta la voce risponde: “Avanti”, sono sicuro che sarà un bel confronto che parleremo di cose ‘toste’. Allora sono pronto, iniziamo. Non sono convinto che sull’Ho’oponopono sia stato detto tutto, certo è stato detto moltissimo, forse troppo ma tutto NO. Telefonicamente ci siamo parlati, questo nuovo amico ed io. Un’ora al telefono, una telefonata fiume, terminata non perché ci fossimo detti tutto, ma per dare ad entrambi il tempo di riflettere. Ho spiegato al mio interlocutore che Morrnah Simeona, abbandonando completamente l’ancestrale teologia politeistica dell’arcipelago hawaiano, visse la rivelazione di un Dio unico e propose quindi una RIVOLUZIONE INTERIORE, un nuovo modo di pregare, di amare Dio e se stessi, un modo nuovo per parlare con il Creatore Divino, sapendo già che ogni preghiera era stata ascoltata, che la trasmutazione era già avvenuta. Così frase dopo frase ci spostiamo nell’analisi del successo a livello mondiale dell’Ho’oponopono ed io gli spiego che è dovuto al fatto che in molti considerano l’Ho’oponopono ‘a-religioso’, ma compatibile con qualsiasi religione o filosofia.

In realtà ribadisco che l’educazione religiosa di Morrnah Simeona fu di chiara matrice cristiana (cattolica e protestante), tant’è che tra le sue preghiere affiorano anche versetti del Vangelo. Dopo aver ascoltato le mie parole il mio interlocutore mi dice che per lui l’Ho’oponopono è una religione bella e buona e devo dire che fa gol, sfonda la mia difesa, abbatte tutte le mie argomentazioni, posso solo dichiararmi d’accordo con lui. Si l’Ho’oponopono è religiosità, preghiera, fede, totale affidamento a Dio. E con me stesso non posso far altro che ammettere di non aver mai trovato una religione più bella! I lettori e le lettrici sono sicuro capiranno il senso delle mie parole: il tempio, la chiesa siamo noi, la celebrazione e la gioia è dentro di noi. Dio lo si incontra nello spazio interiore, nel silenzio, nella meditazione e nella preghiera. Il culto è la nostra preghiera.

 

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Così ora devo rispondere alla classica domanda da un milione di euro, ovvero cosa devo fare per risolvere un problema. Torno a ribadire che la gratitudine, il ringraziamento perché Dio ci ha già pulito e liberati da questo problema è un ottimo inizio. L’approccio pieno di tenerezza e amore verso il mio bambino è una buona base sulla quale procedere con il mio lavoro di pulizia. Viene poi la recitazione delle mie preghiere con fede, con abbandono, con la certezza che tutto è già purificato e ancora l’accettazione totale e incondizionata della mia difficoltà o problema. Se ti posso amare, se trovo in te problema anche una parte infinitesimale che posso amare e accettare il gioco è fatto! Non sei più un problema sei un’opportunità ancora una volta per ringraziare e benedire. Resta infine il taglio di tutti quei filamenti energetici che mi legano a memorie e sofferenze. Reciderli e affidarli a Dio, cambia immensamente la situazione. Ti posso dire caro amico che così ho risolto tantissime situazioni e per chi ha letto la prima lezione ora sto scalando la mia montagna e costi quello che costi, voglio arrivare alla meta! Non me la sento di darti ora caro amico una risposta per Mabel Katz, per i Josaya o per Joe Vitale ma il mio sentire è molto vicino a quello del dr. Hew Len.

Il Divino è percepibile ovunque, quando ti calmi e fai un po’ di silenzio. Quanto più rispetto possiamo offrire alla vita e a tutto quello che ci circonda, se ne riconduciamo l’essenza a Dio! Così porto amore, devozione e riguardo per tutto quello che mi circonda e per te che sei mio fratello e che sai onorare la mia opinione così come io onoro la tua. Abbassiamo le armi, giù le pistole, giù tutti i proiettili veri e quelle parole che sanno ferire e uccidere come le pallottole. Perdonami se non ho riconosciuto Dio in ogni cosa prima di questo momento e un grazie infinito, senza confini di spazio e tempo, per avermi aperto gli occhi e il cuore.

