A SCUOLA DI HO-OPONOPONO – 21 LEZIONE: L’ACQUA CHE SCORRE

 

Ciao Nicola, mi sono avvicinata ad Ho’oponopono da qualche anno. Mi ha incuriosita la tua versione cristiana, ma ancora non ho approfondito per delle resistenze mie personali. Ultimamente mi trovo in un periodo impegnativo dal punto di vista emotivo. Sento una pressione molto forte addosso a me. Due mie amiche si sono separate da poco e conoscendo il mio percorso mi hanno chiesto aiuto nel comprendere e superare questo momento delicato. Io le ascolto e cerco di aiutarle a trovare autonomamente le risposte, perché sono convinta che nessuno può vivere per te e scegliere per te. Inoltre io stessa, ma loro non ne sono a conoscenza, sto cercando di elaborare la fine di una storia con un uomo sposato. A volte mi chiedo perché proprio in questo momento delicato per me, mi trovo ad affrontare la realtà opposta alla mia. Mi scopro a pensare che avrei voluto che il mio uomo lasciasse la moglie per me. Invece devo ascoltare lo sfogo di mogli lasciate. Questa cosa mi lascia tanto amaro in bocca e per il momento non sono abbastanza lucida da comprenderne il motivo. Scusa lo sfogo. Potresti consigliarmi qualche titolo o comunque un aiuto per poter approfondire la mia conoscenza e per lavorare su me stessa. Grazie.

 

se stessi

 

Cara amica, è bello ciò che scrivi ed è molto delicata la tua sensibilità, tanto da farti accorgere quanto le leggi dello spirito siano vere, profonde e immutabili. Chi pratica l’Ho’oponopono sa benissimo che l’altro siamo noi e allo stesso tempo che non esiste nessuno là fuori. Tutto accade dentro. E’ nella mia consapevolezza che percepisco il riflesso dell’altro e lo giudico conforme o inadeguato rispetto ai miei modelli, alle mie verità, a ciò che ritengo giusto o sbagliato. Tutti noi sappiamo quanto possa essere doloroso e devastante essere abbandonati. Allo stesso tempo ci riesce difficile capire che non esiste nessuno là fuori che ci lascia, ma è così. Esisto solo io, esiste solo la mia percezione. Se siamo tutti Uno, se lo Spirito Divino è Uno e siamo tutti gocce vibranti del suo amore, chi mai mi può lasciare? Ma l’anima vuole fare esperienza vuole arricchirsi in un percorso di consapevolezza che ha come traguardo finale il ritorno a Dio. Transitando in un corpo è facile identificarsi con esso, credere che l’altro possa essere separato da me, crederci così tanto da soffrire e credere alla sofferenza.

 

Più volte ho ripetuto che la sofferenza ha in sé qualcosa di molto semplice. Quando ad essa si risponde con un semplice sì, è l’esatto istante nel quale sia ha smesso di soffrire. In quel momento ho integrato la mia percezione distorta, ho corretto l’errore, ho fatto ammenda. Di conseguenza ho goduto della trasmutazione del dolore in amore, della sofferenza in gioia. Riprendo le tue parole quando affermi “avrei voluto che il mio uomo lasciasse la moglie per me”. Cara amica sai benissimo che nessuno ci appartiene e che l’altro non esiste. Quello che definiamo il mio uomo o la mia donna non esistono, esisto solo io. Se mi amo, se mi accetto, se integro il maschile e il femminile in me ovvero ambo le polarità, come posso lasciare me stesso? Sono la persona che amo di più in tutto l’universo e non posso nemmeno dire dopo Dio, perché Lui è in me, quindi amando me stesso amo Dio. Così ancora una volta riportando tutto all’Uno mi chiedo, come potrei mai lasciare una persona così straordinariamente meravigliosa? Non è possibile cara amica ! Sono felice che tu mi abbia scritto, perché leggendo le tue parole ho visto il mio riflesso in un’acqua pura e cristallina. Grazie di cuore.

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