A SCUOLA DI HO’OPONOPONO – TERZA LEZIONE

Care lettrici e lettori, se avete seguito le prime due lezioni di A SCUOLA DI HO’OPONOPONO eccoci alla terza. Sto conversando piacevolmente con un nuovo amico di Facebook che mi porta a scoprire nuovi punti di vista, a considerare le cose in un modo per me nuovo, ma non nuovo al mio cuore. Così ora vi riassumo un pochino quanto detto e approfondisco ulteriori aspetti. Nella seconda lezione abbiamo disquisito di come la mente occidentale dorma sonni tranquilli, considerando l’Ho'oponopono qualcosa di poco impegnativo, un’occupazione piacevole che distoglie la mente da preoccupazioni e pensieri. Soprattutto la grande tranquillità, inganno degli inganni, il sostenere in modo unanime che non sia una religione. L’Ho’oponopono, viene comunemente affermato, vive della sua ‘a-religiosità’ e per questo chiunque lo può praticare. Insomma è compatibile con qualsiasi credo. Avviciniamo ora un pochino la lente, e mettiamo più a fuoco questo punto.

Molte persone credono che l’Ho’oponopono sia solamente recitare un mantra, che infondo non si richieda di credere in nulla, o perlomeno non in qualcosa di specifico. In realtà, il fatto di credere in un Divino a cui fare riferimento, lo contestualizza come una religione. Così il mio amico si chiede: “Se non devo credere in nulla perché comunque il credere sarebbero dati mentali che andrebbero comunque puliti, allora perché dovrei fare pulizia? Tutta la storia della filosofia che ci sta dietro, o qualsiasi cosa si possa dire a riguardo non è forse un credo e dunque una religione? Se diciamo che tutto è Uno, non è forse un credo, un dato mentale? Se diciamo che tutto è Amore non è forse un credo e dunque mentale?” Le sue parole sgorgano dal desiderio di percepire con il cuore, di sentire. Telefonicamente mi dice: “Ciò di cui ho fatto l’esperienza non ho più bisogno di crederlo perché l’ho vissuto, ora ho fede, ora ne ho l’assoluta certezza”. Egli scinde il credere dalla fede, perché il credere presuppone di non aver ancora avuto l’esperienza ed è quindi una necessità, talvolta un obbligo. Se ho la necessità di credere, ho anche bisogno di una guida esterna, di qualcuno che mi guidi, che mi conduca fino all’esperienza e, aggiungo io, per molte religioni, di qualcuno che la viva al posto mio e quindi credere alle sue parole.

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Ecco allora che credo in ciò che non ho né vissuto né provato. Al giorno d’oggi però il rapporto con Dio non è più delegabile, non sì può più chiedere a qualcuno: “Dimmi cosa devo pensare a riguardo?” Non si può più chiedere se è giusto o sbagliato il mio modo di percepire, di sentire, di vivere la mia fede. Ora parlo di fede, non più di credere, perché l’esperienza di incontrare Dio è esperibile per ogni uomo. Dio ci viene incontro ogni giorno. Questa potrebbe essere una lezione molto breve ma dal valore inestimabile. L’Ho’oponopono celebra la tua Divinità caro lettore, l’aver scoperto in te la tua fede, la tua maturità dell’Essere, la tua completezza. Così in te hai riconosciuto il Creatore Divino, il Padre, la Madre e il Figlio, tutta la tua famiglia. Ma la lezione non è finita busso più forte! Ecco la Voce del Divino Creatore: “Qual è il senso di questo bussare figlio mio, te lo sei chiesto?. Il rumore della tua mano ogni volta che hai colpito la mia porta si è fatto più forte, quasi assordante.

Ti risveglia questo rumore?”. “Si, Creatore”. Apro gli occhi e comprendo la tua volontà, un rapporto autentico e diretto con te. Ognuno di noi sarà il sacerdote, colui che riconosce il sacro in sé e lo vive, per tornare nell’integrità della tua Casa, festeggiato, onorato e celebrato, perché ha raggiunto la libertà da ogni forma di schiavitù,e in primis la libertà di pensiero. Così tu caro lettore, come sacerdote, detentore della tua sacra e divina essenza, pulirai da solo le tue memorie, libererai il tuo bambino da ogni forma di schiavitù e peccato. Peccato è stato credere che qualcuno potesse farlo per te, che qualcuno potesse assolverti ossia cancellare le tue memorie. Ma in te non vi era nessuna colpa, dunque assolverti di cosa? E poi perché delegare a qualcuno tutto questo processo? Chi può conoscerti meglio di te stesso? E’ per questo che in te è stata riposta la Madre la polarità femminile della consapevolezza, perché tu non perdessi mai la strada di Casa. Per questo in te è stato riposto il Padre, la polarità maschile della volontà. Tu come Bambino dovevi semplicemente tornare a me puro di cuore, consapevole di aver riportato a Casa la tua Famiglia. Il mio abbraccio, mio quale Creatore Divino, sarà la gioia più grande per entrambi.

A SCUOLA DI HO-OPONOPONO - PRIMA LEZIONE

“Ciao Nicola, ho letto il tuo libro Ho'oponopono il mantra dell'amore, ne ho letti molti riguardo l'Ho'oponopono direi. Tutti quelli di Joe Vitale e alcuni di Josaya, quelli di Mabel Katz, poi mi sono tradotto il vario materiale dall'inglese che si trova in rete e mi sono letto pure Maria Graciet. Ho parlato con molta gente che lo pratica. L'ho io stesso praticato per anni. Ho provato la matita, il mantra 24 ore su 24, ho bevuto acqua solarizzata, mangiato marshmallow, m&m, etc... Ho conosciuto gli addetti ai lavori di Ho'oponopono e quant'altro. Se tu potessi dedicarmi qualche minuto a un confronto a riguardo al fine di aiutarmi a comprendere ciò che ancora mi sfugge te ne sarei veramente grato. Ciò che mi ha ispirato di te, sia nei tuoi post che nella lettura del tuo libro è l'autentica volontà ad andare fino in fondo nel voler dare delle risposte sia a te stesso che agli altri. Grazie anticipatamente qualunque sia la tua risposta”.

Stabilito il primo contatto con questo nuovo amico la nostra conversazione continua. E’ sempre lui a parlare. “Come ti ho detto è da molti anni che seguo queste cose. Relativamente a Ho'oponopono sono stato un vero e proprio ricercatore di informazioni, ed oltre a questo, sono anni che pratico varie tecniche energetiche. Ho letto ogni tipo di testo, dai metodi di guarigione alla PNL. Poi sulla legge di attrazione credo di aver letto ogni genere di libro e cercato di applicarne gli insegnamenti, da quelli nuovi a quelli più vecchi. Se fossi stato in grado di far funzionare la mia vita al meglio probabilmente non avrei fatto tutto questo, anche se nel frattempo ho aiutato tanta gente e ho acquisito molta consapevolezza, per cui è stato comunque un bene”. Cosi chiedo a questo amico di spiegarmi qual è il punto, che cosa vorrebbe che lo aiutassi a capire.

 

vero amore

- Lui mi risponde che il punto è che nonostante tutto questo, 1° non riesce ancora a risolvere certi problemi e 2° ha ancora delle domande riguardo Ho'oponopono e cose che forse non vuole accettare. Ma lascio a lui la parola: “La mia vita contiene grandi ricchezze dal punto di vista di cose che non si possono comprare, ma dal punto di vista materiale non è come la vorrei e dovrei farti la lista delle cose che vorrei cambiare”. Seguono molte altre domande ma oggi risponderò a queste mi sembrano più che sufficienti, poste con grande maestria e molto cuore, da chi ha deciso, di comprendere fino in fondo ed amarsi. Spesso le parole lasciando intendere anche un secondo significato, così come un segugio devo andare a snidare tutto ciò che questo mio nuovo amico non ha espresso direttamente.

Così parlando di sé dice: “Se fossi stato in grado di far funzionare la mia vita al meglio probabilmente non avrei fatto tutto questo”. Ecco la tua prima fortuna caro amico, che tu come ognuno di noi non sapessi vivere! E da questa tua disastrosa vita (ora uso te come soggetto anche se in realtà parlo di me stesso) da tutta la sofferenza che hai dovuto imparare a gestire, e da tutto il dolore che non ti è mai stato risparmiato hai detto STOP, BASTA. Ricomincio da qua, imparando a vivere. E cos’hai trovato? Molte strade che ti hanno arricchito in consapevolezza e ti hanno aperto il cuore facendo in modo che tu mettessi a disposizione del tuo prossimo quello che avevi imparato con l’intento di curare te stesso. Poi è arrivato l’HO’OPONOPONO, la percezione della perfezione, che ti ha reso la consapevolezza che eri tu il CREATORE, che stavi tu creando la tua vita attimo dopo attimo. Se ti chiedi dove di sto portando, seguimi e lo saprai.

Affermi che certi problemi non li hai risolti. Quando presento le mie serate di Ho’oponopono spiego che i problemi possono essere piccoli, ovvero quelli che si affrontano e risolvono tutti i giorni. Più impegnativi, allora ti richiedono diversi mesi e molta energia per scioglierli. Poi ci sono i grossi problemi, quelli che si trascinano per anni e anni, a volte decenni e ti sembra che il tunnel non abbia mai una fine, ma anche questi si risolvono! E poi c’è il PROBLEMA della tua vita, la tua MONTAGNA, quella problematica che nonostante tu abbia spostato mari e monti non sei riuscito a risolvere. Inizialmente questa montagna aveva messo a dura prova anche la mia fiducia. Non dico che avrei abbandonato l’Ho’oponopono ma sicuramente mi sono chiesto fino a dove realmente poteva arrivare. Guardandomi indietro e osservando quante cose sono cambiate nella mia vita, quante difficoltà ho superato, quante barriere ho abbattuto, quanto oggi sia cambiato rispetto a quello che ero mi sono detto: “Si, questa è la perfezione divina, la strada che porta a Dio, quella giusta per me”. Così ho continuato e per imparare di più sull’Ho’oponopono ho iniziato ad insegnarlo.

Ma torniamo a te amico mio, quando mi parli delle cose che non vuoi o non sei pronto ad accettare. Che siano la tua montagna? Ebbene sappi che non è invalicabile, semplicemente hai iniziato a scalarla. Continua perché finché andrai avanti e terrai lo sguardo rivolto alla vetta, saprai che quella è la direzione giusta. Non tornare indietro, avanza! Riprendo il tuo ultimo passaggio quando affermi: “La mia vita contiene grandi ricchezze dal punto di vista di cose che non si possono comprare, ma dal punto di vista materiale non è come la vorrei e dovrei farti la lista delle cose che vorrei cambiare”. Ecco il punto che momentaneamente offusca un po’ la nostra visuale: ancora non abbiamo raggiunto la piena gratitudine per tutto ciò che Dio ci ha donato e vorremmo di più, ma non nello spirito, bensì nella materialità.

Ecco allora dove il mio Ho’oponopono diventa CRISTIANO, nel servizio e nell’accogliere la grandezza dei doni dello spirito. Qui gli insegnamenti ricevuti sono ci sono stati ripetuti più e più volte. E’ solo l’ego a volere e tutto ciò che vuole diventa fumo negli occhi e tra le mani, inutile cercare di afferrarlo. Ecco perché sempre più mi avvicino alla gratuità, al donare senza chiedere: “E tu cosa mi dai?” E siccome voglio essere coerente fino in fondo anche i miei seminari, quelli che faccio a Quinto di Treviso, non avranno più un contributo fisso. Così è donando che si riceve, così è perdonando che si è perdonati, così è morendo al corpo che si nasce alla vita eterna, questo è il mio credo.

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